REPUBBLICA DI ROBOT

Il Manifesto’ martedì 15 giugno 2010
REPUBBLICA DI ROBOT
di Valentino Parlato

Pomigliano è diventata, è, la materia viva e il simbolo di uno scontro che investe la sopravvivenza della Costituzione della Repubblica fondata sul lavoro e della storica, e sempre più drammatica questione meridionale. La sostanza è nota: a Pomigliano c’è un impianto della Fiat, che attualmente dà lavoro a circa quindicimila persone e la Fiat ha posto ai sindacati, ai lavoratori, ai meridionali un aut aut feroce: o i lavoratori si impegnano a utilizzare gli impianti per 24 ore al giorno per sei giorni la settimana; a essere disponibili per 80 ore di straordinari a testa; a recuperare gli eventuali ritardi lavorando la mezzora della refezione, a rinunciare al diritto di sciopero, oppure la Fiat chiude lo stabilimento e c’è disoccupazione per tutti. E in più, si instaura una «metrica del lavoro» che – come scrive Luciano Gallino, nel suo ottimo articolo sulla Repubblica di ieri – «si addestrano le persone affinché operino il più possibile come robot». Saremmo così alla Repubblica fondata sulla robotizzazione degli uomini. Anche il papa, penso avrebbe qualcosa da ridire.
Ecco come il ministro Giulio Tremonti presenta questa mostruosità: «Sarà un modello per tutti. Con la globalizzazione è finito il conflitto capitale lavoro». La globalizzazione infatti ha enormemente aperto alla delocalizzazione e ingrossato il cosiddetto esercito industriale di riserva. I lavoratori da persone umane sono ridotte a merci, la Costituzione è ridotta a carta straccia. L’art. 41 della Costituzione viene modificato: non più «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». La nuova prassi, imposta senza voto alcuno, recita: «L’iniziativa economica privata è sovrana e, quando sia a lei utile, può mettere i cittadini in campi di lavoro forzato».
Dalla Repubblica democratica degradiamo alla sovranità assoluta.
Di fronte a questa aggressione Cisl e Uil hanno capitolato, hanno alzato le mani in segno di resa. Ma si rendono conto sia Tremonti sia la Cisl e la Uil che cosa provocherebbe una capitolazione del genere? Al degrado sociale, civile cui ci porterà?
Il diritto di sciopero diventa violazione della Repubblica fondata «sulla sovranità assoluta dell’iniziativa economica privata». I contratti nazionali, firmati anche dai padroni, vanno nella spazzatura.
Cerchiamo di avere un po’ di memoria. Quando in Italia, nel primo dopoguerra, le crisi erano grosso modo a questo punto, l’esito fu il fascismo. Ma pensano i nostri attuali governanti che si possa tornare agli anni ’20? Non pensano che violenza
provoca violenza? Pensano che le popolazioni del Mezzogiorno subiranno senza reagire il ricatto dell’abbandono e la localizzazione nel Sud, già tanto provato, di nuovo lavoro schiavo?
La Cisl e la Uil hanno ceduto, subito la violenza accettandola come necessità. La Cgil e la Fiom resistono e fanno bene. La storia è dalla parte loro.

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