Ue-Usa: Italia con Parigi per salvare il settore audio-video
15 paesi firmano lettera a Commissione: resti fuori da negoziati
BRUXELLES – L'Italia e' scesa in campo a fianco della Francia nella battaglia per l'esclusione del settore audiovisivo dai negoziati sul libero scambio con gli Stati Uniti. Parigi, gia' da tempo in prima linea, ha posto la questione come una condizione ''sine qua non, dell'apertura dei negoziati su un accordo di partnership Ue-Usa'' ed ora ha trovato il sostegno di Roma, Berlino, Madrid ed altri dodici stati del club dei 27, che hanno sottoscritto una lettera inviata alla Commissione con questa espressa richiesta.
Tra gli altri firmatari anche Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia. Ma stati membro come Gran Bretagna e Paesi Bassi hanno invece orientamento contrario. Londra in particolare, che ha un'industria di settore forte e in lingua inglese, vede nell'apertura del mercato con gli Usa possibili vantaggi. E teme che la contropartita di questa esclusione possa andare a discapito dei suoi interessi. Il documento, trasmesso alla presidenza del Consiglio, alla vicepresidente della Commissione Neelie Kroes commissaria per l'agenda digitale, alla commissaria per l'Educazione Androulla Vassiliou, al commissario al Commercio Karel De Gucht, e ai presidenti delle commissioni Cultura e Commercio internazionale del Parlamento europeo, sottolinea come la potenza dell'industria audiovisiva americana faccia di questo settore una delle priorita' per gli Stati Uniti in tutti i suoi negoziati sul commercio. Si teme che ne vada della stessa possibilita' di applicare le leggi, le regole, le sovvenzioni che salvaguardano questa industria.
Nella lettera si sottolinea inoltre come rinunciare a portare avanti delle politiche ambiziose in favore della cultura, ed in particolare del cinema e degli audiovisivi, sara' come privarsi di un'importante leva per la crescita e l'impiego e dimenticare che la cultura non e' un bene come tutti gli altri.
La posizione e' stata ribadita la settimana scorsa al Consiglio Cultura da numerosi stati membro. Il ministro francese Aurelie Filippetti uscendo ha affermato: ''Per la Francia e' una linea rossa''. Quello che di fatto si chiede e' una definizione allargata dell' ''eccezione culturale'', difesa dalla Ue, affinche' possa abbracciare anche il campo delle nuove tecnologie. Il ministro ai Beni Culturali Massimo Bray alla sua prima uscita ha dichiarato: ''Abbiamo discusso dell'eccezione culturale, un tema importante. E' stata una discussione ricca e come Italia abbiamo rappresentato l'importanza di questo tema che e' sicuramente lo strumento migliore per sensibilizzare rispetto a quelle che sono le identita' culturali di un paese''.
Da ansa.it, 21/05/2013










[justify]Uniti per l'eccezione culturale
Il mondo del cinema e dell'audiovisivo scrive una lettera-appello al presidente del Consiglio Enrico Letta
Il mondo del cinema e dell'audiovisivo scrive una lettera – appello al Presidente del Consiglio Enrico Letta: "L'Italia insieme agli altri paesi europei per escludere la cultura e l'audiovisivo dai trattati commerciali tra Unione europea e Stati Uniti".Associazioni, sindacati, imprese, registi e attori uniti per evitare l'abbattimento radicale del valore del prodotto culturale e audiovisivo in tutta Europa: tra gli altri firmatari anche RAI e Mediaset, Confindustria e le organizzazioni dei lavoratori, i premi Oscar Roberto Benigni, Bernardo Bertolucci, Gabriele Salvatores e Giuseppe Tornatore. Già lanciata, la petizione pubblica che sarà presentata al Parlamento Europeo il 14 giugno prossimo. "Il prossimo 14 giugno – si scrive nella lettera al Presidente del Consiglio – i 27 Stati membri dell'Unione Europea saranno chiamati a pronunciarsi sulla versione definitiva del mandato negoziale che definirà gli accordi commerciali di libero scambio fra l'Europa e gli Stati Uniti. Dovranno cioè votare – tra l'altro – a favore o contro l'esclusione delle opere e dei servizi culturali e audiovisivi dal perimetro della nascente trattativa. Vent'anni fa l'espressione « eccezione culturale » ha consentito la nascita dell'industria di produzione culturale europea di oggi. Adesso è il momento di adeguare quella definizione alle tecnologie e ai tempi nuovi." "Nei discorsi programmatici di insediamento del Suo Esecutivo, – continua la lettera – Lei ha tracciato un segno di forte discontinuità con il passato, individuando proprio nell'industria culturale una grande risorsa e, ancor più, una grande opportunità per lo sviluppo del Paese, sulla quale l'azione del Governo intende puntare. Ci preoccupa quindi quanto contenuto nelle "linee rosse" della Commissione Europea, poiché non evidenziano nulla di tutto questo: né politiche per la diversità culturale, né uno spazio politico per indirizzare l'evoluzione della tecnologia digitale sono sufficienti. Possono essere dannosi, poiché rischiano di distogliere l'attenzione dalla vera posta in gioco, che è di natura tanto economica quanto culturale.Il mondo digitale non ha nazionalità, regime fiscale, barriere fisiche o adempimenti amministrativi.Subito dopo, la lettera indica quale sia la vera minaccia: "Gli operatori digitali americani oggi non hanno sedi, dipendenti, fatturato, fornitori, impegni, vincoli in Europa. Non investono in reti e contenuti né sui territori. Non creano valore, né valore aggiunto, né gettito fiscale. Non rispettano quindi le differenze, le considerano impedimenti. La liberalizzazione del mercato dei servizi audiovisivi abbatterebbe radicalmente e repentinamente il valore aggiunto generato dalle attuali filiere distributive del prodotto in tutta Europa, con danno per le imprese locali derivante da riduzione degli scambi sul mercato interno europeo, depressione della domanda di prodotto non mainstream e scarsissima capacità di accesso allo scaffale dei prodotti nazionali. La previsione di un rapidissimo processo di concentrazione delle funzioni di produzione e distribuzione fuori dall'Europa è coerente con quanto già accaduto fino ai primi anni del Duemila nell'industria statunitense dell'intrattenimento, che diventerebbe naturale interlocutore privilegiato dei nuovi giganti della distribuzione, con trasferimento oltreatlantico anche della funzione editoriale, attualmente invece molto diffusa in Europa.""Noi vorremmo –conclude la lettera- che la Commissione negoziasse il futuro anche per noi. Per il nostro settore, per l'Italia e per l'Europa. Quindi noi semplicemente non vogliamo che in questo Trattato si negozi sulle opere e sui servizi culturali e audiovisivi, in nessuna forma, a partire dalle reti di distribuzione on line. Si tratta di una questione culturale ed economica: Confindustria stessa condivide questa nostra posizione e l'ha fatta propria."E ancora: "Non sappiamo chi succederà agli attuali Commissari, né quale Parlamento Europeo sarà eletto a breve. Sappiamo invece che l'esclusione dell'audiovisivo dal mandato, in tutte le sue declinazioni ed articolazioni, consentirà ai singoli paesi di decidere quali debbano essere le proprie politiche di sviluppo in questo settore, oggi e in futuro. Il Parlamento Europeo si è espresso esattamente, chiaramente, a maggioranza schiacciante, in questo senso. Vi chiediamo che i 29 punti dell'Italia siano a fianco della Francia, dell'Ungheria, della Grecia nel voto del 14 giugno, se il voto sarà a maggioranza qualificata. Per l'esclusione totale. Senza tatticismi o rinvii a tempi di cui nessuno conosce le grandezze. Senza paura di prendere una posizione forte, avendone le ragioni."Per sostenere queste ragioni sarà lanciata una petizione pubblica da sottoscrivere on-line, la quale sarà presentata il 14 giugno a Strasburgo in vista della riunione dei ministri per il commercio estero dei 27 paesi membri. La riunione darà alla Commissione Europea le linee direttrici per il negoziato, tra le quali quella relativa all'esclusione culturale della cultura e dell'audiovisivo.
Da cinema.ilsole24ore.com, 06/06/2013[/justify]
[justify]Ue-Usa: Benigni per eccezione culturale
ROMA – ''L'Italia insieme agli altri paesi europei per escludere la cultura e l'audiovisivo dai trattati commerciali tra Unione europea e Stati Uniti'', e' scritto nella lettera-appello del mondo del cinema e dell'audiovisivo al Presidente del Consiglio. A firmarla tra gli altri i premi oscar Benigni, Bertolucci, Salvatores e Tornatore oltre a Rai, Mediaset, Confindustria. Una petizione pubblica sara' presentata al Parlamento Europeo il 14 giugno prossimo.
Da corriere.it, 05/06/2013[/justify]