Tedesco, la lingua più parlata nell’Ue

Parole Trappole e curiosità

Dalla “Grosse Koalition” all’inciucio

di Roberto Giardina

“Siamo in Germania, la prego parli tedesco” si è ribellato Guido Westerwelle a un inviato della BBC che pretendeva di porgli una domanda in inglese. La reazione del giovane leader liberale, e futuro ministro degli Esteri, ha suscitato stupore, e indignazione. Persino tra i tedeschi.

I giornali stranieri hanno parlato di “gaffe” del brillante Guido. Mentre aveva ovviamente ragione. Anche l’ex Cancelliere Schröder si rifiutava di usare l’inglese nelle conferenze stampa. Provate a porre una domanda in inglese a Sarkozy, e vedrete la reazione orgogliosa del presidente francese. E nessuno si stupirà.

Ma il tedesco, la lingua più parlata dell’Unione Europea, continua a essere vittima di ostracismi, e di pregiudizi. Anche se è una lingua ufficiale della Comunità, i funzionari di Bruxelles si “dimenticano” spesso dei documenti redatti in tedesco.

Un problema che diventa politico, oltre che culturale, tra equivoci e malintesi. Utile dunque il convegno organizzato dalla Zanichelli per presentare la nuova edizione del dizionario Italiano – Tedesco. Scorrere un dizionario può essere appassionante come leggere un libro giallo, alla ricerca di quel che si nasconde dietro le parole.

A parte i cosiddetti “falsi amici” (“komish” è strano, “trivial” vuol dire banale), bisogna stare in guardia con i termini che sembra facile tradurre. “Grosse Koalition” diventa “Grande Coalizione”, invece dovremmo tradurre con “inciucio”, parola che non a caso è impossibile rendere in tedesco. Le curatrici hanno trovato “Fauler Kompromis”, un compromesso ambiguo, fasullo. E già intuiamo la distanza tra i nostri paesi, al di là della lingua. A volte, una parola richiederebbe un piccolo saggio: “Kavalierdelikt”, è un reato lieve, un peccato veniale. Ma in Italia la legge magari non li persegue, in Germania si finisce in galera.

(Da La Nazione, 9/10/2009).

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2 commenti

  • Parole Trappole e curiosità

    Dalla “Grosse Koalition” all’inciucio

    di Roberto Giardina

    “Siamo in Germania, la prego parli tedesco” si è ribellato Guido Westerwelle a un inviato della BBC che pretendeva di porgli una domanda in inglese. La reazione del giovane leader liberale, e futuro ministro degli Esteri, ha suscitato stupore, e indignazione. Persino tra i tedeschi.

    I giornali stranieri hanno parlato di “gaffe” del brillante Guido. Mentre aveva ovviamente ragione. Anche l’ex Cancelliere Schröder si rifiutava di usare l’inglese nelle conferenze stampa. Provate a porre una domanda in inglese a Sarkozy, e vedrete la reazione orgogliosa del presidente francese. E nessuno si stupirà.

    Ma il tedesco, la lingua più parlata dell’Unione Europea, continua a essere vittima di ostracismi, e di pregiudizi. Anche se è una lingua ufficiale della Comunità, i funzionari di Bruxelles si “dimenticano” spesso dei documenti redatti in tedesco.

    Un problema che diventa politico, oltre che culturale, tra equivoci e malintesi. Utile dunque il convegno organizzato dalla Zanichelli per presentare la nuova edizione del dizionario Italiano – Tedesco. Scorrere un dizionario può essere appassionante come leggere un libro giallo, alla ricerca di quel che si nasconde dietro le parole.

    A parte i cosiddetti “falsi amici” (“komish” è strano, “trivial” vuol dire banale), bisogna stare in guardia con i termini che sembra facile tradurre. “Grosse Koalition” diventa “Grande Coalizione”, invece dovremmo tradurre con “inciucio”, parola che non a caso è impossibile rendere in tedesco. Le curatrici hanno trovato “Fauler Kompromis”, un compromesso ambiguo, fasullo. E già intuiamo la distanza tra i nostri paesi, al di là della lingua. A volte, una parola richiederebbe un piccolo saggio: “Kavalierdelikt”, è un reato lieve, un peccato veniale. Ma in Italia la legge magari non li persegue, in Germania si finisce in galera.

    (Da La Nazione, 9/10/2009).

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  • Parole Trappole e curiosità

    Dalla “Grosse Koalition” all’inciucio

    di Roberto Giardina

    “Siamo in Germania, la prego parli tedesco” si è ribellato Guido Westerwelle a un inviato della BBC che pretendeva di porgli una domanda in inglese. La reazione del giovane leader liberale, e futuro ministro degli Esteri, ha suscitato stupore, e indignazione. Persino tra i tedeschi.

    I giornali stranieri hanno parlato di “gaffe” del brillante Guido. Mentre aveva ovviamente ragione. Anche l’ex Cancelliere Schröder si rifiutava di usare l’inglese nelle conferenze stampa. Provate a porre una domanda in inglese a Sarkozy, e vedrete la reazione orgogliosa del presidente francese. E nessuno si stupirà.

    Ma il tedesco, la lingua più parlata dell’Unione Europea, continua a essere vittima di ostracismi, e di pregiudizi. Anche se è una lingua ufficiale della Comunità, i funzionari di Bruxelles si “dimenticano” spesso dei documenti redatti in tedesco.

    Un problema che diventa politico, oltre che culturale, tra equivoci e malintesi. Utile dunque il convegno organizzato dalla Zanichelli per presentare la nuova edizione del dizionario Italiano – Tedesco. Scorrere un dizionario può essere appassionante come leggere un libro giallo, alla ricerca di quel che si nasconde dietro le parole.

    A parte i cosiddetti “falsi amici” (“komish” è strano, “trivial” vuol dire banale), bisogna stare in guardia con i termini che sembra facile tradurre. “Grosse Koalition” diventa “Grande Coalizione”, invece dovremmo tradurre con “inciucio”, parola che non a caso è impossibile rendere in tedesco. Le curatrici hanno trovato “Fauler Kompromis”, un compromesso ambiguo, fasullo. E già intuiamo la distanza tra i nostri paesi, al di là della lingua. A volte, una parola richiederebbe un piccolo saggio: “Kavalierdelikt”, è un reato lieve, un peccato veniale. Ma in Italia la legge magari non li persegue, in Germania si finisce in galera.

    (Da La Nazione, 9/10/2009).

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