La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene ![]()
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no ![]()
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]











La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]
La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]
La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]
La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]
La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]
La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]
La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]
La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]
La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]
La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]
La settimana precedente all’arrivo dei volontari ho meso questo messaggio sul degli esperantisti. Cercherò di riportare le risposte che via, via arrivano
Amiche e amici, lunedì prossimo, 4 settembre, nella sede
dell’Era arriveranno 17 volontari che impiegheranno il loro
anno di servizio civile lavorando per l’esperanto.
E’ un passo impegnativo che abbiamo deciso di affrontare con
la convinzione che, oggi, per dare continuità e quindi
maggiore efficacia alle iniziative “esperantiste”, sia
indispensabile l’apporto di energie nuove e impiegate a tempo pieno.
Come ben potete capire è però un’impresa non da poco anche
solo dotare degli strumenti di lavoro 17 persone: computer, monitor,
telefoni.
Ecco perché, come presidente dell’Esperanto Radikala Asocio, oltre che come
militante, chiedo il vostro sostegno finanziario per il felice avvio di questo nuovo
percorso.
Un buon risultato, converrete con me, sarebbe un buon risultato per tutta
la comunità esperantista.
Daniela Giglioli, Presidente dell’Era
Ringraziando Francesco Amerio che ha voluto corrispondere a questo
appello diffondendolo tempestivamente attraverso Nova Sento, sarei
interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
frettolosamente per scontata, appunto sul’impiego di volontari nel
nostro settore.
Daniela Giglioli
(1/9/2006)
Giuseppe Castelli (2/9/2006):
daniela_giglioli:
> sarei
> interessata a conoscere la vostra opinione, data forse troppo
> frettolosamente per scontata, appunto sull’impiego di volontari nel
> nostro settore.
La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine.
I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso intensivo di esperanto.
Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo.. Anche perché come una volta mi ha detto un esperantista doc, è molto, molto più facile imparare una lingua che non imparare a fare politica…
D.Giglioli (3/9/2006)
Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica – Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui propongono per l’affermazione dell’esperanto?
O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Daniela Giglioli
“La mia opinione e’ favorevole se i volontari fanno cosi utili per
l’esperanto, ossia se innanzitutto ricevono la necessaria formazione e
poi realizzano iniziative magari piccole ma serie e ineccepibili.
Invece la mia opinione e’ contraria se fanno cose dannose, come per
esempio digiuni, manifestazioni, appelli ai politici, con l’effetto di
confondere le idee all’opinione pubblica e danneggiare la nostra immagine”.
Nicola Ruggiero (3/9/2006):
_.___
Il giorno 03/set/06, alle 13:14,
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it ha scritto:
> I volontari saranno adeguatamente seguiti, a partire da un corso
> intensivo di esperanto.
bene
> Ma, a questo punto sono superinteressata: quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
> O vogliamo che le belle interviste che Giorgio Bronzetti riesce a
> strappare non abbiano seguito, o che la litania di articoli che
> periodicamente compaiono sulla morte delle lingue non siano altro
> che l’accompagnamento di un ineluttabile decesso del patrimonio
> linguistico? E credete davvero che l’opinione pubblica abbia una
> chiara cognizione del problema linguistico, dei suoi costi e delle sue
> conseguenze e, soprattutto della possibile alternativa? Credo che un
> po’ di chiarezza sarebbe utile a tutti.
Non so se Giuseppe la pensa come me (o se io la penso come lui). Però
io credo che per l’esperanto si sia già affermato coi suoi 119 anni di
vita. Ovvio, non abbiamo raggiunto nessuna vittoria finale, ma io credo
che per spingere all’utilizzo di questa lingua ausiliare le istituzioni
e la gente comune si debbano utilizzare metodi differenti. Certo, è
l’uovo di Colombo, ma voglio fare innanzitutto “chiarezza”.
Come esponente del movimento italiano e internazionale, sono
convintissimo della bontà dei convegni come luogo di crescita
culturale, come prova che l’Esperanto _funziona_ e che mette in moto i
meccanismi di una comunità linguistica inclusiva.
Sono anche convinto che si debbano fare dei convegni scientifici
(magari organizzati dall’AIS con la FEI) per dimostrare i valori che
l’Esperanto ha. Grossomodo sono d’accordo con quanto si dice qui
http://www.esperanto.it/html/euresp.htm
La ERA in quanto onlus cosa fa? (Lo chiedo senza alcun spirito di
polemica, ma per sincera curiosità)
Nicola Ruggiero
IEJ-prezidanto http://iej.esperanto.it
TEJO-komitatano B http://www.tejo.org
nicola.ruggiero ç esperanto.it
Giuseppe Castelli (3/9/2006):
Daniela.Giglioli@linguainternazionale.it:
> Per le “cose dannose”, solo se vorranno, col tempo..
Speriamo di no
> quale strategia – politica –
> Giuseppe Castelli e tutte le persone che qui la pensano come lui
> propongono per l’affermazione dell’esperanto?
Mah, il legame fra esperanto e politica lo vedo parecchio tenue.
L’esperanto e’ un fenomeno culturale poco conosciuto o misconosciuto:
direi che quindi ci vuole una strategia informativa piu’ che politica.
In questa strategia la prima cosa dovrebbe essere non fare danni, e in
particolare non confondere le idee ai destinatari della nostra
informazione (politici compresi, ovviamente). Per scongiurare questo
rischio, suggerisco di semplificare il nostro messaggio, ossia:
– eliminare ogni riferimento alla politica
– non contrapporre esperanto e inglese
– presentare l’esperanto come una (piccola) realta’ interessante e
positiva, non come la potenziale soluzione di qualche fantomatico
problema.
Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 12 Set 2006 – 19:06 [addsig]