L'ERA comunicaL'ERA e le Nazioni Unite

Verso una Dichiarazione sul Diritto alla Lingua Internazionale Ausiliaria

Disponibile anche in: Inglese

United Nations

A/HRC/44/NGO/X

General Assembly Distr.: General

XX June 2020

English only

Human Rights Council – Forty-fouth session

June–July 2020 (TBC) – Agenda item 2

Annual report of the United Nations High Commissioner for Human Rights and reports of the Office of the High Commissioner and the Secretary-General

Written statement* submitted by Asocio Esperanto Radikala, a non-governmental organization in special consultative status
The Secretary-General has received the following written statement which is circulated in accordance with Economic and Social Council resolution 1996/31.
[04 June 2020]

Verso una Dichiarazione sul Diritto alla Lingua Internazionale Ausiliaria

Per conseguire i più alti profitti alcune nazioni hanno posto in essere lo sfruttamento economico e commerciale di essere umani ( Transatlantic Slave Trade ) e/o l’occupazione di territori appartenenti ad altri popoli e il loro asservimento (il Colonialismo). Delle nazioni che maggiormente hanno “influenzato” altri Paesi, popoli e persone per accaparrarsene ricchezze e favori, sono proprio alcuni studiosi inglesi e americani che ci forniscono le cifre:

  • Stuart Laycock in All the Countries We’ve Ever Invaded: “Out of 193 countries that are currently UN member states, Britons have invaded or fought conflicts in the territory of 171”, quasi l’89 % dei Paesi del mondo;
  • Christopher Kelly in All the Countries the Americans Have Ever Invaded, “Gli Stati Uniti, dalla loro creazione, hanno invaso, combattuto conflitti o esercitato un controllo in 190 su 193 stati membri delle Nazioni Unite”, quasi il 99 % dei Paesi del pianeta.

Negli ultimi 90anni però il colonialismo e le forme di asservimento si sono fatte più sofisticate ed aggressive tanto da prefigurare una nuova forma di genocidio, quello linguistico-culturale, nonché una nuova forma di schiavismo: quella delle menti e che non fa differenze di razza, religione o sesso ma di lingua.

Le stesse nazioni protagoniste di quanto denunciato dagli storici Laycock e Kelly, hanno compreso che, con molto meno rischio e impiego di risorse, si poteva ottenere un bottino ben maggiore attraverso la dominazione linguistica e culturale degli altri popoli. Sono soprattutto gli Stati Uniti, più che la Gran Bretagna, ad incentivare e strutturare a proprio vantaggio la globalizzazione neoliberista e finanziaria, non contando solo su fattori materiali quali le capacità militari e scientifiche, la produzione di beni e servizi, il dominio di internet, il controllo dei flussi energetici e monetari… bensì propagandando come “internazionalizzazione” quella che in realtà è un processo di assimilazione.

Questo nuovo modo di concepire la colonizzazione consiste nella costruzione dei nuovi Imperi della Mente come li definisce Churchill – in dialogo con Roosevelt – il 6.09.1943 spiegandolo ad Harvard: «The power to control language offers far better prizes than taking away people’s provinces or lands or grinding them down in exploitation. The empires of the future are the Empires of the Mind»

La lingua inglese si pone così al centro di un sistema globale, nel quale svolge un ruolo simile ma ben più deleterio a quello del dollaro nel sistema monetario internazionale: così come il dollaro col duplice status di mezzo di pagamento e valuta di riserva internazionale consente agli USA di vivere con il contributo enorme del resto del pianeta, la detenzione del monopolio linguistico internazionale conferisce un’ulteriore formidabile rendita di posizione ed una discriminazione per tutti i popoli non anglofoni in quanto:

  1. Si concede ai cittadini dei paesi anglofoni un mercato notevole in termini di materiale pedagogico, di corsi di lingua, di traduzione e interpretazione verso l’inglese, di competenza linguistica nella redazione e la revisione di testi, eccetera;
  2. i madrelingua inglese non devono mai investire tempo e/o danaro per tradurre i messaggi che trasmettono o desiderano comprendere;
  3. i madrelingua inglese non hanno un reale bisogno d’imparare altre lingue e ciò si traduce, per i paesi anglofoni, in un risparmio enorme, a cominciare dalle spese d’istruzione. Tale gettito procurato annualmente al Regno Unito è stimato in circa 18 miliardi di Euro (Françoise Grin).
  4. Per contro, i Paesi non anglofoni devono investire sempre più risorse economiche e umane nell’apprendimento dell’inglese. Solo nell’UE i costi della discriminazione linguistica per i 445 milioni di europei non lingua madre inglese sono stimate, per difetto, in 408.500.000,00 Euro l’anno (Áron Lukács) per essere, sempre e comunque, eterni secondi rispetto ad un anglofono dalla nascita. Considerato che la popolazione mondiale è di 7,7 miliardi di persone delle quali 380 milioni sono madre lingua inglese se le restanti 7.320.000.000 persone avessero un grado di sviluppo/benessere pari a quei cittadini europei, la cifra annuale stimata per apprendere l’inglese sarebbe di 8.015.400.000.000,00 di Euro!
  5. Tutte le risorse finanziarie e temporali che non vengono dedicate all’apprendimento delle lingue straniere, possono essere investite nello sviluppo, nella ricerca e nell’insegnamento/apprendimento di altre discipline. Ad esempio, gli Stati Uniti, con i 16 miliardi di dollari risparmiati sull’insegnamento delle lingue straniere, nel 2004 hanno finanziato 1/3 della loro ricerca pubblica;
  6. anche se i non-anglofoni compiono un considerevole sforzo per imparare l’inglese, non riescono mai, salvo eccezioni, ad avere un grado tale di padronanza che possa loro garantire l’uguaglianza di fronte ai madrelingua:
    a. uguaglianza nella comprensione,
    b. uguaglianza nei casi di presa di parola in un dibattito pubblico,
    c. uguaglianza nelle negoziazioni e nei conflitti.
  7. Discriminazione tra cittadini anglofoni dalla nascita, e non, nelle assunzioni: sono innumerevoli gli annunci economici nei Paesi non anglofoni nei quali si offre lavoro solo a persone di madrelingua inglese (English mother tongue, English native speakers), con la conseguenza che dei cittadini pur con un’ottima conoscenza dell’inglese e magari superiori capacità professionali vengono discriminati e non vengono assunti.
  8. In ogni caso, che ci piaccia o no, sono gli anglofoni di lingua madre a detenere il monopolio legittimo della correzione linguistica, tanto quanto lo Stato detiene il monopolio legittimo della forza, solo essi hanno il diritto di stabilire ciò che è corretto o scorretto nella loro lingua.
  9. Esiste poi un ulteriore fenomeno discriminatorio interno ai Paesi non anglofoni derivante dal ceto di appartenenza e dalla capacità economica familiare: infatti, nei Paesi non anglofoni, sono sempre di più le famiglie che mandano i propri figli direttamente in scuole angloamericane parificate presenti nel loro Stato e, successivamente, direttamente in scuole ed università americane o inglesi.
  10. Discriminazione dei diversamente abili linguistici: trattasi di tutte quelle persone che sono refrattarie all’apprendimento delle lingue straniere e, in modo particolare dell’inglese che, ad esempio, è particolarmente difficile perché ha migliaia di eccezioni e per apprenderlo bisogna in realtà apprendere due lingue, una scritta e l’altra parlata, fatto che complica la vita particolarmente a quei bambini che hanno qualche problema di dislessia.

Dobbiamo quindi esercitare un epocale cambio di paradigma culturale, dare gambe, tutti insieme, ad un innovativo obiettivo per la libertà, la democrazia e i diritti umani nel mondo, condurre una battaglia nonviolenta di fondamentale e concreta importanza per lo sviluppo sostenibile, la pace, la biodiversità culturale sul pianeta: quella per il diritto dell’umanità alla International Auxiliary Language.

Tutte le specie animali hanno una lingua comune, forse anche le piante… La specie umana no. Pur non avendo né ali, né branchie, né gambe particolarmente forti, oggi però l’uomo viaggia nello spazio, scende nelle profondità marine, corre veloce sulla terra più di qualsiasi altro essere vivente ma, appunto, non ha una lingua comune in quanto specie umana e, il non averla, costringe ciascun popolo a subire linguisticamente la legge del “più forte” che vuole anche ergersi a “più giusto” ed esercitando un colonialismo delle menti che produce discriminazione ed effetti psicologici, socio-economici, politici e culturali devastanti.

Per conseguire la pace, la fratellanza, la biodiversità culturale ed il benessere all’umanità l’organizzazione progenitrice delle Nazioni Unite, la League of Nations vide all’opera durante le prime due Assemblee Generali, i delegati di Brasile, Belgio, Cile, Cina, Colombia, Cecoslovacchia (oggi Slovacchia e Repubblica Ceca), Haiti, Italia, Giappone, India, Persia (oggi Iran), Polonia, Romania e Sud Africa portare avanti risoluzioni che suggerivano alla Lega delle Nazioni di raccomandare universalmente l’insegnamento dell’Esperanto nelle scuole come Lingua Internazionale Ausiliaria. La maggioranza dei Paesi membri era favorevole all’adozione della Lingua Internazionale (detta Esperanto) come lingua di lavoro, tuttavia il veto della Francia (il francese era la lingua della diplomazia in quegli anni) impedì la realizzazione di tale progetto ma, comunque, nel 1922 la Lega delle Nazioni approvò unanimemente durante la sua terza Assemblea Generale il Rapporto sull’Esperanto come International Auxiliary Language che vide anche il supporto convinto di Lord Robert Cecil, insignito del Nobel della Pace nel 1937.

Un grande studioso di fama mondiale, Umberto Eco ha definito l’Esperanto “un capolavoro linguistico” e in  The Search for the Perfect Language (1993) alla Esperanto, International Auxiliary Language, ha dedicato molto spazio prendendo in esame le “Theoretical Objections and Counter-objections” nonché le reali  “Political’ Possibilities of an IAL” (ALL. 2), della stessa epoca è un dettagliato e positivo Studio del Ministero dell’Istruzione italiano (ALL. 3). Gli stessi Stati Uniti lo hanno utilizzato per quasi 20 anni nelle loro esercitazioni militari.

Se già fin dal 1922 si è ritenuta la International Language (detta Esperanto) pronta per essere adottata nel mondo come “International Auxiliary Language”, oggi lo è più che mai: ha 133 anni di sperimentazione linguistica internazionale in più; è riconosciuta dal PEN Club International 114a lingua di letteratura nel mondo (1993); dal 1994 al 2012 è stata una delle 60 lingue in cui il Pontefice ha impartito la sua benedizione “Urbi et Orbi” ai cattolici di tutto il mondo due volte l’anno; è 64a lingua di traduzione di Google; è lingua di Premi Nobel per l’Economia come il tedesco Reinhard Selten; è lingua di una comunità transnazionale presente in oltre 120 Paesi del mondo.

Dobbiamo urgentemente riprendere il cammino di quei “Paesi della Speranza” del 1922. La lingua comune dell’umanità, seconda lingua ausiliaria di/per tutti, è un obiettivo trasversale oggi prioritario per ciascuno e per tutti, compresi per i lingua madre inglese, se non vogliono passare alla Storia come coloro che hanno estinto ogni diversità linguistica e culturale del pianeta.

                   *   Issued as received, in the language(s) of submission only.

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