L’Esperanto è una lingua artificiale internazionale inventata nel 1887 dal medico polacco Ludwik Lejzer Zamenhof, soprannominato Doktoro Esperanto. È una lingua semplice ma espressiva, concepita per facilitare la comunicazione tra i popoli. È dunque una lingua universale che, abbracciando le radici di varie lingue nazionali si pone al di sopra delle lingue nazionali ed appartiene perciò a tutta l’umanità. Questa lingua ha lo scopo di favorire rapporti diretti tra persone di nazionalità diverse e, attraverso una comunicazione diretta, equa e neutrale, promuovere la pace tra i popoli, perché, come sappiamo, la guerra non la fanno i popoli ma i governanti e la storia ci insegna che di solito la colonizzazione inizia con l'imporre l'uso della lingua dei colonizzatori.
Avere una lingua comune evita che ci sia un uso improprio della evidente situazione di vantaggio derivante dall'impiego di una lingua nazionale. Faccio un esempio: oggi chi è di madrelingua inglese è enormemente avvantaggiato sia nei rapporti interpersonali, sia nei rapporti di studio e di lavoro. Le regole della sua grammatica, ridotta all'essenziale, sono state selezionate da varie lingue seguendo il criterio della semplicità che rende rapido l'apprendimento senza nulla togliere, però, all'espressività di una lingua nazionale/etnica. I vocaboli sono in gran parte presi da latino, italiano, francese, tedesco, inglese, russo e polacco, ma recentemente sono state introdotte anche lingue non europee come il giapponese. L'Esperanto è una lingua conosciuta e parlata in 120 paesi del mondo e se volete saperne di più potete andare su Wikipedia e troverete l'Esperanto tra le lingue selezionate. Con una maggiore conoscenza delle ragioni che hanno fatto nascere questa lingua, abbiamo discusso sui nostri segni internazionali che sono fortemente basati sull’ASL (American Sign Language) così come tra gli udenti la lingua di comunicazione più diffusa è l'inglese, cioè una lingua nazionale e non internazionale 'pura' come l'esperanto. Visto che noi non siamo tutti americani, abbiamo riflettuto sul perché l’ASL ha fortemente influenzato i segni internazionali che dovrebbero invece avere una solida base nelle varie lingue usate in Europa, come ad esempio un misto di LSF, LIS, DGS, BSL ed altre belle lingue che abbiamo in questo nostro continente. (E non dimentichiamo che la prima Lingua edi Segni, come tale, è nata e si è sviluppata in Europa) Sarebbe bello, però, poter abbandonare queste rivendicazioni nazionalistiche, sposare la “teoria” dell' Esperanto del Segni e farla diventare "pratica" in pratica per far sì che i segni internazionali siano una lingua super partes, neutrale e perciò rispettosa di tutti.
Rita Mazza











[justify]Ultime considerazioni sulla L.i.S. in visione dallo Stato italiano
La nuova veste della Lingua dei Segni Italiana, è il risultato delle attività di ricerca ed aggiornamento costante dall’estero che, per una lingua a grande portata, la L.i.S. aveva integrato con dialetti ad-hoc: una valutazione linguistica, un riesame sistematico condotto dalla CNR di Roma, la valutazione dei risultati del lavoro del gruppo dell’Ente Nazionale dei Sordomuti e numerose indagini condotte a livello internazionale presso l’Università di Gallaudet.
Inevitabilmente queste azioni scientifiche hanno un grandissimo impatto sugli utilizzatori della lingua dei segni con radicali cambiamenti connessi a benefici linguistici.La priorità di comunicazione sociale ha generato una convinzione migliorata, tra breve di tipo rivoluzionario, perchè introduce nuovi requisiti che incidono in modo significativo sul vecchio termine “linguaggio mimico-gestuale”.
La necessità di chiarire il significato di alcuni requisiti persiste tuttora perchè lo Stato italiano fa fatica a comprendere l’identità linguistica delle persone sorde in quanto la si suppone, in modo abbastanza presuntuoso se non prevenuto, di difficile o difforme applicazione.
La richiesta sul riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana indica, in modo lampante, maggiore attenzione per la nostra società in cui operano le organizzazioni e in cui il sommo supervisore di tutto e di tutti è la PA. Prestate qui attenzione, adesso chi è il legale supervisore di migliaia e migliaia cittadini dato che la PA è incapace di intendere e di esprimere in modo fluente alcuna Lingua dei Segni? Paradossalmente parlando, di sicuro la PA conosce l’inglese o il francese o il tedesco per far felici gli stranieri e il mercato monetario, mentre i sordo-muti nati in Italia sono tagliati quasi del tutto fuori dall’intera società sul territorio italiano. (Sono decenni e decenni che lottiamo, è un circolo vizioso perché c’è sempre qualcuno che ci prende per la nuca e ci sposta verso la cuccia; allora ci affidiamo solo al Signore perché non crediamo ai giganti illusi riguardo il super-uomo e l‘uomo bionico, né che la moneta possa creare un nuovo ordine mondiale. Sappiamo che tutti gli uomini non vivono e non muovono invano, quanto che siamo stati creati dalla cenere e cenere ci torniamo.)
La considerazione prioritaria è potenziare i sistemi di gestione per il riconoscimento della Lingua dei Segni, ancora poco espresso dai mass-media.Purtroppo in molti articoli i termini linguistici usati per definire la lingua dei segni o per definire la comunità sorda, sono troppo sballati; nonostante tutta l’attenzione fu concentrata per evitare la non conformità, perchè sono troppo presenti tuttora nella pratica quotidiana dei detti e le barzellette sullo “scemo del villaggio” al fine di provare a descrivere una persona sorda.Non è neanche possibile fare paragoni tra il nonnetto divenuto sordo per la vecchiaia e il bimbo che è sordo dalla nascita.Risulta infatti eccessiva l’enfasi data dai normodotati anteponendo lo stereotipo alla persona come individuo singolo, con il conseguente aumento degli equivoci sulla richiesta dei servizi che garantiscono legalmente, senza indugi, una reale cittadinanza alla persona Sorda.
La situazione non è certo stata favorita da tante iniziative che hanno forzato l’obbligatorietà a senso unico del metodo oralista, con la conseguenza di mettere seriamente a repentaglio lo sviluppo psico-cognitivo del minorenne sordo.
La credibilità della qualità di vita migliore per le persone sorde è la nostra via da perseguire, in quanto anche la scienza (quella vera che non agisce per la moneta) da secoli è dalla nostra parte, con particolare riguardo all’identità culturale e linguistica che ci vedono come una rispettosa minoranza internazionale.
Lo sviluppo pacifico dell’integrazione fra normodotati e non-udenti ha un futuro breve se si fonda sull’approccio esclusivamente oralista: essere uno degli ultimi Paesi al mondo per mancanza di riconoscimento legislativo o costituzionale, non è un vanto a fronte della convenzione ONU che solo di recente ha stabilito il diritto delle persone di essere bilingue (Lingua dei Segni + lingua orale).L’unica base solida sulla quale ottenere ampi consensi sulla Lingua dei Segni Italiana sono la credibilità e la visibilità della Pubblica Amministrazione.
Un’altra considerazione notevole è proprio sulla XVI LEGISLATURA per il rinnovato DISEGNO DI LEGGE per il Riconoscimento della lingua dei segni italiana – LIS – in quanto il disegno precedente fu fatto DDL e infine caduto assieme al vergognoso governo Prodi. (Premesso che non siamo né di sinistra né di destra perché siamo un tutt’uno, le distinzioni sono tipiche dei laici che sanno manovrare il caos di questo mondo esclusivamente materiale.)Esso, il disegno di legge, può aiutare le associazioni che hanno alla direzione le persone sorde a ottenere opportunità intraculturale insieme alla PA per una migliore qualità di vita interculturale.
Rimanere qui in Italia fu per non poche persone, come me, una scelta ideale per trascorrere un periodo impegnativo all’insegna della solidarietà dalla A alla Z.Allo scopo di fornire maggiori chiarimenti possibili sulla Cultura Sorda e sulla Lingua dei Segni (in particolar modo sul senso del movimento auDista e del movimento DeafHood) tutto il mondo ha messo nella rete elettronica a disposizione di tutti gli interessati del materiale multimediale, realizzato in seno all’imponente Federazione Mondiale dei Sordi – WFD – in collaborazione con molti Stati del Nord che avevano già riconosciuto nella loro Costituzione la Lingua dei Segni locale, con le Università (prima fra tutti la Gallaudet di Washington), e con le organizzazioni umanitarie – ONU -.
Mi viene in mente il termine “ghetto” che solitamente i normodotati ci affibbiano appena notano che un gruppetto di non-udenti si mettono per conto loro.Ma, da anni, esistono là in America delle città fondate da persone sorde giusto per non ghettizzarsi ma semplicemente perchè queste comunità non hanno più voglia di sentirsi svantaggiata negli Stati Uniti degli udenti troppo spesso auDisti. In queste città speciali dove si usa prevalentemente la Lingua dei Segni e la lingua scritta anzichè parlata a voce finalmente ogni persona sorda può essere se stessa ovunque si trovi (dagli uffici pubblici, alle imprese private, alle scuole) e con qualsiasi interlocutore (dai vicini di casa ai professionisti di vario settore: poliziotti, infermieri, dottori, receptionisti, amministratori di quartiere, colleghi, direttori e preti).E poi i sordi da un paio di secoli girano “pel mondo” perchè dal fondo dei nostri cuori riconosciamo senza dubbi che siamo tutti fratelli e che, come canta la Irene, “tutto il mondo è Paese, e siamo milioni”.Ma a insistere col termine ghetto per descrivere la comunità sorda “perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo?” come lampamente esprime Luca nel verso 6,41 del suo vangelo. E’ bene ricordare sempre che gli occhi sono i reali padroni di tutti gli altri sensi capaci di inganno.Quindi non posso fare a meno di ribattervi che sono gli udenti a creare certi ghetti: dalla nazionalità ottenute tramite le guerre, dall’uso della propria lingua madre o dei dialetti locali per chi si vuole distinguere dal resto del suo Paese, il razzismo per il colore della pelle o per il tipo di fede, etc (chi più ne ha, più ne metta). Evito di nominare altre azioni del genere che gli udenti sono tuttora in grado di fare!
Se la Pubblica Amministrazione non si mette ai ripari dai pesanti richiami e dalle note di demerito internazionali, grazie al federalismo la comunità Sorda italiana potrebbe scegliere una città italiana per raggrupparsi e farsi più all’avanguardia riguardo il diritto del cittadino in ambito legale, sociale e familiare. Sembra illegale, tipo alla e-bay, e utopico. Invece udite, udite che le persone sorde con tutte le loro ricchezze messe assieme in una città italiana possono comprare palazzi, edifici e mezzi di trasporto privati. Far venire da ovunque dipendenti statali (da impiegati semplici, a dottori, a forze dell‘ordine, a ricercatori) che conoscono e rispettano la Lingua dei Segni. Far maritare, ad esempio, interpreti e persone sorde tra loro per togliere la motivazione economica sulla convivenza con il popolo sordo. E mille altre azioni realizzabili legalmente, alla faccia del lodo! In questa città cui aspiriamo non c’è posto per i reali ghettizzatori che vogliono escludere il diverso (intendo diverso colui che non usa le orecchie per sopravvivere), o peggio, che per lungo tempo ignora il diverso, e neanche per i noiosi (intendo noioso chi procura costantemente dolore e tristezza) guerrafondai del ventunesimo secolo – NO COMMENT.
fonte assistentisociali.org
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domenica 14 dicembre 2008
Tutt'oggi c'è un intera generazione che freme per la tecnologia, in Italia proprio per le feste natalizie il wi-fi ci invade! (è possibile che voi ingorate i danni alla salute che esso comporta?!
voglio una petizione che dice basta pagare le tasse per coprire le spese sanitarie degli idioti che si rovinano dalla noia!)
In questo mondo senza Dio, tornate a leggere i valori della vita:
i cristiani riprendano tutti i vangeli, DA SOLI!
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giovedì 11 dicembre 2008
SI E' VERO, ANCHE LE MANI POSSONO BALBETTARE
Riporto un articolo di Jens Lubbadeh. Lui è un biologo e giornalista scientifico.
Con la sua compagna, non-udente, si esprime nella lingua dei segni tedesca (DGS).
Quali regioni cerebrali entrano in gioco nel linguaggio mimico-gestuale?
È a questa domanda che si dedica Ursula Bellugi, neuroscieziata che lavora nel Laboratorio neuroscienze cognitive del Salk lnstitut for BiologicalResearch di San Diego, California.
Negli anni ottanta iniziò a esplorare i territorri ignoti della neurobiologia applicata al linguaggio mimico-gestuale.
Nei soggetti che adoperano la, mano destra e nella maggior parte dei mancini vi sono specifiche aree cerebrali preposte al linguaggio orale.
Della comprensione linguistica si occupa principalmente l'area di Wernicke, della creazione di parole e frasi l'area di Broca.
Se quest'area viene danneggiata, il paziente può capire il linguaggio ma non è più in grado di parlare fluentemente.
Se è lesa l'area di Wernicke avviene esattamente ilcontrario.
La Bellugi ha studiato alcuni non udenti con lesioni nelle aree cerebrali più disparate.
Alcuni soffrivano di sintomi manifesti comparabili a quelli di un'afasia di Wernicke.
Utilizzavano il linguaggio mimico-gestuale in manieracorretta e fluente, capivano ciò che gli altri dicevano ma solo in modo incompleto.
Ed effettivamente il loro centro di Wernicke era danneggiato.
Altri pazienti, invece, mostravano i segni di chi soffre di afasia di Broca.
Avevano difficoltà nel creare le forme giuste con le mani e nel disporle correttamente.
In un certo senso balbettavano con le mani.
Erano ancora in grado, tuttavia, di disegnare e controllare altri esercjzi motori di precisione era venuta meno solo la capacità motoria legata al linguaggio.
Anche in questo caso si scoprì che la causa era un difetto nel centro di Broca.
La sorpresa fu grande.
Anche se il linguaggio mimico-gestuale uttlizza, inrealtà, canali sensoriali completamente diversi da quelli della lingua orale, la sua elaborazione avviene nelle stesse aree cerebrali.
A quanto pare, al linguaggio sono preposte determinate aree cerebrali, e il cervello non si adatta al canale sensoriale attraverso il quale il relativo linguaggio trova espressione.
Per molti ricercatori ciò indica che la funzione del linguaggio è innata.
L'essere umano verrebbe quindi al mondo con un centro preposto al linguaggio e solo in seguito imparerebbe una o più lingue.
Che si tratti poi del linguaggio dei segni o di una qualsiasi lingua parlata, per il cervello, in fin dei conti, fa lo stesso.
Nuove osservazioni condotte sui bambini non udenti del Nicaragua avallano questa tesi.
l bambini non avevano mai appreso un linguaggio mimico-gestuale e ne avevano improvvisamente creato uno tutto loro.
A poco a poco avevano sviluppato con l'uso, strutture grammaticali astratte: proprio come quelle di una lingua orale.
Bellugi e i suoi colleghi, inoltre, hanno condotto ricerche su pazienti non udenti il cui emisfero cerebrale danneggiato era il destro, non il sinistro.
Questo emisfero cerebrale è fondamentalmente prepostoall'elaborazione di informazioni relative allo spazio.
Non dovrebbe quindi avere un ruolo importante nell'elaborazione del linguaggio mimico-gestuale?
Anche in questo caso è arrivata una sorpresa; i pazienti con l'emisfero cerebrale destro danneggiato non presentavano alcun problema linguistico ne quando erano loro stessi a utilizzare il linguaggio mimicogestualene quando si trattava di comprendere gesti altrui.
E questo valeva addirittura per alcuni pazienti le cui facoltà residue legate alla gestione dello spazio erano seriamente compromesse e che quindi avevano grossi problemi a disegnare una casa o un elefante copiando un modello.
Ma erano in grado di controllare come in passato le caratteristiche più complicate del linguaggio mimicogestuale, che utilizza appunto lo spazio.
Evidentemente, di norma il cervello di chi usa la lingua dei segni non ricorre alle competenze legate alla gestione dello spazio più di quanto non faccia ilcervello di chi utilizza il linguaggio orale.
Nel frattempo nuove ricerche completano il lavoro pionieristico di Ursula Bellugi.
Ma ci sono anche risultati che lo contraddicono.
Lei stessa era pienamente consapevole dei limiti del suo metodo di ricerca. Gli studi sulle lesioni mostrano soltantoquale disturbo è collegato a quale area cerebrale danneggiata, e questo anche solo in singoli pazienti.
Le ricerche però hon dicono se anche un'altra areaintatta è interessata all'elaborazione linguistica o se i risultati sono validi anche per altre persone coinvolte nell'esperimento.
Solamente con l'ausilio della tomografia a risonanza magnetica funzionale (fMRT), negli anni novanta, gli scienziati hanno potuto cominciare a osservare,per cosi dire, all'opera i cervelli di soggetti che utilizzavano il linguaggio mimico-gestuale.
Con questa tecnica Helen Neville e Aaron Newman, entrambi dell'Università dell'Oregon, e David Corina, dell'Università di Washington a Seattle, hanno cercatodi chiarire la questione relativa al coinvolgimento dell'emisfero destro della corteccia cerebrale nell'elaborazione del linguaggio mimico-gestuale.
Hanno messo a confronto le attività cerebrali di tregruppi di persone:
non-udenti dalla nascita cresciuti con la lingua dei segni americana (ASL);
udenti che non conoscevano il linguaggio mimico-gestuale e sono cresciuti con la lingua inglese parlata;
udenti che quando erano bambini sono stati educati da non-udenti bilingui, con conoscenza dell'inglese e dell'ASL.
A tutti sono state sottoposte frasi presentate in inglese scritto e video di linguaggio mimico-gestuale con frasi in ASL.
II risultato: nei non udenti l'emisfero cerebrale destro era al lavoro durante entrambi i compiti, mentre negli udenti generalmente no.
Diversamente da quanto aveva supposto Ursula Bellugi, quindi sembra che il lato destro sia chiaramente coinvolto.
L'attività dell'emisfero cerebrale destro è di per sè una caratteristica del linguaggio mimico-gestuale e non una sorta di effetto collaterale della sorditià.
Questo è quanto dimostrano i risultati del terzo gruppo bilingue.
Anche le persone udenti con padronanza sia dell'inglese che dell'ASL esibivano un'attività importante nell'emisfero destro.
Resta da scoprire, per i ricercatori che si occupano del cervello, a che cosa contribuisca esattamente l'attività dell'emisfero destro nel linguaggio mimico-gestuale.
La Sign Language nel cervello
Uno dei grandi misteri del cervello umano consiste nelle modalità con cui esso comprende e produce il linguaggio. Fino a poco tempo fa, gran parte delle ricerche su questo argomento si basava sullo studio delle lingue parlate. A partire dalla metà del XIX secolo, sono stati fatti grandi progressi nell’identificazione delle regioni del cervello implicate nel linguaggio vocale. Nel 1861 il neurologo francese Paul Broca scoprì che pazienti in grado di comprendere il linguaggio parlato ma che avevano difficoltà a produrlo presentavano spesso danni circoscritti a una regione dell’emisfero sinistro poi denominata, appunto, "area di Broca". Nel 1874, il medico tedesco Carl Wernicke constatò che pazienti in grado di parlare speditamente ma con gravi problemi di comprensione erano sovente portatori di lesioni in un’altra regione dell’emisfero sinistro, oggi nota come "area di Wernicke". Danni analoghi localizzati nell’emisfero destro danno luogo solo molto raramente a queste compromissioni del linguaggio, denominate afasie. Le lesioni dell’emisfero destro sono più spesso associate a gravi deficit visivo-spaziali: problemi quali, per esempio, l’incapacità di copiare un semplice disegno lineare. Per queste ragioni, l’emisfero sinistro viene spesso etichettato come emisfero "del linguaggio"; quello destro è l’emisfero "spaziale". Sebbene tale dicotomia sia semplicistica, coglie comunque le principali differenze cliniche fra individui con lesioni che interessano rispettivamente l’emisfero sinistro e il destro. Restano, tuttavia, molti punti poco chiari. Un nodo da sciogliere è perché il linguaggio sia localizzato in queste aree. La posizione delle aree di Wernicke e di Broca sembra avere una logica: la prima, interessata alla comprensione, è situata nei pressi della corteccia uditiva, ossia della regione del cervello che riceve segnali dall’orecchio. L’area di Broca, invece, interessata alla produzione del linguaggio parlato, è vicina a quella regione della corteccia motrice che controlla i muscoli della bocca e delle labbra. Ma l’organizzazione del cervello per l’elaborazione del linguaggio si basa davvero sulle funzioni dell’udito e della produzione vocale? Per rispondere occorre studiare un linguaggio che si avvalga di canali sensoriali e motori diversi. La lettura e la scrittura si servono della vista per la comprensione e dei movimenti delle mani per l’espressione; per molti, tuttavia, tali attività dipendono anche dai sistemi cerebrali implicati nella comprensione di un linguaggio vocale. Le lingue dei segni usate dai non udenti, invece, rispondono perfettamente ai requisiti. Negli ultimi 20 anni, abbiamo esaminato gruppi di non udenti che si esprimono in lingua dei segni e che hanno subìto danni all’emisfero destro o sinistro del cervello. Valutando le loro capacità di comprensione e produzione di segni, ci siamo proposti di determinare se le regioni del cervello che interpretano e generano il linguaggio dei segni siano le stesse implicate nei linguaggi vocali. I risultati di questi studi hanno chiarito alcuni meccanismi utili alla cura di patologie di pazienti non udenti. Questi risultati potranno essere utili nel trattamento dei pazienti. Una sfida importante per la ricerca sarà di determinare dove si esauriscano gli stadi di elaborazione periferica e dove comincino quelli centrali, oltre a comprendere la natura delle elaborazioni eseguite ai vari livelli del processo linguistico. Somiglianze e differenze fra i linguaggi vocale e dei segni sono ideali per fornirci una risposta a queste domande.
– Gregory Hickok, Ursula Bellugi, Edward S. Klima
fonte Le Scienze
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Etichette: Bellugi, cervello, lingua, LiS, mani, Sacks, Sordi
lunedì 1 dicembre 2008
"UDIRE"
Se lo ascolti con le orecchie, non capirai mai.
Solo quando lo udrai con gli occhi, saprai.
by Tung-shan
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giovedì 27 novembre 2008
In Italia abbiamo i piduisti che sono dei soliti coglioni!
ULTIMA NOVITA': NOVEMBRE 2008
"Il Governo ratifichi la Convenzione Onu": l'appello del Cid.Ue
Il presidente Daniele: "E' strano che un Paese civile come l'Italia non abbia ancora concluso questo processo iniziato con il governo Prodi. Il 10% della popolazione mondiale è costituita da disabili, siamo la più grande minoranza del mondo". A Roma il convegno "A 60 anni dalla dichiarazione universale dei diritti umani: quali conquiste e quali sfide per le persone con disabilità?"
"Il governo ci deve dire quali iniziative intende assumere per ratificare la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, approvata dalle Nazioni unite nel 2006. E' strano che un Paese civile come l'Italia non abbia ancora concluso questo processo iniziato con il governo Prodi" e non giunto a buon fine a causa della caduta dell'esecutivo. Il presidente del Consiglio italiano dei disabili per i rapporti con l'Unione europea (Cid.Ue), Tommaso Daniele, ha parlato ieri nel corso di una conferenza stampa al Senato, in cui viene presentato il convegno "A 60 anni dalla dichiarazione universale dei diritti umani: quali conquiste e quali sfide per le persone con disabilità?", in corso oggi a Palazzo Marini.
Ora, dice Daniele, "abbiamo questa Convenzione che non è più concepita con il concetto di assistenza ma con quello dei diritti umani, però adesso i governi la devono ratificare e attuare. Questo è il nostro obiettivo e quando lo avremo raggiunto solo allora ci saremo presi un posto nella società e non saremo più cittadini di serie B". Anche perché, ricorda, "il 10% della popolazione mondiale è costituita da disabili, siamo la più grande minoranza del mondo".
Ida Collu, vice presidente del Cid.Ue e presidente dell'Ente nazionale sordi, riflettendo sui 60 anni che sono trascorsi dall'approvazione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dice che sarebbe "più facile dire cosa non è stato fatto" dal mondo politico. Ma soprattutto "manca la consapevolezza e il pieno convincimento che la disabilità è una risorsa e non un problema e chi lo vede come un problema non ha capito nulla dei diritti dell'uomo".
Per Ida Collu, c'è ancora molto da fare nel nostro Paese. E fa qualche esempio: "Manca la ratifica della convenzione Onu, manca il riconoscimento ufficiale della lingua dei segni, manca la sottotitolazione completa dei programmo televisivi. Troppo spesso siamo trascurati e non ci danno voce". Insomma, dice, "il parlamento deve cambiare rotta e domani ragioneremo insieme per capire ciò che c'è da fare per arrivare a un salto di qualità. Sono 100 anni che aspettiamo". E con amarezza ricorda che "nel 1940, non nell'800, i ciechi e i sordi erano considerate persone incapaci di intendere e volere".
Per quanto riguarda l'Unione europea e la Convenzione Onu da ratificare aggiunge: "Se si fermano è perchè non hanno la consapevolezza della ricchezza della diversità. Il nostro non sarà un urlo di protesta ma la fermezza dignitosa di chi reclama diritti negati fino a oggi". L'europarlamentare del Pdl, Maddalena Calia, interviene per sostenere questa battaglia "e mi auguro che il nostro governo si impegni" per la ratifica. Un impegno che, invece, Cinzia Bonfrisco (Pdl), segretario della presidenza di Palazzo Madama, assume anche nome del Senato: "Onoreremo l'impegno di ratificare la Convenzione Onu nel più breve tempo possibile".
Questo, dunque, uno dei temi che sarà affrontato domani a Palazzo Marini a partire dalle 10 e 30. Tre le relazioni previste. Una sul cammino sin qui percorso a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani fino alla Convezione Onu; una sui contenuti della Convenzione Onu (principi, punti di forza e debolezze); e l'ultima sull'azione che il governo intende intraprendere per la sua ratifica e attuazione. Per il governo interverrà il sottosegretario alla Salute Francesca Martini.
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martedì 18 novembre 2008
TELEFONO E DESIGN NUOVO PER CHI HA PROBLEMI DI UDITO
Io vi riporto l'interessante testo su una ricercatrice universitaria:
Teresa frequenta il 3 anno al Politecnico di Milano, facoltà del Design. Sta facendo la tesi di laurea su un ausilio telefonico per gli utenti affetti da sordità. Dal concetto di "design for all", lei ha bisogno di sapere quali sono i veri bisogni della tipologia di utente da lei scelta, per evitare di progettare qualcosa di banale, o che non prenda in considerazione le efettive necessità delle persone, e soprattutto per non progettare un oggetto totalmente inutile. Una serie di domande rivolte a utenti sordi o a chi conosce bene le loro necessità nella vita di tutti i giorni per quanto riguarda l'ambito comunicativo:
1) come fa, oggi, per sentire una persona lontana?
2) potrebbe essere utile l’utilizzo del telefono?
3) è più comodo comunicare con il Linguaggio dei segni o tramite tastiera?
4) Rispetto alle due scuole di pensiero, quella oralista (che sprona i bambini non udenti all’utilizzo della lingua parlata) e quella che sostiene l’insegnamento del Lis, che posizione prende?
5) È più utile, a suo parere, ricevere in risposta un messaggio in Lis o attraverso la lettura del labiale ? (parlando sempre di dispositivo telefonico)
6) Quali caratteristiche deve assolutamente avere un dispositivo telefonico? (cosa, dunque, lo rende davvero utile?)
7) Quali NON deve assolutamente avere?
8) Deve poter avere altre funzioni o basta la possibilità di effettuare una telefonata?
9) L’interfaccia grafica del telefono deve essere particolare? (grandezza minima per la lettura delle immagini, posizione, colori…)
10) Quando si tratta di comunicare con un individuo udente, quali sono i fattori critici che nota di più? ( conoscenza del Linguaggio dei segni, disorientamento dell’individuo utente, scarsità di comunicazione ludica e spontanea.…)
11) esistono molti tipi di “traduttori” da linguaggio parlato a quello dei segni: ritiene che questi siano utili? Ne esiste uno in particolare che trova comodo? Sono abbastanza veritieri o tendono a “schematizzare” le frasi?
12) E’ utile pensare di progettare un dispositivo telefonico o meglio concentrarsi su uno strumento portatile da usare in ogni circostanza? (traduzione immediata in un aula di scuola, al lavoro, in un negozio …)
13) E’ importante che il dispositivo permetta anche la comunicazione (ad esempio con un traduttore Lis –>linguaggio orale) o è sufficiente il contrario (cioè che traduca il linguaggio parlato in Lis)?
14) E' difficile "imparare" ad usare correttamente il linguaggio parlato per una persona affetta da sordità? Cosa può favorirne l'apprendimento e l'uso corretto?
Io ho dato già le mie risposte:
1. Per sentire una persona lontana è possibile farlo in tantissimi modi. Sicuramente intendi il senso materiale, allora, per chi non è in grado di udire e deve comunicare immediatamente con qualsiasi udente di qualsiasi lingua può utilizzare l'unico servizio gratuito che dura 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 addirittura per le chiamate internazionali. Per maggiori informazioni è tutto nel seguente URL: http://www.ilvillage.it/cosa_offriamo_pro.php?idPro=40 Personalmente da molti anni posso contattare chiunque voglio, ovunque sia.
2. L'utilizzo del telefono è necessariamente utile quando se l'udente da chiamare è incapace di prestare attenzione alle comunicazioni tramite FAX, DTS, SMS, Lingua dei Segni durante l'uso della WEBCAM, CHAT.
3. La lingua madre delle persone sordo-mute del pianeta Terra è la LINGUA DEI SEGNI. Tale lingua non ha a che fare con i termini "linguaggio", "gesti", …etc (nel presente forum troverai molte informazioni di base a riguardo!) Quindi invece di risponderti rigiro la domanda: è più comodo comunicare con la bocca o tramite tastiera?
4. Le scuole di pensiero non contano nulla a fronte delle numerose incompetenze sia da parte dei sordi sia da parte degli udenti. Nella vita contano i fatti; è importante per tutti poter acquisire l'educazione sociale la filosofia e la psicofisicità. Dipende dall'allievo se riesce ad apprendere tutto in lingua dei segni o in forma orale, poi dipende moltissimo alla capacità dell'insengante di trasmettere la sua materia come si deve (passionalità)!. In Italia, il bilinguismo è largamente consigliato perchè la società attuale è abbastanza arretrata.
5. La lettura del labbiale è una ******* per chi non è in grado di udire. Ovviamente a chi usa l'udito, intendo le persone con problemi di udito e deboli d'udito, fa molto comodo vedere anche la bocca del proprio interlocutore perchè così è una comunicazione soddisfacente. Invece un messaggio in LiS – Lingua dei Segni – come risposta differita è estremamente utile per i madrelingua LiS. Invece delle SMS, per gli alfabetizzati scarsi (ne esistono molti purtroppo, anche se arrivati alla laurea!), è più consigliabile una Chat-LiS o Video-Conferenza.
6. Quattro funzioni non devono mai mancare nel telefono portatile o telefono cellulare: Il testo, il video, la vibrazione e le luci di chiamata (ad esempio, le numerose spie luminose del modello M65 Siemens sono adorabili e unici per me, poi sanno catturare l'attenzione di tutti).
7. Ognuno è libero di ottenere varie funzioni, super-accessori, etc ma per la comunità Sorda è stupido non poter escludere le suonerie nè evitare di ricevere tante offerte per le chiamate vocali! Poi la qualità delle immagini ricevute da certe antenne sono tremendamente basse; insomma evitare assolutamente di creare pubblicità (come il videotelefono della Telecom, anche per loro COMUNICARE E' VIVERE "DA STRESSATI") su prodotti che realmente non funzionano per il cliente finale.
8. E' di importante vitale poter fare una telefonata reale, senza intromissioni da terze persone, per qualsiasi comunicazione a chiunque DA chiunque abbia un dispositivo telefonico in mano.
9. L'interfaccia simile all'iPhone sarebbe un sogno! Va benissimo anche la struttura tecnica, sia per il display che per i tasti di selezione, dell'iPod nano. Lo sai che nell'iPod è possibile seguire un intero film sottotitolato!? Parlo per la Apple ovviamente perchè ho già provato altrove che non mi avevano mai soddisfatta professionalmente.
10. Si nota prima di tutto la sua potenzialità, completa o scarsa, di interagire tramite il lip-ready (l'uso e la lettura del labbiale). Poi, come tu già capisci, ovviamente la maggioranza degli essere umani si blocca a fronte di cose sconosciute. Poi esiste un'altra maggioranza che si cosidera superiore alle diversità del resto del mondo per cui si pretende l'oralismo duro rifiutando di scrivere invece di perdere tempo con il labbiale scarso. In sintesi dipende tutto dal grado di buonismo, sia per volontà che per motivazione, di entrambi gli interlocutori.
11. Traduttori: i software o i servizi di interpretariato italiano-LiS? Mi sa che intendi per programmi automatici, allora molti di noi non li conosciamo perchè il monopolismo italiano dell'EnS ci impedisce di conoscere i numerosi servizi (esclusivamente a nostro vantaggio, è vero?) che qualsiasi sede di ricerca ci offre da anni e anni.
12. Si, è molto utile laddove persiste ostilità verso la nostra lingua madre – LINGUA DEI SEGNI -. Ma lo sai che imparare ovunque tale LINGUA insieme a ottimi compagni di studio e "insegnanti Sordi" è facile, veloce, e graditissimo per chiunque?
13. E' importante anche questa possibilità per chi non è bilingue! I servizi tecnologici devono restare a disposizione di tutti gli abitanti dei paesi sviluppati; nessuna importanza se sei un militare o un civile.
14. Finchè l'immensa comunità Sorda non viene totalmente compresa i diversi schieramenti perdurano, in Italia. Comunque dal 2006 l'ONU ha internazionalmente riconosciuto la LINGUA DEI SEGNI DI CIASCUNA NAZIONE. Perciò ci si deve rivolgere agli esperti di tale settore per seguire programmi di insegnamento e di logopedia con logopedisti corretti e passionali nel pieno rispetto delle "persone Sorde" che gli stanno di fronte.
E voi avete qualche idea in più? Scrivile nel forum SORDOUDENTI.
Ma se avete discriminazioni da dire, mettetevi pure da parte. Grazie!
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lunedì 13 ottobre 2008
SIETE PADRONI DELLA VOSTRA LINGUA MADRE?
LA LINGUA MADRE DEI SORDO-MUTI è LA LINGUA DEI SEGNI.
LA LINGUA MADRE DEI SORDO-MUTI ITALIANI è LA LINGUA DEI SEGNI ITALIANA.
di Katia Trinari
L'alfabeto manuale.La lingua dei segni è una lingua a tutti gli effetti, completa e complessa, composta di diverse migliaia di segni capaci di generare un infinito numero di vocaboli.
È indirizzato a categorie diversificate di persone, proponendosi, parallelamente ad altri libri che spiegano la grammatica e la struttura della L.I.S., di innalzare lo status della L.I.S., fino a poco tempo fa non considerata una vera lingua.
Innanzitutto è diretto alle persone sorde:sia quelle che conoscono bene la lingua dei segni e che vogliono consultare un dizionario bilingue per ricordare un vocabolo italiano o per migliorare la propria conoscenza della lingua italiana, sia quelle giovanissime che stanno imparando la lingua dei segni e/o la lingua italiana.
È indirizzato anche a persone udenti, in qualità di supporto per l'apprendimento della lingua dei segni, in particolare:
(a) genitori di bambini sordomuti che vogliono sviluppare al massimo la comunicazione con i propri figli, potenziandole lo sviluppo cognitivo e linguistico, facendo in modo che i bambini possano accedere all'informazione e comunicare tutte le proprie esigenze ed i propri pensieri; il dizionario aiuterà questi genitori a ricordare i segni di base per la comunicazione;
(b) operatori che vengono in contatto con persone sorde sul luogo di lavoro: sia nelle unità sanitarie locali che nelle scuole, nella loro qualità di insegnanti, insegnanti di sostegno, logopedisti; soddisfarerà la curiosità di chi ha sempre desiderato saperne di più.
Una lingua non è una somma di segni, inoltre una lingua esiste solo all'interno del suo contesto culturale.Per questi motivi nessun dizionario può vantare di insegnare una lingua (nazionale).
Al massimo offre un corpo rappresentativo di vocaboli e diverse informazioni per quanto riguarda il loro uso.La lingua dei segni opera sul canale visivo-corporeo, assai difficile per un udente abituato al canale acustico-vocale.
Per chi vuole imparare la lingua dei segni è indispensabile frequentare un corso o, in mancanza di questo, frequentare persone sorde che padroneggino la lingua madre.
La lingua dei segni hanno dialetti.
Ogni nazione del mondo ha la sua propria lingua dei segni e spesso una varietà di forme dialettali, d'Italia, a soli 100 anni dalla sua unificazione, rappresenta un evidente esempio di nazione con miriade di dialetti locali.
Le forme di comunicazione scaturiscono dalle necessità locali e vengono plasmate dagli utenti della lingua, così come queste stesse necessità modellano i pensieri degli utenti stessi.L'esistenza dei dialetti in Italia sono per certi versi scomodi!
Ci sono segni usati comunemente che la loro assenza sarebbe troppo evidente; e il lettore può avere un'idea di come siano i sinonimi lessicali in lingua dei segni.
Le categorie lessicali che evidenziano un maggior numero di variazioni, significano che un segno X non è usato esclusivamente nel luogo di X, anzi quel segno è usato almeno a X.
I dialetti presentano più similitudini che differenze come da ricerca (iniziata nel 1979).
La L.I.S. opera sul canale visivo-corporeo, e non deriva dalla Lingua Italiana perché la L.I.S. ha una sua propria grammatica con regole specifiche, diverse da quelle della Lingua Italiana.
La storia dei sordomuti.
Nel corso della storia si è verificato un generale cambiamento nei confronti delle persone sorde, anche se ancora adesso sussiste il pregiudizio secondo cui esse non possiedono capacità pari a quelle dei loro concittadini udenti.
Nella storia della lingua dei segni, il linguaggio della minoranza culturale fu utilizzato solo come mezzo di transizione allo scopo di imparare la lingua verbale, anziché di fondamentale diritto acquisire una lingua madre attraverso modalità visiva (unico mezzo per realizzare un pieno e completo sviluppo cognitivo- sociale).
Oggi, rispetto al passato, è facile fare una diagnosi precoce della sordità.
Sono pochi gli ufficiali riferimenti storici dei sordomuti.
"Quando si chiude una delle porte della felicità, un'altra si apre.
Spesso però, guardiamo così tanto alla porta che si è chiusa che non vediamo l'altra che si è aperta. "
Helen Keller
Pubblicato da KappaHH a 12:23 0 commenti[/justify]