UN’INCHIESTA SULL’ESPERANTO FRA I PARLAMENTARI EUROPEI

UN’INCHIESTA SULL’ESPERANTO FRA I PARLAMENTARI EUROPEI

Qualche tempo fa un Parlamentare Europeo ha scritto:
"È possibile che un giorno l’esperanto divenga la lingua che risolverà il problema linguistico della comunicazione. Purtroppo gli eurocrati non studiano seriamente tale soluzione".

Fra gli europarlamentari belgi è stato fatto un sondaggio per conoscere la loro opinione sull’affermazione sopra riportata. Queste sono alcune delle risposte di alcuni europarlamentari belgi, giunte sinora.

– "Non è escluso che l’esperanto divenga un giorno la lingua che risolverà i problemi linguistici di comunicazione. È un peccato che gli eurocrati non prendano seriamente in esame tale soluzione" (Sig.ra Anne ANDRE-LEONARD, PRL/ELDR, 22.09.1994)

– "Dunque, a lungo termine, l’Unione forse (o probabilmente) dovrà pensare a una lingua sovrannazionale, come l’esperanto, per le istituzioni comunitarie. Fino a quel momento respingo l’uso di un numero limitato di lingue." (Sig.ra Marie-Paule KESTELIJN-SIERENS, VLD/ELDR, 31.01.1995)

– "Attualmente, con 15 Stati membri, la traduzione inghiotte un terzo del bilancio del parlamento europeo. Tuttavia, a lungo termine, si dovrà forse pensare all’uso di una lingua sovrannazionale, come l’esperanto." (Willy DE CLERQ, VLD/ELDR, 03.02.1995)

– "Con il previsto allargamento a 25 Stati membri, il problema delle lingue sta per diventare un rompicapo veramente insolubile. Perciò le chances dell’esperanto migliorano nella misura in cui le nostre difficoltà aumentano" (Fernad HERMAN, PSC/PPE, 22.03.1995)

– "Anche se la ragione mi raccomanda lo scetticismo, rimango molto attento alle possibilità di sviluppo dell’esperanto. Sono a vostra disposizione per ogni utile intervento" (prof. Claude DESAMA, PS/PSE, 24.03.1995)

"Il problema delle lingue nell’Unione Europea dà luogo a sempre maggiori problemi. Tuttavia non desidero che una qualsiasi questione di "praticità" divenga un argomento per eliminare lo status giuridico delle lingue minori. Ciò nonostante non dobbiamo restare ciechi davanti alle crescenti difficoltà nelle istituzioni europee. Effettivamente, da tale punto di vista e a lungo termine, dovremo forse pensare a una lingua sovrannazionale come l’esperanto".
(Frederik WILLOCKX, SP/PSE).

"L’esperanto dovrebbe essere un efficace mezzo di comunicazione fra i popoli dell’"Europa futura". In tutti i campi una lingua neutrale, logica e pratica sarebbe un importante aiuto per l’Europa. Tuttavia sarebbe necessario che il suo insegnamento avesse luogo fin dall’inizio della scuola elementare. Ritenendo che l’esperanto sia la soluzione dei problemi che abbiamo di fronte, vi dò il mio pieno appoggio per sostenerlo".
(Jos‚ HAPPART, PS/PSE).

– "Nell’Unione Europea, e particolarmente nel Parlamento Europeo, la presenza di tante lingue genera regolarmente dei problemi linguistici. Tuttavia questo non deve diventare un pretesto per limitare l’uso delle "lingue minori". Ciò non significa che l’esperanto, in quanto lingua internazionale sufficientemente neutrale, non possa provare la sua utilità in parecchi campi della vita sociale europea. In questo senso, un appoggio allo sviluppo dell’esperanto costituisce un progetto interessante e utile" (Sig.ra Magda AELVOET, AGALEV/V).

– "Quanto all’impiego dell’esperanto nelle istituzioni europee, penso che sia molto importante difendere, come un diritto democratico, l’uso della propria lingua in seno al Parlamento Europeo. Prima di tutto credo che – se un giorno si dovrà trovare una soluzione pratica alla questione linguistica nelle istituzioni europee – l’esperanto sarà una valida soluzione. A questo proposito penso che l’esperanto dovrebbe entrare nella vita normale di tutti. A tal fine le scuole dovrebbero impegnarsi in modo del tutto particolare". (Sig.ra Anne VAN LANCKER, SP/PSE).

– "La neutralità dell’esperanto permette di proporlo come un’alternativa perfettamente valida. Non penso però che esso possa imporsi come soluzione ai problemi posti dalla diversità linguistica in Europa, particolarmente nel contesto attuale. Tuttavia, la prospettiva dell’allargamento a 25 Stati membri ci obbliga a riflettere sulla maniera migliore per gestire le difficoltà connesse ai problemi linguistici. Di conseguenza io sostengo risolutamente la pratica di questa lingua e sono del tutto disposto a incoraggiare il finanziamento comunitario e lo sviluppo di progetti pilota destinati a promuoverne l’apprendimento in seno all’Unione" (G‚rard DEPREZ, PSC/PPE).

L’INCHIESTA SI È ORA ALLARGATA AGLI EUROPARLAMENTARI ITALIANI

La Federazione Esperantista Italiana ha mandato una lettera a tutti i Parlamentari Europei eletti in Italia, ponendo analogo quesito.
Finora è giunta una risposta:

"L’unione Europea deve essere caratterizzata dalla sussistenza di elementi suoi propri, super partes, se si vuole garantire una partecipazione egualitaria di tutti gli Stati aderenti.
Fare propri, ad esempio, da parte dell’Unione, elementi originanti da uno Stato piuttosto che da un altro, senza renderli compiutamente omogenei tra loro, pone uno di essi in posizione di indotta supremazia. Così come la moneta unica, anche l’adozione dell’esperanto, in quanto lingua di nessuno ma nel contempo di tutti, ritengo possa essere elemento fondamentale di coesione fra tutti gli Stati Membri". (On.le Giacomo LEOPARDI, Forza Europa)
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