Uno studio raccomanda l’inglese come lingua ufficiale parziale in Svizzera

Lingue: più traduzioni in lingue dei migranti e più inglese

Berna – Promuovere l’apprendimento di una lingua nazionale è un’ottima cosa, ma non basta, sostiene uno studio del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS). Gli autori raccomandano da un lato più traduzioni nelle lingue dei migranti, soprattutto nei settori dell’educazione, dell’aiuto sociale e della sanità, dall’altro una modifica dello statuto dell’inglese, che dovrebbe diventare “lingua ufficiale parziale”.

Se lo Stato comunicasse maggiormente nella lingua di Shakespeare, favorirebbe il reclutamento di professionisti stranieri altamente qualificati e particolarmente ricercati dall’economia. Vista la grande mobilità di queste persone, sarebbe “molto difficile” costringerle a imparare un idioma nazionale, indica un comunicato stampa del FNS diffuso oggi.

Secondo Alberto Achermann e Jörg Künzli, che hanno condotto la ricerca, di natura giuridica, nell’ambito del Programma nazionale di ricerca 56 “Diversità delle lingue e competenze linguistiche in Svizzera” (PNR 56), la modifica dello statuto dell’inglese permetterebbe alla Svizzera di “allinearsi alla realtà giuridica, visto il gran numero di settori professionali internazionali dominati dall’inglese”.

Gli studiosi rilevano peraltro che “un numero crescente di persone che vivono e lavorano in Svizzera non capiscono, o lo fanno solo malamente, l’idioma locale”. Lo Stato è dunque sollecitato ad adattare la politica linguistica in funzione di questa diversità, “non soltanto incoraggiando l’apprendimento delle lingue nazionali, ma anche intensificando le proprie prestazioni di traduzione.”

La nuova Legge federale sugli stranieri (LStr), che valorizza le competenze linguistiche come fattore d’integrazione, permette di subordinare l’attribuzione di un permesso di dimora alla partecipazione del migrante a un corso di lingua. Analogamente un permesso di domicilio viene accordato se il richiedente dispone di sufficienti conoscenze linguistiche.

Tuttavia Achermann e Künzli affermano che obbligare una persona a frequentare dei corsi può essere incompatibile con i diritti fondamentali. Inoltre i cittadini dell’Unione europea (Ue) non possono essere obbligati ad integrarsi, ciò che produce disuguaglianze giuridiche tra immigrati. Per i due ricercatori appare dunque più giudizioso ricorrere a “incentivazioni positive”, ad esempio accelerando la procedura di autorizzazione di domicilio per le persone che conoscono una lingua ufficiale.

Fonte: SWISSINFO

http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/Lingue_piu_traduzioni_in_lingue_dei_migranti_e_piu_inglese.html?siteSect=146&sid=10340093&cKey=1234866074000&ty=ti&positionT=1[addsig]

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  • Lingue: più traduzioni in lingue dei migranti e più inglese

    Berna – Promuovere l’apprendimento di una lingua nazionale è un’ottima cosa, ma non basta, sostiene uno studio del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS). Gli autori raccomandano da un lato più traduzioni nelle lingue dei migranti, soprattutto nei settori dell’educazione, dell’aiuto sociale e della sanità, dall’altro una modifica dello statuto dell’inglese, che dovrebbe diventare “lingua ufficiale parziale”.

    Se lo Stato comunicasse maggiormente nella lingua di Shakespeare, favorirebbe il reclutamento di professionisti stranieri altamente qualificati e particolarmente ricercati dall’economia. Vista la grande mobilità di queste persone, sarebbe “molto difficile” costringerle a imparare un idioma nazionale, indica un comunicato stampa del FNS diffuso oggi.

    Secondo Alberto Achermann e Jörg Künzli, che hanno condotto la ricerca, di natura giuridica, nell’ambito del Programma nazionale di ricerca 56 “Diversità delle lingue e competenze linguistiche in Svizzera” (PNR 56), la modifica dello statuto dell’inglese permetterebbe alla Svizzera di “allinearsi alla realtà giuridica, visto il gran numero di settori professionali internazionali dominati dall’inglese”.

    Gli studiosi rilevano peraltro che “un numero crescente di persone che vivono e lavorano in Svizzera non capiscono, o lo fanno solo malamente, l’idioma locale”. Lo Stato è dunque sollecitato ad adattare la politica linguistica in funzione di questa diversità, “non soltanto incoraggiando l’apprendimento delle lingue nazionali, ma anche intensificando le proprie prestazioni di traduzione.”

    La nuova Legge federale sugli stranieri (LStr), che valorizza le competenze linguistiche come fattore d’integrazione, permette di subordinare l’attribuzione di un permesso di dimora alla partecipazione del migrante a un corso di lingua. Analogamente un permesso di domicilio viene accordato se il richiedente dispone di sufficienti conoscenze linguistiche.

    Tuttavia Achermann e Künzli affermano che obbligare una persona a frequentare dei corsi può essere incompatibile con i diritti fondamentali. Inoltre i cittadini dell’Unione europea (Ue) non possono essere obbligati ad integrarsi, ciò che produce disuguaglianze giuridiche tra immigrati. Per i due ricercatori appare dunque più giudizioso ricorrere a “incentivazioni positive”, ad esempio accelerando la procedura di autorizzazione di domicilio per le persone che conoscono una lingua ufficiale.

    Fonte: SWISSINFO

    http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/Lingue_piu_traduzioni_in_lingue_dei_migranti_e_piu_inglese.html?siteSect=146&sid=10340093&cKey=1234866074000&ty=ti&positionT=1%5Baddsig%5D

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