Ue, l’aborto «per errore» non è reato

Ue, l'aborto «per errore» non è reato


Un aborto provocato da un errore medico non costituisce un reato, perché a livello europeo non è chiaramente stabilito quando inizia il diritto alla vita. Con questa pilatesca sentenza la Corte europea dei diritti dell'uomo
Strasburgo
La Corte dei diritti umani «assolve» un medico che procurò la morte di un feto di sei mesi. «Non è accertato quando inizia la vita»di Strasburgo ha respinto ieri il ricorso di una donna francese di origine vietnamita, alla quale nel dicembre 1991 fu interrotta la gravidanza, giunta al sesto mese, a causa di un gravissimo errore del ginecologo. Con 14 voti a favore e due contrari i giudici sono arrivati alla conclusione che non ci fu violazione dell'articolo 2 della Convenzione sui diritti dell'uomo, che riguarda il diritto alla vita. «La Corte – si legge nelle motivazioni – è convinta che non sia desiderabile e perfino possibile, allo stato attuale, rispondere in astratto alla domanda se un feto sia una persona in base all'articolo 2 della Convenzione». La Corte, in sostanza, ha deciso di lavarsene la mani, segnalando che la questione non è accertata nemmeno nei singoli Stati e che il problema di quando inizia il diritto alla vita «deve essere risolta a livello nazionale».La vicenda inizia nel 1991:Thi-NhoVo, al sesto mese di gravidanza, si sottopone a un controllo all'ospedale Hotel-Dieu di Lione. Non parla bene il francese e non si rende conto che il dottor Francois Golfier l'ha scambiata per un'altra paziente con un nome simile, Thanh Va Vo, alla quale deve essere rimossa una spirale intrauterina. Nel tentativo di compiere l'intervento, il medico le perfora il sacco amniotico. Si rende necessario un aborto terapeutico. La donna denunciò Gulfier, che in primo grado fu condannato per omicidio involontario. La Cassazione poi lo scagionò, non considerando il feto come un essere umano e quindi meritevole di protezione da parte della legge penale. Thi-Nho Vo e il marito si appellarono alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Inutilmente: quel bimbo ingiustamente privato dalla vita non ha meritato considerazione. Il verdetto di ieri era atteso con apprensione dalle organizzazioni abortiste, perché un eventuale sì al ricorso avrebbe potuto aprire la strada al riconoscimento del feto come essere umano nelle legislazioni nazionali. «E una decisione disgustosa, ma non sorprendente. È una bancarotta morale», ha commentato un'esponente dell'organizzazione antiabortista britannica Life. E proprio in Gran Bretagna, dove l'aborto è legale fino alla 24esima settimana di gestazione, ieri il primo ministro Tony Blair ha detto che appoggerà la revisione della legge, sulla base dei progressi medici che consentono a un feto di appena 22 settimane di sopravvivere fuori dal grembo materno.


L’Avvenire p, 15
09/07/2004
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