USA: gli ‘adultescenti’ e il «forever young» di Dylan

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USA:  gli ‘adultescenti’ e il «forever young» di Dylan

Caro Beppe, “adultescenti”, neologismo che indica una nuova categoria della società contemporanea. Giovani tra i 25 e i 35 anni, considerati adulti fino pochi anni fa, ma ora non più secondo i cinque criteri per individuare il passaggio all’età adulta: conclusione degli studi, l’indipendenza finanziaria, l’abbandono della casa dei genitori, matrimonio e concepimento di un figlio. Le statistiche ci indicano che nel 1960, sulla base di questi criteri, erano adulti a trent’anni il 77% delle donne e il 65% degli uomini, oggi solo il 46% donne e 31% maschi. Così la figura dell’eterno mammone, stereotipo latino, si sta diffondendo anche negli Usa: alla classica crisi di mezza età oggi si assiste a quella di un quarto, le prospettive dei figli sono peggiori di quelle dei padri. Crisi finanziaria, aumento delle rette universitarie; oggi due terzi dei laureati chiudono il ciclo di studio con debiti verso lo Stato in media di 23mila dollari e si allungano i tempi di permanenza al college a causa dei lavori part-time cui gli studenti sono costretti per mantenersi. Oggi la retribuzione annuale dei manager di una grande azienda è in media più di 200 volte quella di un operaio, mentre i lavoratori non qualificati sono oberati di lavoro, con stipendi irrisori e scarse garanzie sociali. Ma l’adolescenza si è allungata anche nell’altro senso: bambini con attacchi di panico causa stress da scuola elementare, preadolescenti con disturbi alimentari, teenager in lista d’attesa per sedute d’agopuntura. L’adolescenza nella società americana è esplosa, dilatandosi a dismisura, verso il basso invadendo il campo dell’infanzia, con bambini che maturano sempre più precocemente, e verso l’alto con trentenni colpiti da sindrome di Peter Pan. La tendenza della società americana è di restare «forever young», per dirla con Bob Dylan.
Mauro Luglio , mauromati@tiscali.it

italians.corriere.it | 13.7.2018

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