Europa e oltre

«Stati Uniti d’Europa? Noi francesi restiamo prudenti»

L’intervista II ministro degli Affari europei Thierry Repentin oggi sarà in Italia: «Parleremo della Torino Lione, le proteste sono normali»

«Stati Uniti d’Europa? Noi francesi restiamo prudenti»

di Stefano Montefiori

Signor ministro, tra un anno si svolgeranno elezioni europee che rischiano di trasformarsi in un trionfo degli euroscettici. Come pensano di affrontarle Francia e Italia? Enrico Letta offre la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa, voi francesi siete più freddi al riguardo. Su questo Parigi e Roma restano divise?
«La visione dell’Italia ci obbliga ad andare oltre rispetto a quel che sono disposti a concedere alcuni Paesi. L’Italia è un pungolo importante. Oggi in Europa a un estremo troviamo la posizione italiana, all’altro quella della Gran Bretagna, che addirittura organizza un referendum sulla permanenza stessa nella Ue, probabilmente con l’obiettivo di restare ma in un’Unione indebolita, più leggera. L’equilibrio verrà trovato tra queste due visioni, e magari sarà espresso dalla linea francese: più prudenti sul federalismo ma comunque favorevoli a una maggiore integrazione».
Thierry Repentin, 5o anni, savoiardo amante dell’Italia (una passione per il mercato di Porta Palazzo a Torino), è il ministro degli Affari europei francese. Lo incontriamo al Quai d’Orsay, alla vigilia della visita a Roma di oggi.
Il 16 maggio scorso il presidente Hollande ha lanciato l’idea di una vera unione politica europea in due anni. Non le sembra che sia rimasta lettera morta?
«No, è un’idea all’ordine del giorno e in quest’ottica moltiplichiamo gli incontri con i partner a noi più vicini: ecco il senso del mio viaggio in Italia. Parigi e Roma stanno facendo molte cose assieme. Con il vostro ministro Enzo Moavero stiamo cercando di portare su scala europea un nuovo dossier, la strategia marco-regionale alpina, cioè la cooperazione transfrontaliera per gestione del territorio, turismo, agricoltura, università, tra Italia, Francia, Austria, Germania, Slovenia. Vogliamo varare il progetto nel corso del vertice italo-francese di novembre».
Lo shopping francese in Italia (l’ultimo caso è Lvmh che ha comprato Loro Piana) non complica i rapporti?
«Non c’è alcun motivo, dovremmo preoccuparci se questi interventi venissero da Cina o Russia, ma all’interno dell’Europa sono normali. Di recente con il presidente Hollande abbiamo fatto visita all’acciaieria Rio Tinto in Francia, che verrà ripresa da un investitore tedesco e ne siamo soddisfatti. Nel tessuto economico francese poi l’Italia è molto presente, soprattutto con le piccole e medie imprese. A Saint-Michel-de-Maurienne, nella mia Savoia, è un imprenditore italiano (Gianpiero Colla, ndr) che ha rilevato il fornitore automobilistico Metaltemple, salvando così 150 posti di lavoro».
A Roma parlerete anche di Torino-Lione? Per la Francia non sembra più un progetto prioritario. Ci credete ancora?
«Certamente, sono giudicate non prioritarie solo le linee di accesso alla galleria franco-italiana: finché quella non è in stato avanzato le linee di accesso francesi possono aspettare. Ma la galleria deve essere costruita il prima possibile. A Roma parleremo appunto della ratificazione del Trattato internazionale. C’è solo una difficoltà».
Quale?
«L’intervento finanziario della Commissione europea è decisivo, ma previsto nel bilancio 2014-2010. Noi vogliamo cominciare i lavori prima, entro il 2013. Contiamo di metterci d’accordo con Bruxelles».
Che pensa delle proteste sul fronte italiano?
«Esistono in Italia e in Francia dei movimenti anti -crescita: li vediamo all’opera in Val di Susa, e contro la costruzione dell’aereoporto a Notre -Dame des Landes. Sono gli stessi. Io penso che la Torino-Lione sia uno snodo essenziale per tutta l’Europa, per aprire i collegamenti ferroviari da Londra fino ai Balcani».
E vero che nulla si muove in Europa perché tutti aspettano le elezioni del 22 settembre in Germania?
«C’è una forma di attesa che ha toccato le relazioni esterne: per esempio abbiamo rinviato le discussioni su Serbia e Kosovo e sulla Turchia. Ma al contrario, su altri temi quelle elezioni hanno agito da acceleratore. Per esempio la Germania ha accettato che le politiche economiche in seno all’Eurogruppo vengano decise in base agli indicatori sociali (saranno definiti in ottobre). Sono convinto che Angela Merkel vi è stata spinta anche dalla elezioni vicine. La cancelliera oggi si apre a un dibattito nel quale Francia e Italia finora erano in prima linea senza ricevere particolari echi».
(Dal Corriere della Sera, 29/7/2013).

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