Sulla lingua dei segni‏

Oggi (Blog)
Gentile redazione,
sono Irene, una ragazza udente di 22 anni che da un anno studia all’Ente
Nazionale Sordi di Firenze.
Sono rimasta positivamente colpita nel vedere un articolo relativo all’uso della Lingua dei Segni, però alcune affermazioni mi hanno fatto un po’ storcere il naso.
Premessa: prima di studiare la Lingua dei Segni queste cose non le sapevo neanche io, ma adesso ci tengo a specificare la loro giusta traduzione e collocazione.
Prima di tutto è una Lingua, non un linguaggio. Ha una struttura grammaticale, le sue regole e soprattutto una sua storia. Il linguaggio non ha tutto questo. La traduzione giusta di LIS (che non si scrive L.I.S., perchè porterebbe a tradurla come Lingua Italiana dei Segni) è Lingua dei Segni italiana, in quanto la parola “italiana” indica la nazione in cui viene parlata tipo l’Italia, la Spagna, l’America ect. ma la lingua principale del discorso è la lingua dei segni. Stando a contatto con i sordi sono venuta a conoscenza che non amano essere chiamati “Non udenti” perchè mette il risalto il fatto che a loro manca qualcosa rispetto a noi. Questo è anche stato regolato dal D.L.95 del 20 Febb. 2006, che dice: “Agli effetti della presente legge si considera sordo il minorato sensoriale dell’udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva che gli abbia compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato, purché la sordità non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio”.
Poi ho visto che in fondo alla pagina c’è scritto che alla Camera è in esame una proposta di legge per il riconoscimento della LIS e vorrei farvi sapere che la comunità sorda sta lottando per questo, in questo ultimo periodo ci sono state e ci saranno altre manifestazioni.
Grazie dell’attenzione.

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