Solo lombardi i vigili a Milano

La proposta

Concorsi di categoria solo a milanesi doc. «Almeno loro conoscono la città»

Lega, i vigili di nuovo ghisa «Solo lumbard sulle strade»

Salvini: chi viene da fuori pensa solo a tornare al paese

Il capogruppo in consiglio comunale del Carroccio: chiederemo alla Moratti di ritornare ad assumere solo milanesi come vigili

di Andrea Senesi

Più milanesi, più lumbard. Più ghisa, insomma. Stop all’invasione di vigili urbani meridionali o comunque «forestieri». Meglio riservare i concorsi di categoria solo a chi è residente in terra lombarda. Meglio ancora poi se l’aspirante poliziotto locale dovesse avere casa proprio sotto la Madonnina. Un milanese doc, insomma. La proposta arriva della Lega Nord, che per bocca del suo capogruppo in consiglio comunale, Matteo Salvini, promette che della questione ne parlerà – «al più presto, forse già lunedì » – con il sindaco Moratti. «Altro che razzismo, si tratterebbe solo di un ritorno all’antico» premette Salvini. Alla base – assicura – solo considerazioni pratiche. «I vigili che arrivano qui dalle altre regioni non sanno niente di Milano. Se dici via Ripamonti, questi non sanno nemmeno se sta a nord o a sud della città». Il mestiere come vocazione, dunque: «Bisogna amare la città, mentre per qualcuno il posto da vigile equivale a un lavoro al ministero». «E poi – sbuffa Salvini – ci sono quelli che appena possono chiedono di tornare al paese». Il capogruppo del Carroccio, d’altra parte, ne è convinto: «Ci sono tantissimi ragazzi di Milano, che amano la loro città, che sono stati respinti alla selezione perché magari meno abituati a superare i concorsi pubblici». Perplesso il vice sindaco Riccardo De Corato. «A naso, la proposta di blindare i concorsi mi sembra che possa avere qualche problema di legittimità costituzionale». Detto questo, su una cosa il vicesindaco dà ragione a Salvini: «E’ vero però che molti vigili, scattati i cinque anni dall’assunzione, chiedono di far ritorno a casa». La contromisura? «Per qualsiasi dipendente che torna indietro, ne arriva un altro». Insomma: fino a quando non c’è il sostituto in organico, il ghisa «trapiantato» non può rifare le valigie. Entro la fine dell’anno arriveranno comunque in organico 240 nuovi vigili. Qui le selezioni sono già state fatte. Indietro non si torna. Fino agli anni ‘ 80, in effetti il vigile era a denominazione d’origine controllata milanese. Oggi, tra le fila degli ultimi assunti, le percentuali fotografano grosso modo un 60 a 40. A favore dei non lombardi, beninteso. «In effetti un tempo la residenza in città era un requisito obbligatorio», ricorda Roberto Miglio della Rsu del Comune. Che però di fronte alla proposta del «ritorno all’ antico» sbotta: «Altro che lumbard. Servirebbero invece vigili con la pelle di un altro colore». «Nella Babele di lingue della metropoli – spiega – sarebbe utile avere gente in grado di dialogare con i nuovi cittadini di Milano. Dagli arabi ai cinesi. Evitando così la beffa di essere raggirati da alcuni immigrati proprio perché nessuno conosce la loro lingua». «Il problema di chi vuol riavvicinarsi a casa dopo il termine obbligatorio esiste» ammette Aldo Ugliano consigliere del Pd a Palazzo Marino. «Però la Lega, come al solito, sceglie una scorciatoia. Se chi è arrivato qui dopo un certo numero di anni chiede di tornare è perché questa è diventata una città dove è sempre più difficile fare progetti di lungo periodo. Vale per i vigili, ma anche per altre categorie. Dagli infermieri ai tranvieri».

(Dal Corriere della Sera, 25/5/2008).

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