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Politica e lingue

Sostegno per l’esperanto?

Radicali.it: 1° sostegno pro esperanto?

Dario Armini

(candidato lista per l’elezione diretta del Presidente della Commissione Europea)

(1 December 2000 17:36)

Lapo, do not worry! E’ vero, bisogna imparare l’inglese per muoversi nel mondo, anche nelle istituzioni europee. E certo per ragioni più politiche che altro, perchè la potenza della Gran Bretagna prima e degli Stati Uniti dopo l’hanno imposto cpme lingua degli scambi, mentre i trionfi bellici nelle due guerre mondiali hanno donato loro una discreta posizione anche in tempo di pace.
E certo l’inglese non è la lingua più parlata in termini assoluti. Quello è il cinese, per quanto le differenze di dialetti facciano un pò traballare la certezza di questo primato. E’ però quella più conosciuta a livello di base, nel senso che una sua conoscenza approssimativa è diffusa un pò in tutto il mondo.
Una tale diffusione la rende una lingua accettata come mezzo di scambio. Non so se a tutti questo piaccia, penso la maggior parte delle persone ci si adeguino.
A me francamente l’inglese piace, l’ho appreso che non ero più proprio piccolino, ma mi è piaciuto anche per entrare in contatto con la cultura e le tradizioni anglosassoni, nella cui immersione ho tra l’altro avuto modo di apprenderlo. Così come ora mi piace scoprire le differenze tra i modi di pronunciare il francese, in primis le piccole differenze col Belgio.
Ma oltre queste due lingue (e l’italiano) non vado, se non piccoli accenni di quelle dei paesi dove sono stato un mesetto o circa.
E sarebbe francamente bello avere un mezzo che ti consenta di apprendere più facilmente altre lingue, e quindi altre culture e tradizioni. Da più parti mi era stato detto che l’esperanto aveva questa capacità. Allora, la mia idea è che se ne potrebbe diffondere l’insegnamento nelle scuole, nelle scuole europee in primo luogo. Perchè è inevitabile che la futura Unione sarà una babele, con troppe lingue. Ma mi sembra inaccettabile dire ad alcuni popoli di rinunciare alla propria. Forse a Bruxelles, come succede oggi al Palazzo di Vetro dell’ONU, dove le lingue ufficiali sono sei (che non sono poche, se consideriamo la loro funzione come lingue di lavoro). Ma viene spontanea la questione: l’UE sta diventando come l’ONU? E’ chiaro che la risposta di chi propone la Federazione Europea non può che essere no.
Lasciare a ognuno l’uso della propria lingua a casa come a Bruxelles sarebbe una risposta di grande rispetto per tutti, in primo luogo per quella storia che una lingua si porta con sè. Mentre l’esperanto, si potrebbe ribattere, che storia ha? Io francamente non la conosco, penso perchè non sia mai uscita dall’uso in gruppi ristretti. Anche in passato le corti europee parlavano il francese, i letterati l’italiano, la Chiesa continuava col latino. Ma il popolo parlava le sue lingue.
Se dovessimo trovare la lingua parlata storicamente in Europa, forse i il latino la spunterebbe, o forse dovremmo semplicemente che molto dipende dale fasi storiche. E oggi si direbbe che siamo nella fase dell’inglese.
Ma lo siamo? Questi inglesi che tanto si oppongono al Super-Stato europeo, non comprendendo neanche bene cosa significa volere una federazione (non comprendendo cioè che è molto più accentrata l’attuale Europa che una ferderazione), hanno però il vantaggio di avere la lingua parlata ovunque. I miei amici inglesi non parlano (tranne pochissimi) alcuna altra lingua. Una situazione peggiore che la nostra pur non poliglotta Italia. Ma proprio non si sforzano, tanto ovunque qualcuno che parla inglese lo trovano…
Noi penso dovremmo chiederci che Europa stiamo costruendo. Una federazione tra Stati uguali (col loro diverso peso, ponderato certo), nata non dalla conquista da parte di qualcuno ma dalla scelta comune. Proseguendo sul filo della logica, una lingua comune è quello che ci vorrebbe. Se esiste, la si studi.
Nella mia piccolissima esperienza con l’esperanto, devo dire che l’ho trovato di lettura non difficile. Con il rumeno in realtà la lingua che non avevo mai studiato la cui lettura è stata più agevole. Ma soprattutto mi piace questa flessibilità che dona.
La domanda che si pone è: come fare? Io sono contrario ai decreti, sia sulla storia studiata nelle classi che sulla lingua. Non si può dire a chi vi vede uno strumento di coesione: basta, eccovi l’esperanto. Ma non mi sembra sia questo quello che te chiedi. Te parli di "lingua federale europea", non di lingua europea e basta. A livello di quelli che noi chiamiamo Stati-membri, ognuno userebbe la sua lingua. Attenzione però a un pericolo, che l’esperanto diventi una lingua di lavoro, chiuso agli alfabetizzati palazzi di Bruxelles o a quelli del potere nazionale (federato…). Certo, potrebbero qui chiedersi degli interpreti.
Io da parte mia ho detto non "lo si parli", ma "lo si insegni". L’istruzione di massa, inesistente nel passato, può far sì che con questa lingua si entri in contatto. Insegnarla, per quanto una mia amica che mi è venuta a trovare in questi giorni mi abbia dato dello scarso rigorista fiscale, dell’elargitore di denaro pubblico per scopi puramente politici, quando le ho parlato di questa idea, o dei traduttori a Bruxelles.
Ma mi sembra giusto dare i mezzi per affermarsi. Poi, che se la giochi, un pò. Nel senso, vedremo se i bambini la useranno fuori dalle aule scolastiche. Ma se non ce la introduciamo, penso che ci sarà buon gioco a dire che si tratta di una lingua morta, e molti (alcuni, e lo dico solo per spirito di onestà, anche in questa lista) diranno: ma impara l’inglese. Io l’ho fatto, e l’inglese mi piace. Certo, non mi da strumenti per comprendere anche altre lingue, e questo mi dispiace, ma… è così.
Ora, non so se la tua associazione ha una campagna del genere, per l’insegnamento nelle scuole. A me sembra una buona idea.
Dario Armini

Giorgio Pagano
(1 December 2000 21:18)
L’inglese è nudo
Scusate non capisco.
Da oltre mezzo secolo (55 anni per la precisione)in tutte le scuole d’Italia si insegna come praticamente unica lingua straniera proprio l’inglese. Tutti riconosciamo che a tutt’oggi gli italiani non lo sanno. E poi il fallimento sarebbe dell’esperanto che, non solo non si è mai insegnato nelle scuole italiane ma, sostanzialmente, si è fatto di tutto per vietarlo?
Lapo Orlandi

(2 December 2000 1:2)

Caro Dario,
hai proprio colto nel segno: il problema è mettere l’esperanto sul mercato delle lingue, abbattere l’apartheid che subisce da anni(e che a volte subiamo anche noi di riflesso persino all’interno del partito).
Questo, come giustamente dici tu, va fatto innanzi tutto con una politica educativa. L’ERA sostiene queste cose da anni: abbiamo prodotto i volumi per l’insegnamento propedeutico dell’esperanto rispetto alle lingue straniere, fatto corsi di aggiornamento per insegnanti di lingue straniere sul metodo di Paderborn con l’autorizzazione ministeriale e realizzato un progetto con l’UNESCO con 150 scuole del mondo intero e con ottimi risultati.
Purtroppo poi tutto è caduto nel vuoto, perchè‚ è mancata la volontà politica a supporto delle nostre iniziative.
E’ inutile nasconderselo il problema è politico, ed in quel campo va affrontato e risolto.
Nel corso degli ultimi anni ci siamo mossi proprio in questa direzione: quella di costruire una strategia per rendere consapevoli i governi e le opinioni pubbliche anche delle cose che dici te.
Nel 1998 siamo andati a Stoccolma, alla conferenza intergovernativa dell’UNESCO su "Le politiche culturali dello sviluppo" dove abbiamo portato il Governo italiano a sostenere la nostra idea di promuovere la creazione di un Osservatorio sull’ecosistema linguistico.
La nostra azione è risultata determinante e sul Piano d’Azione adottato dalla Conferenza il Direttore Generale è stato adirittura impegnato dai governi a promuovere l’istituzione di un Osservatorio sulle politiche linguistiche.
Nel corso dell’ultimo Congresso (Luglio 2000), "tenuto conto del fatto che il 2001 è stato dichiarato anno europeo delle lingue dall’Unione europea, [abbiamo deciso] quale impegno 2001 della Campagna e del Progetto 2020 quello per una prima "Conferenza europea sullo stato della comunicazione linguistica tra i cittadini", conferenza che veda coinvolti, oltre le istituzioni europee quelle governative – anche dei Paesi di futura entrata -, esperti ed organizzazioni non governative europee ed europeiste." [dalla Mozione approvata a Firenze il 16/7/2000].
E proprio su questo punto, ritengo che la vostra lista, e non solo, può assumere un ruolo molto importante.
Infatti l’attuale Commissaria Europea alla Cultura e all’Istruzione, la signora Rieding, è persona estremamente sensibile al problema.
Occorre che aldilà dei nostri sforzi di radicali esperantisti i sette eurodeputati della lista Bonino con il peso delle personalità poltiche e della loro storia, e persino della loro personale amicizia con lo staff della Commissaria, si adoperino da subito per fare pressione affinchè‚ la Rieding si faccia promotrice della convocazione di una Conferenza Europea sulle lingue, sul modello di quella di Rio per l’ambiente.
Vista la sensibilità che inizia ad emergere da questo dibattito, vi lancio una "sfida": siete disposti come lista e personalmente a mettere tra le vostre priorità, una volta eletti, l’impegno per un’azione diretta, insistente e radicale sui nostri europarlamentari affinchè‚ si adoperino con ogni strumento in loro possesso sulla campagna "Conferenza Europea sulle lingue"? Ve la sentite d’impegnarvi a controllare la loro azione nelle sedi istituzionali? A coinvolgere i deputati ed eurodeputati italiani in un’azione di lobbying a sostegno di questa Conferenza?
Aspetto fiducioso risposte…
Lapo Orlandi

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