Politica e lingue

Tullio De Mauro: “Che errore puntare tutto sull’inglese”

“Che errore puntare tutto sull’inglese”

Il monito di Tullio De Mauro: guai a trascurare l’italiano e le altre lingue

di Giovanni Nardi

Professor De Mauro, sembra che la scuola abbia scelto l’inglese come unica lingua da insegnare, e addirittura come unica lingua in assoluto, almeno a livello universitario. Che ne pensa?
“Penso che si tratti di un errore, anzi di tutta una serie di errori, che se vuole le spiego”. L’illustre linguista, ex ministro dell’istruzione e autore, ha partecipato a un incontro organizzato al Salone del Libro sul tema del vocabolario allargato, nel quale un gruppo di studenti, coordinati dallo scrittore Andrea Bajani, ha presentato 10 parole nuove, finora ignote ai dizionari, e che ambiscono a introdurvisi con tutti i con tutti i crismi.
Perché, allora, il prepotere dell’inglese?
“Come si sa, l’Europa raccomanda a ciascun cittadino la conoscenza, oltre che della propria, di almeno altre due lingue, delle quali una è l’inglese, da concretizzare nella scuola dell’obbligo, a cominciare dal primo anno della scuola elementare. Per l’altra lingua, scelta e lunghezza erano demandate alle singole scuole e insegnanti. Questa norma è stata di fatto cancellata dalla ministra Moratti, a favore del monolinguismo inglese”.
Ma i nostri insegnanti elementari sono in grado di insegnarlo?
“Tranne rarissime eccezioni, assolutamente no. Per cui si è pensato a un corso di 30 ore che li abiliti alla conoscenza e all’insegnamento della lingua”.
Basteranno?
“No davvero, per cui dalla scuola usciranno giovani assolutamente ignoranti dell’inglese”.
E la proposta del Politecnico di Milano, di tenere tutti i corsi di master soltanto in inglese?
“E’ sbagliata. Innanzitutto, perché non pensare anche ad altre lingue, come il tedesco, lo spagnolo, il francese, l’arabo, il cinese? E poi, non insegnare le discipline in italiano significa peggiorare la cultura specialistica dei frequentatori dei master, che si troveranno in difficoltà nel loro lavoro in Italia”.
Come giudica le parole nuove di questi ragazzi, presentate qui al Salone?
“Sono tutte interessanti, frutto di un lungo lavoro per tradurre in un solo termine sensazioni, emozioni e atteggiamenti suggeriti da circostanze e costumi di oggi. Alcune mi paiono davvero geniali, come ludovita e biostalgia”.
(Da La Nazione, 12/5/2012).

Non è più possibile commentare.

0:00
0:00