Europa e oltre

SULLA DIFESA DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA SI FA STRADA IL MODELLO EUROPEO

Corte di giustizia dell'Unione europea (Lussemburgo)

SULLA DIFESA DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA SI FA STRADA IL MODELLO EUROPEO

Di Marco Ventura

Nell'era globale l'eco dei diritti violati corre per il mondo e annulla la distanza. Anche se avviene all'altro capo del pianeta la violazione ci percuote come se fosse qui. Se è lesa la libertà di portare una convinzione, una fede, ci sentiamo ancora più toccati. Avvertiamo che qualcosa di ultimo, di essenziale è in gioco. Siamo con l'ebreo minacciato in Ungheria, con il bahà'í oppresso in Iran, con il musulmano aggredito a Mumbai, con il cristiano perseguitato in Vietnam, con l'ateo condannato in Tunisia. Gli attacchi alla libertà ci interpellano, ovunque essi si consumino.
Sentiamo l'urgenza di agire. Negli ultimi tempi è cresciuto il consenso perché l'Unione europea difenda chi nel mondo è perseguitato per le proprie convinzioni religiose, non religiose o antireligiose. Un gruppo ristretto di funzionari, esperti, esponenti politici e confessionali si è riunito sabato all'Istituto universitario europeo di Firenze per discutere l'impegno congiunto del Parlamento di Bruxelles e del Servizio europeo per l'azione esterna, l'ufficio competente per la politica estera dell'Unione europea. Prendono forma strategia e mezzi. Tra poche settimane saranno pronte le linee guida per una politica dell'Unione sulla libertà di pensiero, coscienza e religione. L'Europa sarà in prima linea quando nel marzo 2013 il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite discuterà il tema. Gli americani vorrebbero seguissimo la loro strada: la libertà religiosa è un asse della politica estera Usa dagli Anni '50, quando Eisenhower fece appello alle «armi spirituali» nella battaglia contro il comunismo e comparve sui dollari il motto «In God we trust».
La sensibilità di noi europei è diversa. La storia ci ha reso cauti nel fare politica con la religione; le costituzioni ci ricordano di difendere i diritti di tutti, non solo dei cristiani. Condividiamo il bisogno di agire, ma ci preoccupano la superficialità e gli egoismi che si nascondono dietro l'appello all'azione. La sorte delle vittime deve guidarci, non un'ideologia politico-religiosa.

(Dal "Corriere della Sera", 20/11/2012)

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