Test anche in inglese per iscriversi a Medicina

Le università italiane vanno all’estero per cercare nuove matricole. A settembre, per la prima volta, i test d’ingresso per la facoltà di Medicina si dovrebbero tenere anche a Londra. Una prova in inglese che servirà ad iscriversi ai corsi di laurea, sempre in inglese, offerti dalla Statale di Milano, dalla Sapienza di Roma e da Pavia. L’insegnamento in lingua straniera nelle facoltà di Medicina (ma anche di Scienze ed Economia) non è una novità. Sono diversi i corsi dove tutte le materie e tutti gli esami vengono fatti in lingua. Ma finora, dove c’era il numero chiuso come per Medicina, la prova d’accesso veniva fatta in italiano. Un paradosso. Quante possibilità poteva avere uno studente inglese, olandese, o arabo di rispondere meglio di un ragazzo di Milano o di Roma a quelle 80 domande scritte in italiano e pensate per chi ha studiato nelle nostre scuole, capitoli dei Promessi sposi compresi? Pochissime, e infatti quella scelta bizzarra ha tagliato fuori proprio gli stranieri. A settembre il paradosso sarà eliminato. A parte il test in trasferta a Londra, le prove in inglese saranno fatte anche in Italia per la Sapienza di Roma, con 30 posti disponibili, la Statale di Milano (50) e Pavia, l’università più piccola che però, partita prima degli altri, si prende 1,9 La percentuale di studenti stranieri che viene a compiere gli studi universitari in Italia. La media Ocse è del 3,4 per cento. Gli stranieri che studiano nel Regno Unito sono invece l’ 11,6%; 8,6 quelli che hanno scelto la Germania; 8,2 la percentuale di stranieri che studiano in Francia 20,4 La percentuale (fra gli stranieri che studiano in Italia) che ha scelto la facoltà di Medicina. Il 20,4 ha optato invece per Scienze umanistiche e il 31,8 per Scienze sociali o Giurisprudenza 8 Le università italiane che, secondo un rapporto Crui sull’offerta formativa 2007 (ultimo disponibile sull’argomento) offrono corsi di laurea in inglese; 12 quelle che offrono lauree specialistiche, 22 dottorati, 31 master e 20 summer/whinter school la fetta più grande con 110 posti. Numeri che, naturalmente, si aggiungono a quelli disponibili per i normali corsi in italiano. «In questo modo puntiamo ad internazionalizzare le nostre università» dice il ministro Mariastella Gelmini. E questo è un problema antico: negli atenei italiani gli studenti stranieri sono soltanto l’ 1,9%del totale. Sotto la media Ocse (3,4%) e quattro volte meno di Paesi come Francia e Germania che pescheranno all’estero anche per la loro storia coloniale ma sono pur sempre i vicini con cui fare i conti. Pavia, Milano e Roma dunque: perché queste tre università hanno scelto la strada dell’inglese integrale? «Se gli atenei italiani pagano un prezzo nelle classifiche internazionali — dice il rettore di Pavia, Angiolino Stella — è anche perché attiriamo pochi studenti da fuori. E invece così si aiuta la ricerca e diventa più facile trovare un lavoro» . Non è un caso se dalla sua università molti neolaureati partono per l’Inghilterra e la Svezia dove lavorano subito in ospedale. «Il sistema — prevede il rettore della Statale di Milano, Enrico Decleva— potrebbe essere esteso anche ad altre facoltà. Non possiamo certo competere con gli Stati Uniti, dove gli stranieri sono il 20%, ma dobbiamo fare di più» . Una linea condivisa dalla Sapienza di Roma, dove però il rettore Luigi Frati ha qualche dubbio sul futuro: «Aprire agli stranieri è fondamentale ma con i tagli ai finanziamenti già fatichiamo a coprire le cattedre dei corsi normali. Non sarà mica semplice tenere pure i corsi in inglese» . I test in inglese non saranno la semplice traduzione di quelli in italiano. Saranno diversi, con domande tagliate su un percorso scolastico «neutro» . Milano e Pavia potrebbero farli insieme, con sede unica a Milano. Resta da decidere se fissarli nello stesso giorno di quelli in italiano oppure no. E non è un dettaglio tecnico. Alcuni pensano che, scegliendo due date diverse, il corso in inglese potrebbe diventare non un’opportunità per gli stranieri ma un ripiego per gli italiani bocciati ai test per le facoltà «normali» . Non la pensa così il professor Gianluca Vago, coordinatore del corso di Medicina in inglese alla Statale di Milano: «Per un ragazzo italiano è una strada più difficile, chi la sceglie deve essere motivato. E poi aspetterei, siamo ancora ai primi passi» .

(Quotidianamente)

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