Un maestro Manzi per gli immigrati

Un maestro Manzi per gli immigrati

Il ministro Ferrero: insegnare l’italiano in tv per favorire l’integrazione

di Achille Scalabrin

Integrare gli immigrati favorendo la loro conoscenza dell’italiano, impegnare la Rai in un “Non è mai troppo tardi” a uso e consumo degli extracomunitari? “L’idea del ministro Ferrero è buona – replica Giuseppe Sciortino, professore di Sociologia del Mutamento all’Università di Trento, ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna, autore per “il Mulino” di saggi importanti sul fenomeno immigrazione – ma non facciamoci illusioni. Ha ragione quando dice che bisogna mettere al centro la lingua italiana, ma dubito che la tv sia quella di un tempo. Tanto per cominciare, non c’è più solo la Rai monopolista e non si tratta di insegnare l’italiano a gente che parla dialetto, bensì a chi parla lingue lontanissime, dal cinese all’arabo…”.

Quindi servono altri canali di comunicazione?

“La tv può fare molto, ma non sostituirsi alla scuola. E’ necessario più che mai introdurre un sistema di insegnamento dell’italiano come seconda lingua, è necessario un sistema di valutazione della conoscenza della lingua italiana tra gli immigrati, cosa di cui si parla dagli anni Novanta. Mi chiedo a chi affideremo questo giudizio con la nuova legge sulla cittadinanza: al solito pizzardone della Prefettura?”.

Che cosa chiedere alla scuola?

“Vediamo prima come stanno le cose. C’è un numero elevato di ragazzi figli di immigrati ma nati e cresciuti in Italia, che quindi l’italiano lo parlano benissimo. Lì il problema è non trattarli da stranieri e far sì che nelle scuole non ci siano forme di discriminazione. Poi c’è il problema del ricongiungimento. Ragazzi che arrivano in Italia in età scolastica e che vengono scaraventati dentro le aule senza che possano capire nulla…”.

E in questo caso?

“Era stato proposto di farli arrivare tutti insieme, per esempio a giugno, e di avviarli a un corso di italiano prima di iscriverli a scuola. Ma non se ne è fatto nulla, forse per problemi di costi.”.

Integrazione è quindi soltanto uno slogan?

“No, l’integrazione c’è, va avanti anche per merito dell’impegno degli immigrati. Ci manca una politica ragionevole, sistematica. L’integrazione è un processo a lungo periodo, ma purtroppo la politica si muove sull’onda delle emergenze”.

La legge sulla cittadinanza fa ben sperare?

“E’ una legge delega, stabilisce principi molto generali. Le cose concrete devono seguire. Ma ci sono due provvedimenti su cui tutti gli schieramenti politici potrebbero concordare. La prima: riconoscere la cittadinanza a tutti i figli di immigrati nati in Italia. La seconda: stabilizzare gli immigrati. C’è gente che è qui da dieci, quindici anni ed è in balia del permesso di soggiorno, dei controlli dei documenti. Tutte cose che creano problemi al loro integrarsi in questo Paese, che impediscono la programmazione delle loro vite, che creano precarietà”.

Rispettare le diverse identità, significa rallentare il processo di integrazione?

“Innanzitutto va stabilito che la Costituzione italiana va rispettata da chiunque si stabilisca in Italia. Mi fa piacere che ora lo dica anche Ferrero. Stabilito questo, aggiungo che la Costituzione assicura a tutti libertà civili e religiose. Ecco, vedrei con più preoccupazione il divieto di portare il velo o il turbante che non il riconoscimento di queste libertà”.

Professor Sciortino, la paura dello straniero, del diverso sta avendo la meglio sugli italiani come affermano certe forze politiche o i mass media?

“Dalle ricerche che abbiamo condotto emerge chiaramente che gli italiani non sono xenofobi, hanno bensì posizioni critiche verso forme non governate del fenomeno. L’opinione pubblica non avrebbe nulla contro una immigrazione anche più sostenuta a patto che fosse regolamentata diversamente. La preoccupazione riguarda la sicurezza e il degrado, che però si ricollegano più facilmente all’immigrazione clandestina. Posso aggiungere che gli italiani sono molto tolleranti verso gli immigrati, e – per esempio – meno preoccupati della salvaguardia dell’identità culturale rispetto ai tedeschi. Ma purtroppo devono fare i conti con politiche che sono lungi dall’essere adeguate”.

(Da La Nazione, 12/6/2007).

[addsig]

1 commento

  • Un maestro Manzi per gli immigrati

    Il ministro Ferrero: insegnare l’italiano in tv per favorire l’integrazione

    di Achille Scalabrin

    Integrare gli immigrati favorendo la loro conoscenza dell’italiano, impegnare la Rai in un “Non è mai troppo tardi” a uso e consumo degli extracomunitari? “L’idea del ministro Ferrero è buona – replica Giuseppe Sciortino, professore di Sociologia del Mutamento all’Università di Trento, ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna, autore per “il Mulino” di saggi importanti sul fenomeno immigrazione – ma non facciamoci illusioni. Ha ragione quando dice che bisogna mettere al centro la lingua italiana, ma dubito che la tv sia quella di un tempo. Tanto per cominciare, non c’è più solo la Rai monopolista e non si tratta di insegnare l’italiano a gente che parla dialetto, bensì a chi parla lingue lontanissime, dal cinese all’arabo…”.

    Quindi servono altri canali di comunicazione?

    “La tv può fare molto, ma non sostituirsi alla scuola. E’ necessario più che mai introdurre un sistema di insegnamento dell’italiano come seconda lingua, è necessario un sistema di valutazione della conoscenza della lingua italiana tra gli immigrati, cosa di cui si parla dagli anni Novanta. Mi chiedo a chi affideremo questo giudizio con la nuova legge sulla cittadinanza: al solito pizzardone della Prefettura?”.

    Che cosa chiedere alla scuola?

    “Vediamo prima come stanno le cose. C’è un numero elevato di ragazzi figli di immigrati ma nati e cresciuti in Italia, che quindi l’italiano lo parlano benissimo. Lì il problema è non trattarli da stranieri e far sì che nelle scuole non ci siano forme di discriminazione. Poi c’è il problema del ricongiungimento. Ragazzi che arrivano in Italia in età scolastica e che vengono scaraventati dentro le aule senza che possano capire nulla…”.

    E in questo caso?

    “Era stato proposto di farli arrivare tutti insieme, per esempio a giugno, e di avviarli a un corso di italiano prima di iscriverli a scuola. Ma non se ne è fatto nulla, forse per problemi di costi.”.

    Integrazione è quindi soltanto uno slogan?

    “No, l’integrazione c’è, va avanti anche per merito dell’impegno degli immigrati. Ci manca una politica ragionevole, sistematica. L’integrazione è un processo a lungo periodo, ma purtroppo la politica si muove sull’onda delle emergenze”.

    La legge sulla cittadinanza fa ben sperare?

    “E’ una legge delega, stabilisce principi molto generali. Le cose concrete devono seguire. Ma ci sono due provvedimenti su cui tutti gli schieramenti politici potrebbero concordare. La prima: riconoscere la cittadinanza a tutti i figli di immigrati nati in Italia. La seconda: stabilizzare gli immigrati. C’è gente che è qui da dieci, quindici anni ed è in balia del permesso di soggiorno, dei controlli dei documenti. Tutte cose che creano problemi al loro integrarsi in questo Paese, che impediscono la programmazione delle loro vite, che creano precarietà”.

    Rispettare le diverse identità, significa rallentare il processo di integrazione?

    “Innanzitutto va stabilito che la Costituzione italiana va rispettata da chiunque si stabilisca in Italia. Mi fa piacere che ora lo dica anche Ferrero. Stabilito questo, aggiungo che la Costituzione assicura a tutti libertà civili e religiose. Ecco, vedrei con più preoccupazione il divieto di portare il velo o il turbante che non il riconoscimento di queste libertà”.

    Professor Sciortino, la paura dello straniero, del diverso sta avendo la meglio sugli italiani come affermano certe forze politiche o i mass media?

    “Dalle ricerche che abbiamo condotto emerge chiaramente che gli italiani non sono xenofobi, hanno bensì posizioni critiche verso forme non governate del fenomeno. L’opinione pubblica non avrebbe nulla contro una immigrazione anche più sostenuta a patto che fosse regolamentata diversamente. La preoccupazione riguarda la sicurezza e il degrado, che però si ricollegano più facilmente all’immigrazione clandestina. Posso aggiungere che gli italiani sono molto tolleranti verso gli immigrati, e – per esempio – meno preoccupati della salvaguardia dell’identità culturale rispetto ai tedeschi. Ma purtroppo devono fare i conti con politiche che sono lungi dall’essere adeguate”.

    (Da La Nazione, 12/6/2007).

    [addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00