Sergio Romano: per la difesa dell’italiano meglio una strategia flessibile.

RISPONDE SERGIO ROMANO.

PER LA DIFESA DELL’ITALIANO MEGLIO UNA STRATEGIA FLESSIBILE.

L’Accademia della Crusca sembra aver dato il via libera all’utilizzo al femminile di parole che sino ad oggi erano utilizzate al maschile (ministro, deputato, assessore, etc.). 
Ma come la mettiamo quando se ne parla al plurale? Dovremmo dire l’Assemblea delle deputate, il Consiglio delle ministre, l’Ordine delle avvocatesse e via discorrendo?
 Severo Ferrari severoferrari@alice.it

Caro Ferrari,
Risponderei sì, senza esitare, ma se esistono dubbi conviene chiedere precisazioni alla Crusca. Ventitré anni fa, quando il suo presidente era Giovanni Nencioni, la vecchia Accademia fiorentina (fu fondata nel 1583) aprì una sorta di sportello linguistico a cui tutti possono indirizzarsi per chiedere chiarimenti e consigli. Lo sportello è una rivista semestrale ( La Crusca per voi ), diretta ora da Francesco Sabatini, e le risposte ai quesiti dei lettori sono firmate dai maggiori linguisti italiani. Da qualche anno lo stesso servizio è reso anche dal sito web (www.accademiadellacrusca.it) dove un gruppo di giovani studiosi danno risposte più brevi e più rapide. Leggo queste informazioni nella prefazione di Nicoletta Maraschio (‘’attuale presidente dell’Accademia) a un libro che raccoglie un numero considerevole di domande e risposte apparse su La Crusca per voi. Il libro, a cura di Marco Biffi e Raffaella Setti, s’intitola La Crusca risponde. Dalla carta al web 1995-2005 ed è stato pubblicato recentemente dall’editore Le Lettere di Firenze. Credo che il sottotitolo contenga un messaggio. I curatori del libro avrebbero potuto tradurre web e intitolare Dalla carta alla rete , ma hanno preferito usare la parola inglese. Forse volevano dirci che nessuna lingua, anche quando è difesa tenacemente dai suoi puristi, è una fortezza cinta da mura invalicabili e da ponti levatoi perennemente alzati. L’alluvione lessicale prodotta dalle nuove tecnologie, le esigenze della commercializzazione e della pubblicità, il mimetismo sociale, i gusti e le preferenze della pubblica opinione creano usi che finiscono per imporre la loro volontà. La Crusca deve difendere l’architettura della lingua italiana e la sua nobiltà, ma non può dimenticare che certi neologismi reagiscono ai censori come i mulini a vento dell’Estremadura alla lancia di Don Chisciotte. Questo è vero per tutte le lingue, ma particolarmente per l’italiano: una lingua che ha lungamente sonnecchiato e che si è bruscamente risvegliata grazie alla televisione e alla battaglia contro l’analfabetismo. Nella sua introduzione a La Crusca risponde , Raffaella Setti scrive che accanto alla lingua della tradizione esistono oggi nuove forme per le quali i linguisti usano «inedite etichette, quali ‘neo-standard’, ‘italiano tendenziale’, italiano dell’uso medio’ e ‘italiano normale’». Questo libro, quindi, è pieno di notizie e di sorprese. Se non temessi di essere irriverente verso la vecchia signora della lingua italiana, direi che dell’Accademia della Crusca si legge come un romanzo.
(Dal Corriere della Sera, 29/1/2014).

 

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