Un volume di svarioni

Il neo italiano

“Venga a pranzo. Non si può esumare”

Stefano Bartezzaghi ha raccolto in un volume gli svarioni della lingua, dalla stampa all’oratorio

di Rossella Martina

“Giovedì alle cinque raduno del Gruppo Mamme. Tutte quelle che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi al parroco nel suo ufficio”. La malizia è tutta del lettore ma forse è proprio per questo, per l’evidente sana ingenuità di chi scrive, che il capitolo dedicato agli avvisi scovati nelle parrocchie risulta essere quello che fa letteralmente saltellare dalle risate. In verità l’intero libro di Stefano Bartezzaghi, “Non ne ho la più squallida idea” (Mondatori) provoca un buonumore scatenato. Un po’ cattivello, è vero, perché si basa sull’umano errare, eppure irrinunciabile perché non c’è comico che possa competere con le sciocchezze verbali involontarie reperibili ovunque: nelle università come alla bocciofila, in tv, sui giornali, in Parlamento come dal barbiere. Ma gustiamo ancora qualcuno degli avvisi affissi sulle bacheche delle chiese e raccolti dal semiologo e enigmista Bartezzaghi grazie soprattutto alla collaborazione dei suoi numerosi lettori-segnalatori: “Torneo di basket. A tutti i parrocchiani: mercoledì sera venite a fare il tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!”.

“Venerdì alle sette i bambini dell’oratorio presenteranno l’Amleto di Shakespeare nel salone dell’oratorio. La comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia”.

“Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l’estate, con i ringraziamenti di tutta la parrocchia”.

Non che la società laica sia da meno, tutt’altro. Ci sono le sviste, l’ironia inconsapevole, i palindromi, l’ignoranza, le inversioni semantiche e quant’altro anche – e non ce ne meravigliamo – nelle aule scolastiche e sui registri degli insegnanti: “Si sospende l’alunna Corsini Ilaria perché ha ossessivamente offeso la compagna Sabatino Domenica chiamandola week end”. Oppure, assai più ammiccante – del resto qui siamo all’università (di Bologna “ovviamente” secondo Bartezzaghi) – l’informativa della docente riguardo agli esami che consistono in un tema scritto e poi in un esame orale “perché, sapete, il rapporto orale è sempre la cosa migliore”. In aula seguono cinque secondi di silenzio assoluto e mezz’ora di boato.

Inutile segnalare il capitolo dedicato agli “orrori di stampa” e alle molteplici incursioni di giornalisti (l’autore, anzi, è stato fin troppo generoso con la categoria), così come sappiamo inevitabile una sezione dedicata a quelli che Bartezzaghi chiama “I cartelli incantati”. Dal macellaio: “La domenica siamo aperti solo per i polli”. Oppure: “Si fabbricano lettini per bambini di ferro con palle di ottone”. Ma più incantato di tutti tra i cartelli è senz’altro quello avvistato a Roma nell’ufficio postale di Piazza Bologna: “Il tempo reale è momentaneamente sospeso”.

Neppure i necrologi “illudono la sorveglianza” del procacciatore di equivoci: “Un anno è passato ma resti sempre nel mio cuore. Tua moglie a cui oggi amorevolmente si congiunge tuo fratello Mario, tuo cugino Giuseppe e tutti i tuoi cari amici”.

Più che esilaranti le “Istruzioni per l’uso” in particolare i bugiardini di alcuni medicinali. Tra gli effetti collaterali di un sulfamidico: “Può provocare il decesso”, mentre nelle avvertenze di un prodotto usato per il trattamento dell’insonnia troviamo: “Attenzione! Può provocare sonnolenza”. La medicina ci introduce tra le “Frasi matte” ovvero nell’universo infinito di espressioni comiche che si formano per eccesso di informazioni su soggetti non del tutto permeabili.

Attingendo dalla nostra modesta esperienza: il dermatologo che diventa “ermatologo”, il

motorino-laingoiato” (o “l’ha-ingoiato”?) che sarebbe il dottore naso-e-gola, il polso dolorante detto “il carpaccio” da carpo e metacarpo, il “coma vegetale”. Da Bartezzaghi: la vicina sempre malata perché “sodomizza molto”, l’ambulanza “a sirene spietate”, “i tappi di cerume per gli orecchi”, fino ad arrivare alle estreme volontà che per le donne sono quelle di “essere scremata” mentre l’uomo preferisce “essere cromato”.

Proseguiamo con il supermanager in “visita epistolare” nella filiale con i dipendenti che lo fissano “sgranocchiando gli occhi” mentre l’assessore alla cultura locale incalza: “lei non si può esumare dal rimanere a pranzo con noi”, al che qualcuno precisa: “Vorrei mangiare qualcosa di combustibile” e questo nonostante il “caldo orrido”. Ma si sa, la gente vuole “la botte piena e la moglie vuota”, inoltre non sa decidere “su tre piedi” e tende a prendere i problemi “sotto braccio”.

Tra inconsci calembour e avvitamenti lessicali in crescendo, giungiamo ineluttabilmente nel regno incantatissimo di Trapattoni e del mondo del calcio tutto. Ma il Mondiale del “gatto nel sacco” lo lasciamo al lettore del volume di Bartezzaghi assieme a una moltitudine di allegre pagine tra cui si trovano le meravigliose invenzioni dei bambini e le soluzioni più fantasiose dei cruciverba (“Quelle della Deledda erano al vento. Soluzione: Poppe”).

Raccomandazione: che tutto questo “resti circonciso fra noi” altrimenti rischiamo di diventare “lo zibellino di tutti”.

(Da La Nazione, 11/8/2006).

[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00