+3906689791 scrivici@era.ong
Politica e lingue

SEIMILA LINGUE: UN PATRIMONIO IN PERICOLO

SEIMILA LINGUE: UN PATRIMONIO IN PERICOLO

Di Ranka Bjeljac-Babic
Ogni anno nel mondo muoiono dieci lingue. Con esse scompaiono dei tesori culturali. Visto che questo processo d’estinzione avanza con esultanza, un sussulto internazionale è richiesto. La stragrande maggioranza delle lingue è condannata a sparire entro un determinato lasso di tempo? I linguisti stimano che un idioma non può sopravvivere se non a condizione di contare per lo meno su 100 000 parlatori. Ora, sulle 6 000 lingue diverse che esistono attualmente nel mondo, la metà conta meno di 10 000 parlatori e un quarto meno di 1 000. Appena una ventina sono parlate da centinaia di milioni di persone.
La morte delle lingue non è un fenomeno nuovo. Da quando si sono diversificate, almeno 30 000 sono nate e si sono estinte, soprattutto senza lasciare traccia. Alcuni portano questo numero fino a 500 000. A questa elevatissimo tasso di mortalità corrisponde una durata media di vita relativamente corta. Rare sono quelle che, come il Basco, l’Egiziano, il Cinese, il Greco, L’Ebraico, il Latino, il Persico, il Sanscrito, il Tamul ed altre hanno spento le loro 2 000 candeline.

Internet e l’esclusione delle “piccole” lingue

Quel che è nuovo, in compenso, è la velocità con la quale periscono in questo momento. Regredendo nel tempo, ci si accorge che il declino della diversità linguistica è stato considerevolmente accelerato dalle conquiste colonialiste Europee che hanno eliminato almeno il 15% delle lingue parlate all’epoca. Nel corso degli ultimi tre secoli, l’Europa stessa ne ha perse una decina. In Australia, non restano che 20 delle 250 lingue parlate alla fine del XVII° secolo. In Brasile, circa 540 (ossia i tre quarti) sono morte dall’inizio della colonizzazione Portoghese, nel 1530.
La nascita degli Stati-nazione, l’unità territoriale dei quali era strettamente collegata alla loro omogeneità linguistica, ha egualmente svolto un ruolo decisivo nel consolidamento delle lingue adottate come nazionali, e nel emarginazione delle altre. Investendo notevoli energie per istituire una lingua ufficiale nell’educazione, i media dell’amministrazione e i governi hanno consapevolmente mirato all’eliminazione delle lingue minoritarie. Questo processo d’omogeneizzazione si è rafforzato con l’industrializzazione e con il progresso scientifico, che hanno imposto nuovi mezzi di comunicazione, rapidi, semplici e pratici. La diversità delle lingue è stata allora percepita come un ostacolo agli scambi ed alla diffusione del sapere. Il monolinguismo è diventato un ideale. E’ così che alla fine del XIX° secolo, è nata l’idea d’una lingua universale (si è persino pensato di tornare al Latino), che ha dato luogo ad una proliferazione delle lingue artificiali. Il Volapük è stata la prima fra di esse, mentre l’Esperanto ha conosciuto il successo più lampante e la maggiore longevità.
Più vicino a noi, l’internazionalizzazione dei mercati finanziari, la diffusione dell’informazione tramite i media elettronici e gli avatar della mondializzazione hanno intensificato la minaccia che già pesava sulle piccole lingue. Una lingua che non viene utilizzata su Internet “non esiste più” nel mondo moderno. E’ fuori circuito. E’ esclusa dal “commercio”.
Il ritmo d’estinzione delle lingue ha così raggiunto delle proporzioni senza precedenti nella storia: 10 per anno su scala mondiale. L’avvenire pare ancora più oscuro. Secondo i pronostici, dal 50 al 90% delle lingue parlate oggi moriranno nel corso di questo secolo. La loro preservazione è un affare urgente.
Le conseguenze della scomparsa delle lingue sono gravi per più d’un motivo. Se diventassimo tutti uniformemente monolingue, il nostro cervello ne sarebbe affettato, al punto da perdere una parte della sua creatività linguistica innata. Qualsiasi tentativo di ritornare alle origini del linguaggio umano diventerebbe impossibile e il mistero della “prima lingua” non potrebbe mai più trapelare. Per altro, con la morte di ogni lingua, una pagina della storia dell’umanità si richiude. Un “Rio delle lingue” Il plurilinguismo è il riflesso più fedele del multiculturalismo. La scomparsa del primo comporterà inevitabilmente alla perdita del secondo. Imporre una lingua a delle popolazioni la cui cultura ed il cui modo di vivere non vi si identificano, equivale a soffocare l’espressione del loro genio collettivo. Le lingue non sono solo il mezzo privilegiato di comunicazione tra gli esseri umani, incarnano la visione del mondo di chi le parla, i loro immaginari, le loro maniere di veicolare il sapere. Malgrado tutte le loro parentele, riflettono diversamente la realtà. Così, quando si crea un repertorio delle parole che esistono in tutte le lingue e che hanno esattamente lo stesso significato, non se ne trovano che massimo 300. Tra queste, figurano: io, tu, noi, chi, cosa, no, tutto, uno, due, grande, lungo, piccolo, donna, uomo, mangiare, vedere, intendere, sole, luna, stella, acqua, fuoco, caldo, freddo, bianco, nero, notte, terra, ecc.
Il pericolo che grava sul multilinguismo è analogo a quello che riguarda le biodiversità. Non solo perché le lingue, nella maggioranza dei casi, sono delle “specie” in via d’estinzione, ma anche perché tra la diversità biologica e la diversità culturale, esiste un legame intrinseco e causale. Così come le specie vegetali e animali, le lingue in pericolo sono confinate in una regione esigua, le indichiamo allora come “endemiche”. Più dell’80% dei paesi, dove esiste una “megadiversità” biologica, fa parte dei paesi che danno riparo al più ampio numero di lingue endemiche. Questa correlazione si spiega con il fatto che i gruppi umani, adattandosi all’ambiente nel quale si evolvono, acquisiscono una conoscenza particolare del loro ambiente che si riflette nella loro lingua e, spesso, unicamente in questa. Così, una gran parte delle specie vegetali o animali in pericolo non è attualmente conosciuta che da alcuni popoli, di cui le lingue si spengono. Morendo, portano con sé tutto un sapere tradizionale sull’ambiente circostante.
Nel 1992, il summit di Rio ha messo in atto dei dispositivi di lotta contro la riduzione della biodiversità. L’ora è venuta per un “Rio delle lingue”. La presa di consapevolezza della necessità di proteggere le lingue risale alla metà del XX° secolo, quando i diritti linguistici sono stati integrati nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’ONU. Da allora, una serie di strumenti ed un certo numero di progetti sono stati messi in atto, in vista della salvaguardia di quel che è oramai considerato come patrimonio dell’umanità. Questi strumenti hanno almeno il merito di rallentare il processo di estinzione delle lingue, a costo di fermarlo, e di promuovere il multilinguismo nel mondo.
[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00