VI Congresso ERA: Relazione del Segretario

VI Congresso ERA: Relazione del Segretario

Il 25 aprile di quest’anno l’ERA ha compiuto 11 anni, in quello stesso giorno del 1987, ad opera di 2 radicali Giordano Falzoni e Carla Faccioli, un esperantista Alberto Menabene ed un gruppo di occasionali simpatizzanti nasceva l’E.R.A..
Non ho mai sentito il bisogno di ricordare a me stesso e agli altri questa data. L’ho fatto con un comunicato stampa quest’anno. Non al quinto o al decimo anno, come si è soliti ricordare gli anniversari, ma all’undicesimo anno.
Qualche giorno dopo aver esplicitato questo mio "intempestivo" bisogno interiore attraverso poche righe di comunicato, uno dei padri, se non il padre, della "Esperanto" Radikala Asocio, Giordano Falzoni, se ne andava, alle 10.30, a Milano, all’età di 73 anni. Singolare no?!
Falzoni era un personaggio di grande spessore e sensibilità culturale: il primo a far conoscere Breton e i suoi scritti surrealisti in Italia, fu egli stesso pittore surrealista, scultore, scrittore. Anche se molti lo ricordano più per alcune parti recitate come attore di alcuni film di Fellini. Era però anche un grande militante radicale: io che lo avevo conosciuto in una mostra di video d’artista in una galleria d’arte contemporanea importantissima di allora (anni ’70) ricordo ancora la sorpresa nel vedermelo davanti all’Alemagna, in Via del Corso, a raccogliere firme per non ricordo più quale iniziativa radicale.
L’ultima, grande opera di Giordano, opera politica, certamente per lui si può parlare di un saviniano "Grande Dilettante", fu la costituzione della "Esperanto" Radikala Asocio. Fu lui a dargli questo nome non troppo corretto in esperanto. Lui, nell’89 (quando giù i primi segni del male cominciavano ad affacciarsi) a pregarmi di raccogliere la sfida della conduzione di quella associazione alla quale lui teneva così tanto come "levatrice" di una grande, storica battaglia radicale.

Ho iniziato questa mia relazione con una nota "anniversaristica" perchè‚ questo è senza dubbio un momento in cui noi, tutti ed insieme, siamo chiamati a fare un bilancio non solo annuale bensì storico del nostro essere associati in questa nostra impresa politico-culturale. Associati da oltre undici anni. Per ciò quest’anno abbiamo voluto invitare solo gli iscritti: nessun parlamentare, praticamente nessun ospite, per quanto graditi potessero essere: chi oggi è qui lo è sostanzialmente perchè‚ "ci crede" e ha dimostrato di crederci togliendosi dalle tasche in un anno almeno 100.000 lire.

Cominciamo col ricordare che nel nostro primo statuto l’obiettivo che ci eravamo posti era quello che un partito politico, il Partito radicale stesso, in prima persona, introitasse questa nostra battaglia tra i suoi obietivi. Ci abbiamo messo 6 anni perchè‚ ciò si realizzasse: il fatto si concretizzò con un grande sostegno del leader del Partito, Marco Pannella nella Mozione di Sofia del ’93.
Credemmo allora che un bel pezzo avanti del nostro cammino si fosse realizzato e, pertanto, ci impegnammo in un ruolo di aiuto e sostegno nei confronti del Partito radicale a tal punto che, benchè‚ nello statuto del Partito radicale transnazionalizzato non fosse contemlato alcun ruolo per le associazioni radicali, siamo rimasti tali: obbligando i nostrio iscritti ad essere iscritti al Partito radicale e non avendo diritto nemmeno ad un nostro rappresentante nel Consiglio Generale del Partito.

Ad ogni modo, alcuni importanti successi personali di questa nostra associazione sono stati conseguiti:

In Italia riuscimmo a far insediare presso il Ministero della Pubblica Istruzione una Commissione di Studio sulla Lingua Internazionale, i cui esiti furono poi diramati a tutte le scuole italiane con la Circolare 126 del 10 aprile 1995 dal Ministero stesso e, già l’anno dopo, per la prima volta in tanti decenni di storia esperantista italiana, una associazione esperantista, la nostra, veniva autorizzata da quel Ministero anche a curare l’aggiornamento degli insegnanti in tema di lingue.
A tale proposito vi annuncio che per questo prossimo anno scolastico 1998/99 l’ERA è sata nuovamente autorizzata a realizzare corsi di aggiornamento di 30 ore a Bologna, Lecce, Mantova, Milano, Napoli, Nuoro, Padova, Palermo, Parma, Roma, Torino, Trieste. Mentre sempre in relazione alla nostra attività più smaccatamente culturale vi comunico che abbiamo acquistatoin esclusiva per le lingue italiano ed esperanto i diritti de "Viaggio di studio" sorta di racconto testamento di Giulio VERNE sull’Esperanto.

C’è poi l’Unione europea che nel 1996 ha approvato un nostro progetto su I costi della (non) comunicazione linguistica europea dandoci un contributo di circa 90 milioni. Attraverso di esso oggi la comunità esperantista ha a disposizione un nuovo, potente (anche per il prestigio del suo curatore e dei collaboratori) strumento di promozione delle proprie tesi sulla comunicazione transnazionale. Tesi tanto più importanti se calate in un ambito che come quello europeo è stato storicamente guidato da prospettive economiche.
Ultimo passo intrapreso nei confronti delle istituzioni europee è stata la richiesta, inoltrata presso il Bureau europeo delle lingue meno diffuse, di riconoscere la comunità esperantofona nell’ambito delle minoranze linguistiche cosa riuscita, però solo al momento in qualità di osservatori, presso il Comitato italiano del Bureau.
Tale riconoscimento, che parrebbe in contrasto con gli auspici di una comunità avente dentro la sua stessa logica esistenziale la volontà di farsi maggioritaria e mondiale, costituirebbe invero il compimento del programma di Rauma. Se esso prevedeva infatti l’approfondimento, da parte della comunità esperantista, della propria interna identità, è però chiaro che non esiste autoriconoscimento senza riconoscimento altrui, come non v’è nella lingua "l’Io" senza "il Tu".
Però, a ben vedere e a ben fare, qualora la Carta Costituzionale della Repubblica transnazionale degli esperantisti contenesse tra i suoi fondamenti quegli stessi che furono all’origine del Movimento si assicurerebbe cogenza ad entrambi i fronti dell’Esperantia di oggi, quello movimentista e quello comunitario.
Quello che oggi dobbiamo insomma conquistare di fronte alle istituzioni della comunità internazionale la chiara e riconosciuta possibilità che non solo una comunità etnica, bensì pure una comunità etica possa essere un interlocutore di governi di stati multietnici.
Per ciò ed in vista di ciò è prioritario lavorare alla costituzione di un Governo della Esperantia, sul modello dei governi di quei popoli senza stato quali sono stati quello ebraico e palestinese o di quegli "stati" senza popolo come il Sovrano Ordine di Malta. Con tanto di elezioni, parlamento, ministri, capo del governo e così via.
A questo riteniamo necessario lavorare con altri samideani ed associazioni, ed è questa la tesi che dovremmo portare giù al "Forumo por la Esperanta Civito" che si terrà in Svizzera tra circa 50 giorni e del quale, insieme al Pen Club Esperanto siamo promotori.

Mentre a livello internazionale nel ’94 l’UNESCO ci approva e cofinanzia un nostro progetto sull’utilizzo dell’Esperanto per far dialogare tra loro scuole ed insegnanti di tutto il mondo. E sono stati ben 105 e di 29 Paesi del mondo gli istituti che, in un solo anno scolastico, siamo riusciti a far dialogare tra loro.
E ora, coinvolgendo il Governo italiano e la particolare attenzione del Vicepresidente del Consiglio Veltroni, sempre sul fronte UNESCO siamo riusciti a far passare la nostra richiesta di creazione di un "osservatorio sulle politiche linguistiche".
Cosicch‚ nella Raccomandazione al Direttore Generale della Conferenza intergovernativa di Stoccolma "Il potere della Cultura", ai punti 3 e 14 emerge esplicitamente la promozione dell’Osservatorio. Essi difatti indicano le seguenti linne d’azione per il Direttore:
3)Incoraggiare l’istituzione di network di ricerca ed informazione sulle politiche culturali per lo sviluppo, ed in particolare studiare la possibilità d’istituire un osservatorio delle politiche culturali.
14)Promuovere la creazione di un Osservatorio sulle politiche linguistiche.
Ritengo che questo quest’ultimo successo possa essere foriero di grandi soddisfazioni future. Soprattutto per quattro motivi:
– il primo, gran parte degli stati membri dell’UNESCO non ha alcuna politica linguistica. Quest’ultima, quando c’è, è spesso legata alla indiretta distruzione di una minoranza attraverso la discriminazione della loro lingua e cultura oppure demandata al competente ministero dell’istruzione che quasi sempre ne fa un mero fatto scolastico. Avere un osservatorio di quel tipo costringerà tali stati quantomeno ad interrogarsi su ciò che non hanno e a confrontarsi con coloro che, al contrario, non solo hanno una precisa politica linguistica, bensì la dotano di strumenti anche potentissimi;
– il secondo, la determinazione di politiche discriminatorie, poi, potrà consentire un intervento anche della comunità internazionale (magari attraverso una "Corte internazionale" ad hoc ), come anche di associazioni ed enti che per la democrazia linguistica nel mondo si battono;
– il terzo, si potranno evidenziare tutte le discrepanze e discriminazioni relativi all’assenza di democrazia nella comunicazione linguistica (perch‚ no, anche nelle istituzioni internazionali dove popoli più forti sembrano avere sempre lingue più uguali degli altri popoli meno fortunati).
– il quarto, si apre un fronte direttamente alle Nazioni Unite.
Difatti il Piano d’Azione sarà portato all’attenzione del Segretario Generale delle N.U. e, per suo tramite, all’Assemblea Generale, nella prospettiva di sottoporle, al più tardi durante la sua LIII sessione, un rapporto sui risultati della presente Conferenza, ai sensi della risoluzione 52/197 dell’Assemblea Generale.
Un risultato dunque importantissimo sul quale dovremo continuare a vigilare fino alla sua realizzazione concreta, risultato che dobbiamo, in modo particolare, al nostro Presidente ed al Consigliere Orlandi.

Ma Stoccolma è stata anche occasione di numerosi nostri interventi nei vari forum tematici organizzati, di "nuove conoscenze" quali quelle del Ministro dell’educazione del Burkina Faso, del Viceministro della Cultura boliviano, del Segretario del Ministero indiano delle risorse Umane, del Direttore delle Relazioni internazionali del Ministero del Patrimonio Canadese, del Consigliere Pontificale della Cultura della Santa Sede, tanto per citarne alcuni e, soprattutto l’occasione giusta per consegnare Direttamente nelle mani del Direttore Generale le oltre 5.000 firme raccolte sull’appello radicale esperantista. Consegna delle firme che, peraltro dovrebbe ora continuare con: il Presidente ed i componenti del Comitato dei diritti umani, il Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, il Segretario Generale del Consiglio d’Europa, il Presidente del Parlamento europeo, alla Commissione e al Consiglio europei, tanto per citare quelli più significativi.

Come ricorderete nel V Congresso rilevavamo come quei piccoli ma importanti successi conseguiti costituissero prove di come, in un rapporto di forze esperantiste disponibili ad impegnarsi non solo culturalmente ma anche politicamente, fosse oggi possibile porre un orizzonte temporale entro il quale raggiungere l’adozione europea e mondiale della Lingua Internazionale.
Allora ipotizzammo per gli anni 2005 e 2020, rispettivamente per l’Europa e per il mondo, le date entro le quali ciò, ragionevolmente, sarebbe potuto accadere: in uno scenario che vedesse praticato, nelle scuole del villaggio mondiale, un sostanziale triliguismo, dove la prima lingua insegnata è quella del luogo, la seconda la Lingua Internazionale, la terza una lingua straniera etnica finalmente e davvero di libera scelta.
In questa prospettiva, la Mozione di due anni fa chiedeva agli Organi direttivi dell’Associazione di condurre un’indagine sulla disponibilit… all’appropriato impegno di risorse umane e finanziarie da parte delle organizzazioni esperantiste tutte, del Partito radicale e dei parlamentar, specie europei radicali, nel costituire e costruire insieme quel cammino di successi politici necessari alla positiva conclusione dei nostri scopi entro il 2020.
Dobbiamo dire, francamente, che proprio coloro che pensavamo dovessero necessariamente dare risposta affermativa a tale interrogazione hanno invece attuato una vera e propria tattica dello "struzzo" se non di concreto danneggiamento dei nostri sforzi. Due casi principalmente: quello del Partito radicale e quello della Universala Esperanto Asocio.
Il Partito radicale del Parlamentare europeo Dupuis può vantarsi di:
– averci detto no nell’organizzare un incontro con i responsabili delle istituzioni europee destinatari dell’apppello che comunemente avremmo dovuto promuovere;
– averci detto no nella copromozione di un Comitato di ONG presso le Nazioni Unite affinchè‚ si potesse fare maggiore opera di sostegno alla richiesta di messa all’OdG dell’Assemblea Ecosoc della questione Lingua Internazionale (anzi ci siamo visti persino preferire nelle relazioni privilegiate una associazione socio-culturale come l’UEA);
– di averci detto no alla nostra richiesta di far seguire almeno da un funzionario i lavori della Commissione cultura perch‚ foriero di iniziative politiche;
– di averci detto no alla organizzazione del primo Seminario transnazionale sulla Campagna per il diritto alla lingua e alla lingua internazionale;
– di averci detto no alla realizzazione di iniziative politiche pro-diritto alla lingua e alla lingua internazionale, in occasione della Conferenza internazionale sui diritti umani di Ginevra del ’97 dove un posto centrale era occupato dalla questione "diritti delle Minoranze".
Per contro il Partito radicale con l’UEA fallisce nella sua proposizione del tema "lingua internazionale" all’assemblea dell’ECOSOC, e coglie in pieno il comune senso del ridicolo "l’approvazione del solo Gianfranco Dell’Alba alla sua stessa Relazione" in Commisione Istituzionale del Parlamento europeo.

Meglio non è certo andata con l’UEA, abbiamo tentato di farla partecipe del comune (in quanto esperantisti) successo conseguito nell’approvazione del Progetto su "I costi della non comunicazione linguistica europea" chiedendogliene un semplice patrocinio: Il risultato è stato un duro e diffamatorio attacco diffuso addirittura come comunicato stampa a tutti mezzi d’informazione esperantisti. Episodio questo che,non un iscritto dell’ERA ma Giancarlo Fighiera Membro vitalizio dell’UEA, ex Segretario Permanente per il Congresso e dirigente per le finanze dell’UEA ha così stigmatizzato: l’ERA non è la sola vittima del boicottaggio che l’ UEA pratica contro chiunque agisca fuori dal suo seno in favore dell’Esperanto, in questo caso la reazione dell’UEA assume forme aggressive intollerabili che si esprimono in insinuazioni che in Italia violano addirittura il codice penale¯.
Episodio analogo si è ripetuto, senza che stavolta avessimo chiesto alcunch‚ all’UEA per la recentissima "Operazione Stoccolma". Per la quale chiedevamo al mondo esperantista contributi per almeno 5.000 dollari e che, per contro, ha visto l’UEA fare un Comunicato con un sostanziale che nessuno gli dia una lira!¯.

Devo assicurarvi che, malgrado tutto, abbiamo continuato e continuiamo nel cercare di mantenere aperto il dialogo con entrambe queste realtà le quali, davvero, non ci aspettavamo di dover fronteggiare ma, devo dirvi che, per quanto riguarda il Partito radicale, nemmeno un aperto schierarsi a favore delle nostre ragioni da parte di Marco Pannella è riuscito a cambiare di una virgola la politica fallimentare e "fratricida" del Segretario Dupuis in tema di Lingua Internazionale.
Sono quindi scettico nel vedere soluzioni possibilmente positive prima del prossimo Congresso del Partito radicale.

Parimenti abbiamo cercato e tutt’ora cerchiamo, attraverso le vie maggiormente diplomatiche possibili, di intrattenere un rapporto costruttivo con l’UEA e, forse, potremmo essere vicini ad uno sblocco della situazione dopo che, proprio uno degli artefici italiani del boicottaggio delle iniziative ERA da parte dell’UEA, Renato Corsetti, sembra abbia compreso come quel tipo di azioni di disturbo a ben poco servono sia nei confronti dell’ERA che dell’immagine esperantista.

Io non so quanto l’UEA abbia meditato sul fatto che in dieci anni i suoi iscritti siano diminuiti di circa il 50% e che continuino a scendere, quello che per• a me personalmente preoccupa è che quel 50% perso non si è ritrovato in altre realtà associative esperantiste.
Il che significa che senza una nuova idea di forte aggregazione anche le forze movimentiste vanno scemando.
Ecco quindi un’altra giustificazione forte per quanto riguarda la promozione di una repubblica transnazionale degli esperantisti.

Peraltro devo considerare che, in quanto europei-esperantisti, con la realizzazione dell’Euro, e specialmente dal momento in cui davvero ci troveremo con la moneta sonante tra le mani, dovremmo trovare di molto facilitato il compito del far comprendere la pari necessità di una lingua federale, di "un Euro" e non di "una Sterlina" o di "un Dollaro" linguistico. Però già oggi devo riferirvi di una iniziativa in corso nel sito internet della BBC che ha questo titolo: L’inglese potrebbe essere la sola lingua ufficiale della Unione europea?¯
Parimenti sono preoccupato da un’altro recente passo deciso dal più potente Paese anglofono del mondo, gli Stati Uniti d’America: faccio riferimento alla decisione di qualche giorno fa, da parte della "Federal Reserve", di correre in aiuto dello Yen e più in generale dell’area asiatica. Non voglio certo criticare questa storica decisione la quale contraddice la "benevola indifferenza" con la quale in questi ultimi anni la Casa Bianca aveva seguito l’andamento dei mercati dei cambi.
Ma se questo non rimarrà un episodio isolato ciò che vedremo nei prossimi anni sarà una ancor maggiormente pervasiva presenza della forza anglofona nel mondo, con gli Stati uniti in testa i quali, dopo essersi affermati come "gendarmi del mondo", ora si assumono anche le responsabilità di "polizia economica internazionale".
E’ difficile dire quale potrà essere nel mondo il ruolo europeo dall’Euro in poi, certo è che finora la capacità e volontà di affermazione nello "scacchiere internazionale" di tutta l’attuale classe dirigente europea ci ha costretti in un ruolo molto al di sotto delle nostre reali possibilità.
Certamente però noi, nella nostra piccola-grande consapevolezza che le grandi rivoluzioni non si fanno in pantofole, come peraltro anche diversi esperantisti ritengono per inettitudine o codardia, non possiamo rimanere in attesa che il "gigante a 12 stelle" finalmente si svegli, da qui le piccole grandi rivoluzioni che vi proponiamo: e del nostro status associativo e della comunità esperantista ed esperantofona.
L’ERA è nata per vivere e far crescere l’ "Esperantia", non per sopravvivere o farla sopravvivere. Qualora fosse quest’ultimo il recondito desiderio anche in questa associazione credo sia opportuno che ciascuno se ne torni pure a casa.
A "morire di quieto vivere".

Questo messaggio è stato modificato da: Info_LI, 25 Apr 2004 – 22:10 [addsig]

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