Più Parole nella Lingua Italiana per dare uno Scossone alla Vita
di Giorgio De Rienzo
Forse non è vero, come si sostiene, che l’italiano sia una lingua in estinzione: ma è certo che è in forte riduzione. Si scrive con una sintassi rotta, una grammatica approssimativa e un lessico ridotto all’osso. Contro l’impoverimento Zanichelli ha lanciato un premio per le scuole dal titolo «Salva la parola». Ottocento insegnanti hanno segnalato termini un tempo comuni, che ora rischiano di essere cancellati per l’appiattimento generale della scrittura. Qualche esempio. Profumo è termine corrente, ma «fragranza» sta per scomparire: non è doppione, ma indica insieme un odore e un gusto delicato. Uno studente può essere diligente se fa il proprio dovere: ma se è «solerte» ha una marcia in più. Non è più di moda l’educazione. Proviamo a resuscitare «creanza»: forse qualcuno riscoprirà grazie alla parola le buone maniere. Si può tentare. Non è detto che si debbano riportare all’onore del mondo solo parole di significato positivo. Una persona testarda, se si sentirà dare del «cocciuto», magari rifletterà sul suo intestarsi su un principio. Se una discussione si trasformerà in una «disputa», forse per grazia di parola diventerà più costruttiva. E chi invece è abituato a parlare a sproposito, tanto per farlo, di fronte a qualcuno che lo accusa di «blaterare» magari un pensierino per migliorare lo farà. Una cosa sporca è un’entità a cui ormai tutti siamo avvezzi. Se diventa «laida» è possibile che qualcuno si scuoterà da un’abitudine in cui ci siamo accomodati. Il senso più importante del concorso promosso da Zanichelli sta proprio qui: nell’invitare i giovani a pensare attraverso un uso più attento della parola. Non si punta infatti tanto a un’eleganza della scrittura che potrebbe essere oggi persino inutile, ma a una riappropriazione della parola come strumento di una comunicazione non stereotipata che altrimenti finisce per diventare una incomunicabilità dissimulata.
(Dal Corriere della Sera, 13/2/2010).















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