L’ago della bilancia
La Nato e il suo ruolo nel mondo Perché è ora di ripensarla
Abbiamo sperato che la guerra fredda fosse finita e che una migliore atmosfera internazionale avrebbe giovato all’Ucraina per migliorare i suoi rapporti con la Russia (con cui era in guerra dal 24 febbraio 2022) e avrebbe garantito il suo futuro permettendole di proclamare la propria neutralità. Sapevamo che esistevano, in ciascuno dei due campi, gruppi molto bellicosi, ma anche forze politiche consapevoli dei grandi vantaggi che avrebbero tratto dalla ripresa di relazioni amichevoli con l’intero continente. E sapevamo anche che una guerra fra russi e ucraini sarebbe stata combattuta da popoli che appartengono a una stessa storia e a una stessa cultura politico-religiosa. Ma Vladimir Putin sembrava avere bisogno di provare anzitutto la sua personale esistenza e dimostrare al mondo, contemporaneamente, che quelle terre erano russe e gli appartenevano. Negli ultimi decenni la Russia aveva attraversato una fase storica alquanto agitata. Dalle sue frequenti guerre aveva ricavato qualche vittoria contro l’impero asburgico; ma la Rivoluzione d`Ottobre aveva cancellato lo Stato zarista dalla carta geografica. Molti russi credettero di potere sostenere che il loro Paese dal campo di battaglia era pur sempre uscito vincitore, e potevano vantarsi contemporaneamente di essere pur sempre cittadini di un impero. Questa vicenda, già molto involuta, è stata ulteriormente complicata da un’altra crisi che concerne la Nato e il suo futuro. L’organizzazione nacque a Washington nell’aprile del 1949 ed è stata per qualche anno la più efficace risposta a un Paese (l’Unione Sovietica) che incarnava allora l’ideologia comunista e non perdeva occasione per installare regimi comunisti nei Paesi che l’Armata Rossa aveva conquistato in Europa orientale durante l’ultima fase della guerra contro la Germania nazista. Ma grazie agli Stati Uniti e alla Nato i «satelliti tedeschi», come sono talora chiamati la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca, divennero nuovamente democrazie. Quando l’Urss scomparve dalla carta geografica e la Russia di Gorbaciov divenne un Paese democratico, la Nato aveva fatto il suo compito e avrebbe potuto andare a riposo. Ma Washington non volle rinunciare al ruolo direttivo che le era stato conferito dalla Guerra fredda e poté contare sull’aiuto di alcuni Paesi europei che preferivano avere un padrone lontano piuttosto di continuare a essere soggetti di una potenza vicina. Il quadro generale oggi è radicalmente cambiato. Molti Paesi sono ora membri di una Unione europea che può divenire sempre più grande e garantire ai suoi cittadini tutti i vantaggi delle grandi potenze. Quei Paesi continueranno ad avere i loro confini storici, ma quei confini saranno soltanto le molte porte di uno stesso palazzo (l’Europa) e i loro eserciti saranno i reggimenti di una sola e grande Armata europea. Se ciò non è ancora accaduto il ritardo è dovuto alla convinzione di molti Stati che la benevolenza di una singola grande potenza al di là dell’Atlantico garantisca maggiore autorità e poteri dell’appartenenza a uno Stato federale europeo. Gli Stati Uniti guardano dal loro continente e approvano.
Sergio Romano | Corriere della Sera | 19. 6.2023
















