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Tusk, mano tesa a Cameron: Più libertà al Regno Unito.

Il premier britannico David Cameron con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk
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Il premier britannico David Cameron con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk

Tusk, mano tesa a Cameron “Più libertà al Regno Unito”
Sul tavolo il piano per evitare la Brexit: sì ai veti dei Parlamenti nazionali sulle leggi europee e welfare ridotto per i migranti. Il ruolo di Hollande

Il negoziato s’è chiuso alle due notte di lunedì, quando sul triangolo Londra-Bruxelles-Parigi è andato a posto l’ultimo tassello, quello della piena indipendenza del futuro dell’Eurozona da ogni decisione britannica. E viceversa. Come promesso, il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha potuto così diffondere dopo mezzogiorno le 16 pagine della bozza d’intesa sulle concessioni destinate ad aiutare David Cameron a tenere i britannici dentro la Ue nel referendum ormai prossimo. C’è la promessa di piena sovranità, lo svincolo da ogni ulteriore integrazione e una clausola di salvaguardia sui lavoratori stranieri. «Cose importanti su cui lavorare», commenta il premier britannico. «Buona base di compromesso – risponde il polacco -. Ma non ci sarà accordo su nulla se non ci sarà intesa su tutto». 

Dietro le quinte i toni sono molto positivi, soprattutto da parte inglese. Più prudenti gli sherpa europei, che temono la navigazione difficile fra le possibili secche, quelle delle capitali e dell’Europarlamento. Cameron porta a casa qualcosa che somiglia al pacchetto richiesto, anche se non proprio è così. Ha ottenuto le cose più facili, ma sui benefici sociali per i lavoratori comunitari non passa il congelamento quadriennale, bensì una formula più indefinita: riguarda solo il bando alle integrazioni sui salari più bassi, va giustificata da condizioni eccezionali e avrà durata determinata. I tempi devono ancora essere definiti. «Patetico», dice l’euroscettico Farage.

Fonti governative britanniche rivelano che la Commissione ha già detto che queste prerogative ci sono. A Palazzo Berlaymont confermano. In effetti, Londra non ha usufruito come quasi tutti delle limitazioni transitorie nel mercato del lavoro seguite al massiccio allargamento dell’Ue verso Est. Il problema di affollamento, si spiega, è nato lì. Servirà eliminare il contributi sulle paghe più basse? «Si, se è vero che la gente viene solo per quelli», risponde una fonte. Ma molti pensano che la mossa possa rivelarsi inefficace agli effetti pratici.
Per evitare una pericolosa revisione dei Trattati, Tusk e il presidente della Commissione Juncker hanno ripescato il modello dell’intesa fatta a Edimburgo nel 1992 prima del referendum danese. Ci sarà una dichiarazione congiunta dei Ventotto capi di stato e di governo (non del loro Consiglio Ue) registrata all’Onu. Ne deriveranno tre atti di disciplina secondaria che l’esecutivo approverà solo in caso di esito positivo della consultazione. L’auspicio di Cameron di avere la rivoluzione all’indomani del voto è inattuabile. Occorreranno mesi.
In sintesi, il pacchetto stabilisce che: L’Eurozona terrà conto delle necessità dei paesi che non ne fanno parte e questi non freneranno la sua evoluzione, punto su quale l’intervento diretto di François Hollande risulta essere stato decisivo; l’Ue alleggerirà i vicoli al mercato interno; i Parlamenti nazionali che rappresentano il 55% dei 28 potranno bloccare con un «cartellino rosso» le iniziative legislative qualora ritengano che la Ue travalichi le competenze nazionali. Chiude la clausola di salvaguardia sociale, nota come «freno di emergenza», che comprenderà anche forti limiti ai ricongiungimenti famigliari con cittadini extraeuropei. Se ne parlerà al vertice del 18 in vista di un voto a maggio o giugno. Dopo il quale, dicono a Bruxelles, «gli inglesi saranno arrivati al capolinea europeo, mentre noi cercheremo di andare avanti, perché questo è ciò in cui crediamo».

LA STAMPA | 3 febbraio 2016 | MARCO ZATTERIN

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