Sermoni in italiano

La proposta del Presidente di An

Fini: “Nelle moschee i sermoni in italiano”

“Abbiamo il diritto di sapere cosa accade lì dentro”. E gli imam non dicono di no

“Dobbiamo sapere chi prega Allah e chi semina odio”. La prima barriera da abbattere con l’islam, propone il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, è quella della lingua. La proposta del leader di An arriva a poca distanza dagli ultimi arresti nella moschea di Perugia e incontra più appoggi nel mondo islamico che nella maggioranza politica del Parlamento.

Il ragionamento di Fini è semplice: i sermoni devono essere tradotti, “perché ognuno ha il diritto di pregare Dio come vuole – ha dichiarato alla festa del “Secolo d’Italia” a Rieti- ma noi abbiamo il diritto di sapere cosa accade lì dentro”….I rappresentanti più autorevoli del mondo musulmano non sono apparsi scandalizzati dalla proposta del leader di Alleanza nazionale: “Noi ad Imperia già da tempo abbiamo adottato il sermone bilingue: arabo e italiano”, commenta per esempio Roberto Piccardo, ex presidente dell’Ucoi, l’unione delle comunità islamiche d’Italia. L’introduzione della predica italiana “è uno dei nostri obbiettivi”, fa sapere anche l’imam di Firenze, Izzedin Elzir.

A Roma, spiega Mario Scialoja, componente della Consulta islamica per l’Islam italiano, alla Grande Moschea “già da qualche tempo si è introdotto l’uso del sermone bilingue e si sta anche sperimentando quello in tre lingue”. Si dice “pienamente d’accordo con Fini” Khaled Fouad Allam, deputato dell’Ulivo: in molti altri Paesi “i sermoni vengono letti nella lingua locale”…

(Da Il Giornale, 31/7/2007).

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1 commento

  • La proposta del Presidente di An

    Fini: “Nelle moschee i sermoni in italiano”

    “Abbiamo il diritto di sapere cosa accade lì dentro”. E gli imam non dicono di no

    “Dobbiamo sapere chi prega Allah e chi semina odio”. La prima barriera da abbattere con l’islam, propone il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, è quella della lingua. La proposta del leader di An arriva a poca distanza dagli ultimi arresti nella moschea di Perugia e incontra più appoggi nel mondo islamico che nella maggioranza politica del Parlamento.

    Il ragionamento di Fini è semplice: i sermoni devono essere tradotti, “perché ognuno ha il diritto di pregare Dio come vuole – ha dichiarato alla festa del “Secolo d’Italia” a Rieti- ma noi abbiamo il diritto di sapere cosa accade lì dentro”….I rappresentanti più autorevoli del mondo musulmano non sono apparsi scandalizzati dalla proposta del leader di Alleanza nazionale: “Noi ad Imperia già da tempo abbiamo adottato il sermone bilingue: arabo e italiano”, commenta per esempio Roberto Piccardo, ex presidente dell’Ucoi, l’unione delle comunità islamiche d’Italia. L’introduzione della predica italiana “è uno dei nostri obbiettivi”, fa sapere anche l’imam di Firenze, Izzedin Elzir.

    A Roma, spiega Mario Scialoja, componente della Consulta islamica per l’Islam italiano, alla Grande Moschea “già da qualche tempo si è introdotto l’uso del sermone bilingue e si sta anche sperimentando quello in tre lingue”. Si dice “pienamente d’accordo con Fini” Khaled Fouad Allam, deputato dell’Ulivo: in molti altri Paesi “i sermoni vengono letti nella lingua locale”…

    (Da Il Giornale, 31/7/2007).

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