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Tribunale per il brevetto europeo unitario: ultimi giorni per la candidatura italiana

Ultimi giorni per la candidatura

Corte dei brevetti europea: Milano aspetta ancora il via libera dell’Italia

Corte brevetti, ultima chance per l’Italia

Mancano 18 giorni alla riunione in cui i rappresentanti dei Paesi Ue decideranno dove spostare la sede che doveva sorgere a Londra:  Parigi e Amsterdam hanno formalizzato la candidatura, Farnesina e Governo no

Ultima chiamata per il Tribunale per il brevetto unitario, cioè la nuova Corte che dovrà dirimere le controversie sui nuovi brevetti europei in materia di farmaci. La vogliamo oppure no? L’Italia intende giocarsi la candidatura di Milano? E, nel caso opti per un’altra città, quale? Mancano meno di 20 giorni alla riunione “tecnica” in cui i rappresentanti dei Paesi europei decideranno dove e come spostare la sede che avrebbe dovuto sorgere (l’edificio era già pronto) a Londra e che, causa Brexit, non potrà più ospitare.

Un appuntamento rinviato per anni sino all’uscita ufficiale -un mese fa – del Regno Unito dal sistema del tribunale per il brevetto Unitario in cui Londra avrebbe dovuto sottostare e applicare proprio quel diritto comunitario cui ha scelto di rinunciare. Un appuntamento che, però, si sapeva che sarebbe arrivato e che oggi riapre, dunque, trai Paesi europei, la partita sulla città che potrebbe diventare la nuova sede di una delle Corti internazionali più interessanti a difesa della proprietà industriale e intellettuale (quella sui brevetti farmaceutici e il life science). Ma mente il governo di Parigi (che già detiene la sede della Corte centrale) e Amsterdam (che si è già aggiudicata l‘Ema, l’Agenzia europea per il farmaco un anno fa) hanno già formalizzato la candidatura delle due città, né la Famesina né Palazzo Chigi si sono sinora espressi con atti formali. Con il rischio di perdere anche un’occasione di indotto – stimata dalla Commissione Ue (dati di alcuni anni fa) – sino a 300 milioni di euro l’anno a regime. E anche quello che non si vede: rafforzamento e nuove sedi di studi legali specializzati, sinergie e consulenze con il Politecnico e i poli universitari.

I malumori nel Governo

La vicenda sta già creando qualche malumore nel governo. Il Pd e Italia Viva hanno sempre appoggiato la candidatura di Milano ( sostenuta, da parte dell’opposizione, anche dalla Lega di Salvini), mentre il M5S aveva aperto alla possibilità che potesse entrare in gioco anche Torino, guidata dal sindaco Chiara Appendino. Così, prima di Ferragosto, da esponenti della maggioranza sarebbe partita una lettera all’attenzione del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, per sollecitare «una decisione rapida e condivisa da parte del Governo, decisione da assumere adesso», così che la candidatura italiana possa essere «ufficializzata in tempo per la riunione del Comitato del 10 settembre 2020».

Il pressing di Milano e Lombardia

L’8 agosto, in un’altra lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e firmata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dal presidente della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, Carlo Sangalli, da quello di Assolombarda, Alessandro Spada, e da Diana Bracco, presidente del cluster tecnologico nazionale Alisei, si chiedeva al governo di proporre «con convinzione» la città di Milano come sede per ospitare la Divisione Centrale del Tribunale europeo unificato dei brevetti. Dal momento che l’Italia è uno dei Paesi membri con il maggior numero di brevetti registrati, appare conseguente che la Divisione Centrale del Tub venga ospitata nel nostro Paese e che il governo proponga con convinzione la città di Milano quale sede più adatta».
In realtà, non esiste alcun automatismo che, fuori Londra, assegni all’Italia la sede della Corte. E lo stesso Tribunale per i brevetti non è un”agenzia” della Commissione Ue, ma nasce sulla base di un accordo internazionale tra Stati europei, che le regole del gioco e le modifiche le decidono all’unanimità. Per questo, la partita andrebbe giocata con convinzione, l’esito non è scontato e la candidatura dovrebbe essere oggettivamente forte. Non è neppure escluso che, in assenza di alternative convincenti, le altre 2 Divisioni centrali, Parigi e Monaco di Baviera, (cioè Francia e Germania) non spingano per assumere su di sè le deleghe precedentemente assegnate a Londra. Chiudendo la partita.

«Milano – si legge ancora nella lettera inviata da imprenditori e politici lombardi – è una delle città europee più innovative: delle 4.456 richieste di brevetto presentate dall’Italia presso lo European Patent Officene nel 2019, il 21% provengono da qui, 940, e si arriva al 34%, 1.493, considerando la Lombardia, che ha registrato un tasso di crescita del 20% rispetto al 2014, risultato che supera quello della Baviera. A Milano hanno sede 4.700 multinazionali estere, un terzo di quelle presenti in Italia, che occupano 501mila dipendenti e generano 236 miliardi di fatturato, 100 delle quali vantano un fatturato sopra al miliardo di euro, rispetto alle 88 di Monaco di Baviera e alle circa 25 di Barcellona».

Laura Cavestri | Il Sole 24 Ore | 23.8.2020

 

 

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