Torre di Babele nel calcio.

La torre di Babele giallorossa: a Trigoria si parlano 11 lingue. Pjanic e Nainggolan i due poliglotti.

di Redazione.

Italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, olandese, bosniaco, arabo, greco, polacco e persino turco. No, non è l’inizio di una barzelletta da quattro soldi ma si tratta del semplice elenco delle lingue parlate all’interno di Trigoria. Una vera e propria torre di Babele a tinte giallorosse in cui si mischiano idiomi e culture.

I due poliglotti – La Commissione Europea, nel suo documento “La sfida salutare”, invita i cittadini dell’Unione a parlare almeno tre lingue diverse. Una sfida ardua per molti, ma non per Miralem Pjanic e Radja Nainggolan, in grado di esprimersi, rispettivamente, in 5 e 4 idiomi differenti. Il numero 15 rilascia interviste in bosniaco, inglese, francese, tedesco ed italiano, mentre al belga – nota nazione cosmopolita – mancano il tedesco e, ovviamente, il bosniaco, a cui però aggiunge l’olandese. Avere la possibilità di poter comunicare in così tante lingue facilita sicuramente l’ingresso nel gruppo di nuovi compagni stranieri, che si appigliano molto spesso ai due centrocampisti per inserirsi più facilmente.

A scuola d’inglese – D’altronde, com’è noto, se Dzeko ha scelto la Roma tanto lo si deve proprio a Pjanic. Oltre al bosniaco, il centravanti ex City è in grado di esprimersi senza alcun problema anche in inglese, proprio come altri calciatori arrivati a Trigoria la scorsa estate come Szczesny (polacco), Rüdiger (tedesco), Salah (arabo), Digne e Vainqueur (francese). L’inglese non è la lingua madre per nessuno dei 6, ma, mentre si cerca di imparare l’italiano, troppi problemi per farsi capire non ce ne sono. Oltre ai già citati Nainggolan e Pjanic, infatti, anche De Rossi, Manolas e Torosidis sono in grado di andare oltre il semplice “The pen is on the table”.

Italiano lingua madre – Nonostante questo melting pot, la lingua principale a Trigoria resta comunque l’italiano. La colonia azzurra, composta da Totti, De Rossi, Florenzi, El Shaarawy e De Sanctis, e i due poliglotti sono ovviamente scontati, ma a tutti questi si aggiungono anche Manolas e Torosidis (greco), Perotti e Iago Falque (spagnolo), Maicon(portoghese e francese), Castan (portoghese), Keita (spagnolo e francese), Zukanovic(bosniaco). L’idioma del Bel Paese, invece, resta ancora di difficile apprensione per SalihUçan, che rilascia interviste soltanto in turco. Il calcio è una lingua internazionale, ma conoscere la lingua del paese in cui si gioca rappresenta sicuramente un’arma in più.
(Da retesport.it, 2/3//2016).

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