U.E. – ITALIA-Ferrero: lingua e Costituzione uguale integrazione

La lingua e la Costituzione italiana quali elementi di fondo per l'integrazione degli immigrati nel nostro Paese. E' l'indicazione che viene dal ministro della Solidarieta' sociale Paolo Ferrero che ieri mattina ha partecipato all'incontro su 'Nuovi cittadini, nuovi diritti: strategie per l'inclusione sociale a livello nazionale e locale', nell'ambito del Forum della Pubblica Amministrazione.

'Il rispetto delle regole del vivere civile e il rispetto comune sancite dalla nostra Costituzione cosi' come l'appartenenza linguistica, pur nella pluralita' di lingue', sono secondo Ferrero le 'armi' per trasformare 'il territorio in comunita''.
Secondo Ferrero 'fare queste scelte vuol dire anche evitare di introdurre altri elementi o leggi che riguardano l'etica o il costume che, non solo sono superflue ma dannose. Occorre -ha aggiunto Ferrero- essere consapevoli che esistono usi e costumi diversi che si possono modificare se non si e' obbligati a scegliere tra fedelta' ai propri costumi e fedelta' all'Italia'. Occorre poi distinguere tra questioni decisive e quelle che non lo sono. 'La parita' tra uomo e donna -ha esemplificato il ministro- e' un tema decisivo, la questione velo o non velo no'.

La Costituzione italiana propone valori, doveri e diritti che riguardano tutti coloro che vivono in Italia e non solo una parte.
'Il problema -ha detto ancora Ferrero- e' come far vivere tali principi a prescindere dalle appartenenze culturali'. Tre, secondo il ministro, gli elementi fondamentali: 'parita' di diritti civili, sociali e religiosi'. Occorre poi mettere in pratica l'universalismo della Costituzione che si esplica nel Welfare, nell'unitarieta' dei diritti civili e nella parita' tra le diverse fedi. L'obiettivo, secondo il ministro, e' quello di avere una societa' in cui le diversita' possano convivere.
Occorre dire all'immigrato che proponiamo uno scambio: 'in cambio della legalita' lo Stato italiano e' garante dei diritti sociali, civili e religiosi. Gli immigrati possono stare in Italia come individui. Questo nell'idea che l'immigrato venga considerato come persona che ha una pluralita' di identita'. La riduzione ad una unica identita', quale ad esempio il colore della pella -ha spiegato Ferrero- puo' essere il seme di una guerra civile'.

Il ministro ha quindi evidenziato un livello di insicurezza sociale pesantissimo 'frutto non solo della politica degli ultimi cinque anni di governo ma di 20 anni di politica di riduzione della sicurezza sociale che interessa strati sempre piu' rilevanti della popolazione, che hanno una percezione sempre piu' negativa del futuro'.
Ferrero ha quindi concordato con quanto affermato da Tremonti in una lettera al 'Corriere della Sera'. 'Ci sono forze politiche -ha detto Ferrero- che investono sulla costruzione di un nemico cui attribuire la colpa di questa insicurezza, investono nella costruzione di una sorta di capro espiatorio'.

Secondo Ferrero occorre quindi operare a modifiche legislative 'cosi' come delineato' e puntare in modo significativo ad un allargamento delle misure di Welfare. Secondo Ferrero senza interventi su tali politiche 'si commette la piu' grande forma di razzismo sociale. La modifica della Bossi-Fini -ha detto Ferrero- senza un allargamento del Welfare non serve a nulla. E' infatti vero che nel nostro Paese il conflitto non e' sul lavoro ma sui servizi a domanda individuale. Senza un allargamento del Welfare il razzismo e' sicuro.
Non e' un problema di buonismo -ha concluso Ferrero- ma di affrontare in maniera strutturale la base del problema'.
[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00