SPIONAGGIO IN EUROPA, CHI SORVEGLIA I SORVEGLIANTI?
Chi si scandalizza oggi per le rivelazioni di Edward Snowden sullo spionaggio americano in Europa dimentica ECHELON, il trattato UKUSA e il funzionamento dei sistemi di intelligence europei.
Le origini delle intercettazioni moderne: UKUSA ed ECHELON
Per capire ancora meglio di fronte a cosa ci troviamo, è opportuno ricordare che, ben prima che Wikileaks e Edward Snowden scoprissero l’acqua calda, già nel 1947 vennero poste solide basi perché l’orecchio e l’occhio americano potessero ascoltare e vedere nel dettaglio cosa accadeva in Europa: nel primo dopoguerra, Stati Uniti e Regno Unito, insieme agli amici di Canada, Australia e Nuova Zelanda, crearono il progetto ECHELON come parte di un club esclusivo anglosassone per condividere i risultati di intercettazioni globali, coperte da un trattato segreto che vige ancora oggi. E che, molto eloquentemente, si chiama UKUSA.
Durante e dopo la guerra fredda, le attenzioni di ECHELON si concentrarono progressivamente su comunicazioni militari e diplomatiche. Ma, grazie alla tecnologia e ai computer sempre più sofisticati, ECHELON fu presto in grado di monitorare anche obiettivi industriali e dunque privati. Fino a oggi quando, essendo riversate spontaneamente sulla rete l’80% delle informazioni sensibili di privati, cittadini e aziende, l’estensione possibile delle informazioni da intercettare è praticamente universale.
ECHELON è controllata dalla NSA, proprio quella National Security Agency di Fort Meade, nel Maryland, dove lavorava Edward Snowden e da cui lo scandalo è fuoriuscito. La NSA incrocia i dati principalmente con la General Communications Head Quarters (GCHQ) di Cheltenham, Inghilterra, e poi con la canadese Communications Security Establishment Canada (CSEC), con l’australiana Defence Signals Directorate (DSD) e con il General Communications Security Bureau (GCSB) della Nuova Zelanda.
L’Europa sapeva
Detto questo, l’attentato dell’11 settembre al World Trade Center non ha cancellato solo le Torri Gemelle di New York ma anche la memoria dell’Unione Europea la quale, già nel luglio del 2001, aveva pubblicato un report redatto dalla Commissione (Commissione temporanea sul sistema d’intercettazione Echelon) per il Parlamento UE, in cui ci si interrogava sui motivi e le giustificazioni dell’uso delle intercettazioni e della opportunità della collaborazione inglese allo spionaggio americano in Europa.
Nelle conclusioni di quella relazione, si trova una domanda importante: “I cittadini dell’UE sono adeguatamente protetti contro i servizi segreti?” Ecco la risposta: “Considerando che la protezione di cui godono i cittadini dell’Unione europea dipende dalla situazione giuridica propria dei singoli Stati membri, che varia in modo sostanziale, e dal momento che in alcuni casi non esistono neppure organi parlamentari di controllo, il grado di protezione non si può certo dire essere adeguato”.
Ma la chiave del report sta tutto nel suo incipit, dove qualche dotto burocrate UE ha voluto una frase di ÂÂ Giovenale: “Quis custodiet ipsos custodes?” ovvero “Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?”. Questa, in conclusione, è la madre di tutte le domande, quando si parla di spionaggio. E la cui risposta manca ancora del tutto.
(da Oltrefrontiera – Panorama.it)














