Stop dell`Italia al brevetto Ue‏

Il Sole 24 Ore, pag. 25:

Regole. L`Italia ricorre alta Corte di Giustizia europea per contestare l`utilizzo di tre sole lingue: inglese, francese e tedesco

Stop dell`Italia al brevetto Ue

Il sottosegretario Polidori: «Ci opponiamo alla distorsione della concorrenza»

Rita Fatiguso
MILANO

Brevetto europeo: Roma e Madrid non mollano la presa.
Mentre la Commissione europea, con il sostegno di 25 su 27 Stati membri, dopo anni di diatribe ha messo il dossier su un binario preferenziale, Italia e Spagna rinunciano ad opporsi e portano Bruxelles in Tribunale.

Ieri l`Italia ha depositato il ricorso davanti alla Corte di Giustizia dell`Unione Europea sul progetto dibrevetto europeo basato sul trilinguismo con la motivazione che si tratterebbe di un indebito vantaggio per le imprese francesi e tedesche.

Al centro della controffensiva c`è la decisione del Consiglio europeo del 10 marzo 2011, che ha autorizzato l`istituzione di una cooperazione rafforzata tra 25 dei 27 Paesi membri, dalla quale Italia e Spagna hanno deciso di rimanerne fuori, per avviare comunque il brevetto europeo.
Per la Farnesina l`obiettivo è quello di «agire a difesa dei valori e degli obiettivi dell`Unione europea contro il tentativo di definire una gerarchia di poteri e di valori in violazione dei principi dì pari dignità e di rispetto delle diversità linguistiche e culturali degli Stati membri».

«L`Italia- si precisa in una nota – contesta la creazione di un precedente negativo nel processo d`integrazione europea: le cooperazioni rafforzate non sono infatti state immaginate come strumento divisivo, sostanzialmente teso a vanificare le norme dei Trattati che richiedono l`unanimità, ma per consentire a gruppi di Stati di avviare sviluppi del
processo di integrazione europea, cui altri Stati non sono interessati.
La cooperazione rafforzata nel settore del brevetto è infine contraria allo spirito del mercato unico, perché suscettibile di creare divisioni e distorsioni all`interno di quest`ultimo,
recando quindi pregiudizio alle nostre imprese».

Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e responsabile dell`industria, si è schierato con Bruxelles. «Condivido di più la posizione della Commissione rispetto a quella dell`Italia – ha detto due settimane fa – bisogna accelerare sulla questione del brevetto unico europeo, perché questo diminuirebbe i costi per le imprese».

Ma Roma da mesi ha preso una posizione intransigente contro la scelta del «trilinguismo» anche se diluito, in parte, prevedendo che le domande possano essere presentate nella propria lingua e tradotte, con rimborso delle spese, in una delle tre lingue ufficiali.

Ma è il principio politico della «forzatura» sulla cooperazione rafforzata sponsorizzata dal commissario al mercato interno, Michel Barnier, ad essere messa in discussione.

Catia Polidori, sottosegretario allo Sviluppo economico ha sottolineato che «il ricorso presentato dall`Italia alla Corte di Giustizia dell`Unione europea contro la decisione di istituire
un brevetto europeo senza il coinvolgimento del nostro Paese e con un regime linguistico (inglese, tedesco, francese) che ci discrimina, conferma la volontà del Governo italiano di agire a difesa delle nostre imprese, soprattutto quelle piccole e medie, che non hanno le risorse finanziarie necessarie a tradurre i complessi testi tecnico-giurìdici relativi agli stessi brevetti».
«Siamo convinti – ha aggiunto Polidori – che la Corte europea riconoscerà la fondatezza delle nostre ragioni, consentendo così di avviare finalmente il lavoro per giungere ad un sistema di brevetto europeo veramente equilibrato».

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Il «trilinguismo» è quel regime brevettuale in base al quale si prevede (a possibilità di depositare testi solo in inglese, francese o tedesco. Nel caso dei brevetto europeo, la Commissione ha dichiarato di essere intenzionata a stemperarla prevedendo che le domande possano essere presentate nella propria lingua e tradotte, con rimborso delle
spese, in una delle tre "lingue ufficiali". In più, per un periodo transitorio di 12 anni, tutte le domande (quindi anche quelle in francese e tedesco) dovrebbero essere accompagnate da una traduzione obbligatoria in inglese.

Ma Italia e Spagna non mollano la presa. Il nodo in realtà resta squisitamente politico e si basa sulla previsione della procedura ad hoc scelta a maggioranza che, alla fine, rischia di diventare una sorta di precedente.

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