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Spesa militare: Ci si divide sul rapporto Sipri, perché non puntare sul dialogo attraverso la lingua della nonviolenza?

Spesa militare, Pagano (Era): Ci si divide sul rapporto Sipri, perché non puntare sul dialogo attraverso la lingua della nonviolenza?

Oggi la stampa italiana si divide sui dati dell’annuale rapporto sulla spesa militare mondiale dell’Istituto internazionale di ricerca della pace (Sipri), dando interpretazioni diametralmente opposte, alla tipica maniera dell’informazione asservita all’ideologia di Regime, che si preoccupa di sottolineare solamente ciò che a quell’ideologia può interessare, giungendo alle conclusioni più comode. Da una parte, infatti, il quotidiano ‘Libero Quotidiano’ evidenzia allarmato la corsa alle armi di arabi, Cina e Russia, lamentando che l’Europa ‘resta a guardare’, dato che la spesa militare dei Paesi Occidentali ha registrato un calo dello 0,5%. Dall’altra ‘Il Manifesto’ inneggia sarcasticamente al traguardo raggiunto dall’Italia, salita tra i ‘10 Grandi’ nella corsa agli armamenti, con 26 miliardi di euro su base annua spesi con denaro pubblico in forze armate, armi e missioni militari all’estero.
«Perché anziché elucubrare, a seconda del proprio parziale punto di vista, sui dati della spesa militare globale, non sottolineiamo che è il dialogo la forza migliore che abbiamo a disposizione per contribuire alla Pace? Perché non ci chiediamo quanto e in che modo la lingua della nonviolenza per antonomasia, l’Esperanto, possa contribuire all’instaurarsi di questo dialogo finalizzato alla pace?». Queste le domande che si pone il Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, Giorgio Pagano, analizzando gli articoli sulla stampa italiana di oggi in merito al rapporto Sipri.
«Può essere l’Esperanto quel quid super partes simbolo, e allo stesso tempo, veicolo di uguaglianza e rispetto reciproco fra tutti i popoli, che sono alcune fra le condizioni essenziali alla solidità e durata della Pace. Su questo dovremmo puntare!», conclude Pagano.

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