Le frasi
Le molte lingue, una ricchezza, sono diventate barriere. Si sono create incomprensioni. Invece servono ponti per l’incontro. Dionigi Tettamanzi Cardinale
(Da La Nazione, 15/6/2011).

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MONSIGNOR MARTINELLI
«Io ogni mese recupero la tradizione Le difficoltà? Colpa della scuola»
Gian Guido Vecchi
«È vero, purtroppo». Ma perché, eccellenza? «Cosa vuole: già alle medie il latino non si studia più, quelli che hanno fatto il classico o lo scientifico non sono molti. Così si fanno corsi accelerati, come accade anche ai preti che arrivano dall’estero per specializzarsi a Roma: ma in qualche semestre non puoi recuperare gli anni perduti…». Monsignor Raffaello Martinelli, 62 anni, ventitré dei quali passati alla Congregazione per la dottrina della fede guidata da Joseph Ratzinger, vescovo di Frascati, va controcorrente: «Una domenica al mese dico messa in latino: nella forma ordinaria». E la chiesa è sempre piena, come le altre domeniche. Ci sono fedeli che le hanno chiesto la messa con il vecchio rito? «All’inizio sì. Io chiedevo: ma con il vecchio messale o nella forma ordinaria, la messa in latino di Paolo VI? E molti di loro: perché, che differenza c’è?». Quindi che cosa ha fatto? «Ho iniziato a seguire sempre la forma ordinaria, ma una volta al mese nella versione latina. E tutte le domeniche cerco di recuperare il canto gregoriano, il Sanctus, l’Agnus Dei…». Reazioni? «Sono contenti gli uni e gli altri. Chi desiderava il vecchio messale e chi voleva solo l’italiano. Ho fatto stampare dei libretti con il testo latino e la traduzione, e quando c’è la messa in latino i fedeli non diminuiscono: seguono, imparano e apprezzano». Detto così, pare semplice… «Ma le contrapposizioni, anche con il vecchio messale, non hanno senso! Perché dobbiamo perdere un patrimonio di millecinquecento anni? Ogni tanto, la domenica, dico in latino anche il Pater noster: è un modo per sentirci uniti ai cristiani di tutto il mondo, dico, la nostra lingua comune. Quando si spiega, la gente è disponibile. Legge il libretto. Ormai lo hanno imparato tutti…».
(Dal Corriere della Sera, 14/5/ 2011).