Un modello di scuola

Regno Unito Gli studenti che hanno dato una lezione agli inglesi

Scuola modello? A Londra,

quella degli extracomunitari

L’istituto elementare Uphall accoglie piccoli immigrati

che parlano 52 lingue diverse: dall’urdu al somalo,

dal lituano all’arabo. Ed è diventato un’oasi di eccellenza.

di William Ward

Irma Kliucininkaite, 11 anni, è lituana, Pranav Patel, 10 anni, è indiano. Asim Rehman, 11 anni, è pachistano. Eliana Jesus, 11 anni, è portoghese. I quattro bambini sono allievi modello della scuola elementare Uphall di Ilford, nell’Essex. E con i loro successi scolastici hanno dimostrato che anche la babele degli emarginati può diventare un’oasi di eccellenza.

L’istituto è frequentato da allievi che provengono da tutti i paesi del mondo e parlano 52 lingue diverse (in una classe ci sono 26 ragazzi che ne parlano 26). E ha appena superato il severo esame di Ofsted, l’ente governativo che vigila sulla qualità della pedagogia, con il massimo dei voti. “Una scuola eccellente, fra le migliori della zona” è stato il verdetto degli ispettori.

L’istituto sorge nell’East End londinese, storicamente prima tappa in terra inglese degli immigrati più disperati. Gli allievi sono quasi tutti nuovi arrivati: la maggior parte non parlava una parola d’inglese il giorno dello sbarco. E ancora oggi oltre il 90 per cento non lo parla in casa. Eppure, il 79 per cento ha raggiunto un livello ottimale in inglese e il 75 per cento in matematica.

“Uphall è come il mondo in miniatura, abbiamo ragazzi da tutto il pianeta” ha commentato il direttore Andrew Morrish. “Il nostro successo pedagogico è ancora più incredibile quando si pensa che gran parte degli allievi è cresciuta nelle aree più calde del pianeta, fra bombe e violenze quotidiane”.

Un simbolo di Uphall è Ibtisham, una bambina somala di 11 anni immigrata in Gran Bretagna nel 2004. “Il primo giorno di scuola ero spaventata” racconta Ibtisham, che vive con la nonna. “Non parlavo per niente inglese. I maestri, molto amichevoli e gentili, mi hanno messo in coppia con Fatima, una bambina che parla la mia lingua. Il secondo giorno non ero più spaventata. Tre settimane dopo mi sono fatta i primi amici. Ora ne ho cinque”. Secondo Ofsted, a Uphall un bambino su tre viene dal Pakistan, ma la scuola è frequentata anche da bambini russi, cinesi e afrocaraibici. A tutti gli allievi l’ispettrice capo di Ofsted Judith Dawson ha mandato una lettera di elogi. “Ci avevate detto che Uphall è una buona scuola” si legge. “Noi pensiamo che sia straordinaria”.

Un’isola felice, in una Gran Bretagna messa in forte difficoltà dall’ondata migratoria degli ultimi anni. Tanto che una relazione riservata scritta da Joan Ryan, viceministro dell’interno per l’immigrazione, giunta ai media il 31 luglio, dipinge con toni allarmati le strutture sociali, vicine al collasso, incapaci di ospitare i nuovi arrivati. L’istituto Uphall non solo accoglie tutti, ma tira fuori il meglio da ciascuno.

Artefice di questo miracolo, il direttore Andrei Morrish. Quando, nel 2001 è arrivato, nella scuola c’erano 200 posti vuoti, classi piccole e insegnanti demoralizzati. Ora Uphall è una delle elementari maggiori del Regno Unito. E i genitori, di tutte le razze, fanno la coda per iscrivere i figli.

(Da Panorama, 10/8/2006).

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