Caro Magdi Cristiano Allam,
anzitutto la mia più ampia solidarietà per le minacce che hai ricevuto. Sono Segretario della più antica Associazione nonviolenta, persino linguisticamente, costituente del Partito Radicale, e la mia condanna alla violenza è lontana dal buonismo. Come Radicali, diffondiamo e pratichiamo la nonviolenza in ogni sede. Marco Pannella lo sta dimostrando nel modo più coraggioso e abnegato possibile.
Per quanto riguarda la tua condanna al multiculturalismo, non condivido la tua analisi. Ci sono però dei presupposti a mio parere innegabili. Quando ero studente universitario, ho cercato ogni possibile esame di filosofia indiana e dell’estremo oriente così come ho studiato attentamente i versi del Corano all’Accademia di Cultura Islamica di Roma. L’ho fatto perché avevo sete di conoscenza dell’altro. Non si può non ammettere che avere l’altro in casa sia però un altro paio di maniche.
Ho criticato Cameron non appena ha pronunciato le parole di condanna al multiculturalismo. Credo che il premier di una nazione che impone la sua lingua a tutto il mondo non possa permettersi di parlare di
multiculturalismo. Il monolinguismo e il monoculturalismo non sono e non saranno mai multiculturalismo, così come l’assimilazione non potrà mai essere integrazione.
Penso inoltre che la tua condanna e quella di Cameron nascano da presupposti molto diversi. Tu vieni da una cultura che ha avuto e ha spesso seri problemi ad inserirsi nella nostra società. Cameron parla a nome di una cultura che definire maggioritaria è un eufemismo.
Basta pensare che anche in Italia si pretende la conoscenza della lingua inglese per poter lavorare. I modelli culturali anglo-americani stanno letteralmente fagocitando quelli delle culture minoritarie e
marginalizzando quelle maggioritarie.
L’UNESCO, anni fa, metteva in guardia “dai pericoli, legati all’utilizzo di una lingua unica, di marginalizzazione delle lingue maggioritarie e di estinzione per quelle minoritarie”. Oggi quasi il 90% delle lingue mondiali è a rischio estinzione entro questo secolo.
Se sulle diverse società europee, sia pure legate da un terreno comune, s’impongono sempre più modelli sociali, linguistici, culturali, etici e mediatici della cultura dominante, facendo sì che nuclei antichissimi, come quello italiano, facciano fatica a mantenere la propria identità e si limitino in molti casi ad importare piuttosto che a produrre, l’effetto sulle minoranze e sugli immigrati non può che essere devastante.
L’Inghilterra è la nazione-araldo del monoculturalismo in Europa, che viene spacciato per multiculturalismo così come la colonizzazione si spaccia per internazionalizzazione. Il fatto che un madrelingua italiano non abbia le stesse possibilità lavorative di un madrelingua inglese (figuriamoci quindi un madrelingua arabo) è mancanza di pari opportunità, non multiculturalismo.
L’idea quindi che il premier di una nazione che investe sull’assimilazione piuttosto che sull’integrazione dichiari il fallimento del multiculturalismo è inaccettabile. I popoli vogliono integrarsi rimanendo se stessi, nessuno rinuncia facilmente a una parte di sé in cambio di una promessa di uguaglianza destinata a essere tradita.
In questo la tua analisi parte da un presupposto completamente opposto a quello di Cameron. Tu hai fatto delle scelte di valori, arrivando a quella che tu stesso definisci “condanna dell’islam come religione”.
Il tuo è stato però un rifiuto consapevole di un elemento della tua cultura di appartenenza all’interno di un percorso personale che non ti ha obbligato a fare nessuno.
Quello però che oggi si spaccia per multiculturalismo è una abdicazione forzata della propria identità in favore di un’altra. E’ quello che sta accadendo anche a noi italiani in favore della lingua e della cultura inglese. Allo stesso modo, noi pretendiamo la stessa assimilazione dalle minoranze, dagli immigrati e dai rifugiati. Il risultato è che si fa il test d’inglese agli italiani e il test d’italiano agli immigrati. E questo sarebbe multiculturalismo?
Ci occupiamo di democrazia linguistica da 24 anni con l’Associazione Radicale “Esperanto” e oggi vedo che abbiamo a che fare con un mercato chiuso alle lingue. Noi parliamo di lingue non perché linguisti ma perché le lingue hanno a che fare con i popoli: e non è giusto chiudere il mercato a interi popoli.
Basta guardare la questione del brevetto unico europeo. Confindustria non può difendere una posizione che costerà alle PMI dai 40 ai 90.000 euro in costi di traduzione e interpretariato. Per questo noi sosteniamo da sempre la soluzione esperantista, che nel mercato linguistico sarebbe un plusvalore per tutti.
Perché si mantiene un mercato chiuso e non si valorizza questo elemento d’innovazione? Gli effetti per il mercato sarebbero inimmaginabili, non solo rispetto al multiculturalismo, garantito dall’esperanto perché è un luogo neutro d’incontro, ma anche rispetto alla comunicazione, perché le darebbe un valore aggiunto: quello delle pari opportunità.
Anche gli inglesi, insomma, dovrebbero imparare una lingua. Ne hanno abolito invece lo studio ormai dal 2004. In Italia, oggi, non si può insegnare l’italiano senza una certificazione del livello B2 d’inglese. Quello a cui noi stiamo assistendo è il fallimento del monoculturalismo, che provoca rancori e fanatismi, non del multiculturalismo mai perseguito a mio parere.
Come vedi, le nostre analisi sono molto diverse. Ci tengo però a ribadirti la mia massima solidarietà per gli insulti e le minacce che hai ricevuto, e da nonviolento gandhiano non posso non congratularmi con te per aver risposto alle offese citando Gandhi.
Giorgio Pagano
Segretario dell’Associazione radicale “Esperanto”
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Se il multiculturalismo genera nuovi mostri (e dirlo non è un reato)
di Magdi Cristiano Allam
Il Giornale, 01.08.2011
Sembra proprio che in Italia siamo prossimi all’introduzione del reato di offesa al multiculturalismo. Prima che qualche magistrato ideologicamente orientato ( purtroppo in Italia non mancano) arrivi a condannare me o altri intellettuali per apologia di razzismo o addirittura di terrorismo, facendo leva su un reato che si accrediterebbe per la prima volta, di offesa al multiculturalismo o all’islam, ritengo sia opportuno chiarire la differenza sostanziale tra la dimensione dell’ideologia o della religione da quella delle persone, nel caso specifico tra multiculturalismo e multiculturalità, nonché tra islam e musulmani.
Dopo la pubblicazione del mio commento sul Giornale dal titolo «La strage in Norvegia: il razzismo è l’altra faccia del multiculturalismo», pubblicato lo scorso 24 luglio, ho ricevuto una valanga di accese critiche e anche qualche violenta minaccia. Data la mia condizione di sicurezza assai critica che mi costringe da oltre otto anni a vivere con la scorta di primo livello eccezionale, ho dovuto denunciare alle competenti autorità i messaggi che incitavano apertamente ad odiarmi, a disprezzarmi, a radiarmi dalla società civile, qualificandomi come talebano, razzista, fascista, nazista, sentenziando la mia condanna all’ergastolo sbattendomi in galera e lanciando la chiave nell’oceano, perché sarei il peggior nemico dell’Italia e dell’Europa, il sommo traditore di tutto, degli arabi e dei musulmani, ma anche degli italiani e dei cristiani, un rinnegato che immeritatamente è riuscito a spacciarsi per giornalista e poi per politico, ma che in realtà è solo un ignorante e un fanatico.
Mi domando se i miei critici, denigratori e implacabili giustizieri si siano presi la briga di leggere il mio commento prima di infliggermi la pena capitale senza possibilità d’appello. Come hanno potuto tralasciare la mia ferma condanna delle stragi di Oslo e di Utoya, ripetute all’inizio e alla fine del commento, chiarendo che non possono essere in alcun modo giustificate e che non si può accordare alcuna attenuante a chi attenta alla sacralità della vita di tutti, a prescindere dall’etnia, dalla fede, dall’ideologia e dalla cultura? Probabilmente non sanno che proprio per la mia strenua difesa della sacralità della vita di tutti che è iniziato il mio calvario oltre 8 anni fa, quando da musulmano moderato e laico sostenni pubblicamente il diritto di Israele a esistere come Stato del popolo ebraico, condann ando aperta mente il terrori smo islamico che, dopo aver legittimato il massacro degli israeliani e degli ebrei, si è scatenato contro i cristiani e infine contro tutti i musulmani che non si sottomettono al suo arbitrio.
Quando nel 2003 fui per la prima volta condannato a morte da Hamas proprio per la mia pubblica denuncia del terrorismo suicida islamico che mieteva vittime tra i civili israeliani, pagando sulla mia pelle la limitazione alla mia libertà personale, ho compreso la necessità di distinguere tra la dimensione della religione e la dimensione delle persone. Presi atto del fatto che i musulmani come persone possono essere moderati, ma che l’islam come religione non è moderato. I fatti oggi confermano che sono gli stessi musulmani la gran parte delle vittime del terrorismo islamico che si ispira esplicitamente ai versetti coranici che istigano all’odio, alla violenza e alla morte contro gli ebrei, i cristiani, gli infedeli, gli apostati, gli atei, le adultere e gli omosessuali. Così come si fonda sul comportamento di Maometto che ha ucciso i «nemici dell’islam» fino a commettere l’orrore di partecipare di persona allo sgozzamento e alla decapitazione di circa 800 ebrei della tribù dei Banu Quraisha nel 628 alle porte di Medina.
Il ragionamento simile l’ho maturato nei confronti del multiculturalismo dopo l’atroce sgozzamento di Theo Van Gogh il 2 novembre 2004 da parte di un giovane terrorista islamico olandese di origine marocchina nel centro di Amsterdam e dopo la strage perpetrata da quattro giovani terroristi suicidi britannici di origine pachistana nel centro di Londra il 7 luglio 2005. Da allora hanno preso le distanze o pubblicamente denunciato il multiculturalismo capi di stato e di governo europei di sinistra e di destra, da Tony Blair a David Cameron, da Nicolas Sarkozy a Angela Merkel, da Silvio Berlusconi a Anders Fogh Rasmussen. Ebbene se io oggi condanno apertamente il multiculturalismo e come reazione vengo accusato di essere razzista, fascista, ecc. dovremmo estendere la medesima accusa a questi capi di Stato e di governo?
A questo punto dobbiamo chiarire la distinzione fondamentale tra il multiculturalismo e la multiculturalità. La multiculturalità è la fotografia della realtà inoppugnabile che ci fa toccare con mano il fatto che ormai in qualsiasi angolo della terra convivono persone provenienti da Paesi diversi, con fedi, culture e lingue diverse. Personalmente considero di per sé la multiculturalità come una realtà positiva, una risorsa che può tradursi in arricchimento e crescita per l’insieme della società e, su scala più ampia, per l’insieme dell’umanità. La multiculturalità è l’estensione, nel nostro mondo globalizzato, della realtà dell’emigrazione che è connaturata alla vita stessa, avendo da sempre l’uomo ricercato altrove migliori condizioni di sussistenza.
Il multiculturalismo invece è tutt’altro dalla multiculturalità. Mentre la multiculturalità è un dato che concerne gli «altri», il multiculturalismo è un dato che concerne il «noi». Il multiculturalismo è un’ideologia che immagina di poter governare la pluralità etnica, confessionale, culturale, giuridica e linguistica senza un comune collante valoriale e identitario, limitandosi sostanzialmente a elargire a piene mani diritti e libertà a tutti indistintamente senza richiedere in cambio l’ottemperanza dei doveri e il rispetto delle regole. Il multiculturalismo laddove viene praticato, principalmente in Gran Bretagna, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Germania, ha finito per disgregare anche fisicamente la società al suo interno con la presenza di quartieri-ghetto abitati quasi esclusivamente dagli immigrati, ha accreditato l’immagine di nazioni alla stregua di «terre di nessuno» alimentando l’appetito di chi ci guarda come se fossimo «terre di conquista».
Ora spero proprio che sia chiaro il mio pensiero: se io, legittimamente, confortato anche dalla posizione espressa da capi di Stato e di governo europei in carica, denuncio il multiculturalismo, ciò non significa in alcun modo né che io sia contrario alla multiculturalità intesa come convivenza con persone di etnie, fedi, culture e lingue diverse e, meno che mai, che io nutra un pregiudizio razziale o religioso nei confronti delle persone. Come potrei mai proprio io, che sono di origine egiziana e che sono stato musulmano per 56 anni, avere sentimenti ostili nei confronti dei miei exconnazionali e dei miei excorreligionari?
Tuttavia, al pari di Gesù e di Gandhi, che dissero di amare il peccatore, ma di odiare il peccato, io rivendico il diritto di poter affermare pubblicamente e legittimamente sia il mio amore per gli immigrati e per i musulmani come persone sia la mia condanna del multiculturalismo come ideologia e dell’islam come religione. È ancora lecito in Italia e in Europa affermare la verità in libertà? Possiamo ancora attenerci all’esortazione evangelica: «Sia il vostro parlare sì sì, no no»?

















[justify]Caro Giorgio Pagano, ti rispondo anche se brevemente interrompendo la mia vacanza con la famiglia innanzitutto per ringraziarti della solidarietà personale rispetto alle minacce e intimidazioni che ho ricevuto e continuo a ricevere semplicemente per l'espressione in libertà del mio pensiero che è tutt'altro che apologia al razzismo o addirittura al terrorismo.
Prendo atto che continuo ad avere difficoltà a far comprendere la mia concezione del multiculturalismo e di come la sua applicazione effettiva in alcune parti d'Europa abbia già prodotta la sua condanna non solo da parte di alcuni leader europei da me citati ma anche da buona parte della popolazione che si riconosce nelle posizioni di tali leader. Per me il multiculturalismo non è affatto né assimilazionismo né negazione del diritto alla specificità linguistica e culturale altrui. Il multiculturalismo che denuncio è quello che immagina di poter governare persone che hanno religioni, culture e lingue diverse, che io rispetto e valuto di per sé positivamente, senza un comune collante valoriale, identitario e giuridico. Cito ad esempio il fatto che oggi in Gran Bretagna ci sono dei tribunali islamici, legalmente riconosciuti dallo Stato come enti arbitrali, che hanno già emesso oltre 6 mila sentenze in cause famigliari e patrimoniali facendo riferimento alla sharia, alla legge islamica, pur essendo la sharia totalmente in contrasto con il rispetto dei diritti fondamentali della persona, laddove ad esempio considera la donna inferiore all'uomo e le si riconosce metà di quanto spetti all'uomo come eredità. Potrei menzionare anche l'estensione dell'imposizione del velo, compreso quello integrale, tra le donne islamiche, laddove storicamente questo velo con è mai stato un simbolo religioso ma è emerso recentemente come simbolo ideologico di affermazione del potere dei movimenti islamici radicali. Più in generale denuncio l'orientamento ad abdicare all'uso della ragione per non entrare nel merito dei contenuti, ad esempio in ciò che è scritto nel Corano e in ciò che ha fatto Maometto, perché aprioristicamente e quindi su un piano ideologico il multiculturalismo, nella versione del relativismo religioso, ci impone di mettere sullo stesso piano tutte le religioni sullo stesso piano a prescindere dai loro contenuti.
Concludo dicendo che io amo tutte le persone a prescindere dalla loro fede, etnia, cultura o etnia. Ma sono consapevole che la civile convivenza finalizzata al rispetto dei diritti fondamentali della persona e al perseguimento del bene comune, non può prescindere dalla presenza di regole che si sostanziano di diritti che salvaguardano tutti senza alcuna discriminazione ma anche di doveri che vincolano tutti senza alcuna eccezione. Così come è necessaria la presenza di valori non negoziabili, a partire dal valore sacro della vita di tutti senza alcuna eccezione, dal considerare che la dignità della persona è inalienabile e che la libertà di scelta è inviolabile.
Mi auguro che con questi miei chiarimenti di essere stato più esaustivo. Quanto all'Esperanto è un tema che ho brevemente affrontato come possibile soluzione alla babele linguistica che imperversa in seno alle istituzioni dell'Unione Europea con costi ingenti. Sono pertanto favorevole ad una lingua veicolare comune, senza per questo negare la legittimità dell'esistenza delle lingue e dei dialetti che rappresentano una ricchezza e un patrimonio dell'umanità.
Grazie ancora del tuo intervento. Auguri di un mondo di bene.
Magdi Cristiano[/justify]