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Riguarda la musica è una vecchia notizia ma si parla di inglesi e… napoletani

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La settimana scorsa durante il TG2 delle 20,30, il produttore/direttore artistico Lilli Greco ha sostenuto che il famoso brano Yesterday avesse lo stesso refrain di una canzone napoletana del 1895 Piccere’ che vene a dicere, accusando – attraverso una dimostrazione al pianoforte – di plagio il baronetto.
La tesi in questione invaliderebbe la versione di McCartney che sostiene di essersi svegliato con la melodia della canzone in testa suggeritagli in sogno (qualcuno si azzarda a pensare che il suggerimento onirico sia arrivato da parte di Dio o da parte della madre defunta Mary).
Non è la prima volta che si discute su quella che il Guinness dei primati definisce “la canzone più reinterpreta della storia della musica”: secondo una leggenda metropolitana il bassista dei Beatles copiò la melodia del brano da uno spartito del 1500 che egli visionò dall’archivio della Torre di Londra.
In difesa del compositore inglese è intervenuto Peppino di Capri, icona della canzone napoletana e unico artista italiano che fece da spalla ai Beatles nelle tappe italiane del loro tour del 1965.
Secondo il caprese le accuse di Greco sono infondate: è risaputo che Lennon e soprattutto McCartney (che registrò una cover in inglese di O’ sole mio) avessero una conoscenza enciclopedica della musica classica napoletana – come dimostrano le sonorità di Girl, Michelle e If I fell – ma non si può parlare di vero e proprio plagio, bensì di semplici influenze.
Nel mondo della musica il cinismo è sempre dietro l’angolo e una delle questioni più spinose è appunto la paternità delle opere, legata in maniera indissolubile a quella delle capacità di composizione e ai relativi “blocchi creativi” degli artisti; anche John Lennon avrebbe preso ispirazione per il testo di Immgine da alcune poesie della moglie Yoko Ono.
Almeno secondo ciò che la stessa artista giapponese sostiene.

Eugenio Mazzetti
26/07/2006

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