TERZA PAGINA IL FENOMENO C’È MENO TEMPO A DISPOSIZIONE, MA UNA DIDATTICA PIÙ MODERNA RILANCIA LA LINGUA «MORTA»
Latino è bello, nonostante la riforma
di Dario Fertilio
«Salvete discipuli !», annuncia il professore alla classe attonita: il saluto apre una lezione direttamente in latino, nello stile «naturale» cui siamo soliti associare i corsi di lingue «vive». Solo che qui il latino sembra decisamente rifiutarsi d’essere «morto»: basta osservare un allievo mentre si cimenta con i manuali delle Edizioni Accademia Vivarium novum, per esempio «Latine disco», dove viene scaraventato di colpo all’interno di dialoghi del tipo «due signore che si incontrano al mercato» ( Stt! Iulia te audit. Syra irata est ). Oppure, una volta asceso alle classi superiori, ecco lo studente alla prese col tema solleticante della «Ars amatoria P. Ovidii Nasonis»: qui, senza fastidiose lungaggini grammaticali, potrà gustarsi il capitolo «De libidine feminarum» ( Omnia feminea sunt ista libidine mota …). Così cambia l’insegnamento del latino, dunque, e sembra una rivoluzione. Invece è soltanto la punta avanzata della riforma scolastica Gelmini che sta entrando a regime, da un lato riducendo l’impatto quantitativo del latino nei programmi (eccetto quelli del liceo classico) ma dall’altro modernizzando la didattica e ampliando l’offerta e la libertà di scelta degli insegnanti, chiamati in queste settimane a decidere sui libri di testo. L’offerta editoriale, assai ampia, è accompagnata da un fenomeno inatteso: proprio la lingua morta snobbata ancora in anni recenti – per non parlare delle contestazioni ideologiche sessantottine che sembrano preistoria – oggi conosce un boom d’interesse, non solo da noi ma anche e soprattutto nel mondo. Basta sfogliare i principali libri di testo latini per cogliere le novità. Se l’esempio citato, il metodo «naturale» dell’Accademia Vivarium Novum, resta minoritario (non più di ventimila ragazzi attualmente lo seguono, distribuiti a macchia di leopardo sul territorio nazionale), quello proposto dai manuali più diffusi rispecchia egualmente le direttive generali della riforma: accentuazione degli aspetti culturali e lessicali, confronto costante con l’italiano moderno e le altre lingue, capacità di applicare le conoscenze acquisite anche a testi nuovi. Così, nel caso della Bruno Mondadori e della Paravia (gruppo Pearson Italia), viene offerto un metodo lessicale e comparativo che propone – per esempio in «Lingua viva» di Angelo Diotti – un confronto con le parole oggi in uso di origine latina ( agenda, lapsus, sponsor ), o soggette a uno slittamento di significato (cattivo è la derivazione cristiana di captivus diaboli , prigioniero del diavolo), o tutt’ora pienamente inserite nel nostro lessico quotidiano ( ad interim, alter ego, in medias res ). Ancor più colpisce, ad esempio nel manuale della Paravia «Id est», la suddivisione degli esercizi per settori di impiego della lingua: «La famiglia e il matrimonio», «L’amore» o «Il mercato» invitano gli allievi a entrare nelle situazioni concrete, inserendo i vocaboli nelle rispettive aree semantiche, e ricollegandoli costantemente alle lingue europee (come l’inglese council a concilium , il tedesco Meister a magister , o lo spagnolo hijo a filius ). Le regole della grammatica, spauracchio di tante generazioni studentesche, naturalmente non spariscono: appaiono però diluite in un panorama colorato, dove abbondano esempi tratti dalla cronaca d’oggi e perfino dallo sport. È un terreno sul quale primeggiano la Bruno Mondadori e la Paravia, sfidate però dalla Bompiani («Sermo et humanitas», «Lingua e cultura latina») nonché dalla Nuova Italia («Togata gens» di Maurizio Bettini, concepito per il secondo biennio e il quinto anno). E qui, a coronare il felice momento del latino, si festeggia il compleanno di un classico: i cent’anni del vocabolario Campanini Carboni, colosso da 2.200 pagine che unisce aspetti linguistici e di civiltà classica, con sezioni dedicate a personaggi e popoli, città e regioni, istituzioni e aspetti del vivere sociale, corredati da schede e disegni. Dall’alto dei tre milioni di copie vendute nel corso della sua storia, il Campanini Carboni oggi può permettersi persino di punzecchiare l’anglomania senza radici di chi utilizza parole e locuzioni latine come se fossero inglesi ( media o junior pronunciate con accento americano, un gioco un po’ grottesco e inconsapevole, per cui la parola antica caduta in disuso sembra nuova perché recuperata da un contesto straniero). Ma non di sola scuola vive il latino: lo testimoniano il successo dei libri di Luca Canali (ultimi Il poema dei Vangeli di Giovenco con testo originale a fronte, e Augusto, Braccio violento della storia , entrambi pubblicati da Bompiani), o gli articoli di Dario Antiseri sulla rivista «Zetesis» in cui la versione di latino è presentata come il nocciolo del metodo scientifico e liberale che procede per trial and error , esperimenti e confutazioni. Poi imperversano le dichiarazioni d’amore più impensate (da Sepùlveda che si è messo a studiarlo per leggere Virgilio, a Mina, la cantante, con il suo appello per la conservazione del canto liturgico; dagli adolescenti innamorati delle formule magiche di Harry Potter alle chat in latino che si moltiplicano sul web, alimentate dalle voci sulla chiocciola – l’onnipresente @ – che discenderebbe dall’antica et latina, adibita a usi commerciali). E si potrebbe continuare con gli splendori delle scuole latine di Lussemburgo e Saarbrücken, le trasmissioni in latino della radio finlandese, per non parlare dei simposi internazionali in rigorosa pronuncia restituta (cioè piena di suoni sordi e aspirati, come pare facessero i classici), dei certamina accademici, dei fogli specializzati. Il fascino e il prestigio del passato si misurano anche sul piano economico. «L’interesse negli Usa è tale – racconta Luigi Miraglia, presidente dell’Accademia Vivarium Novum – che gli insegnanti europei ricevono offerte allettanti da New York: 125 mila dollari l’anno, più bonus per vitto e alloggio, per un impegno di quattro o cinque giorni settimanali». E se l’America è la nuova terra promessa dei latinisti, non scherzano nemmeno la Germania, il Giappone e la Cina, mentre in Africa crescono soprattutto le scuole missionarie.
(Dal Corriere della Sera, 16/3/2012).












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