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Rallegramenti a Sandro Gozi di nuovo eletto al Parlamento europeo: di seguito tre sue interviste sulla attuale situazione del “Centro” in Europa e in Italia

Politica Elezioni Europee 2024 • Eutopia • Francia • Italia Viva • Parlamento Europeo

Italia Viva non è morta: Sandro Gozi eletto in Francia, prenderà uno dei 13 seggi dei macroniani

A dispetto dell’andamento delle elezioni europee in Italia, con Italia Viva che nel listone Stati Uniti d’Europa non ha superato lo sbarramento per un soffio con il 3,7%, c’è un europarlamentare italiano che raggiungerà il gruppo Renew. E no, non era candidato nella creatura di Matteo Renzi (anche se fa parte del comitato nazionale) e nemmeno ha corso con Azione di Carlo Calenda. Si tratta dell’eurodeputato Sandro Gozi, eletto in Francia con il sesto posto della lista Besoin d’Europe. Gozi è stato rieletto al Parlamento europeo grazie ai 13 seggi conquistati dalla lista del numero uno dell’Eliseo, Emmanuel Macron, che ha ottenuto il 14,6% dei voti. Il segretario generale del Partito democratico europeo ed ex sottosegretario agli Affari europei dei governi Renzi e Gentiloni, scelto in queste elezioni come uno dei tre Spitzenkandidat di Renew Europe, tornerà a Strasburgo anche nella legislatura 2024-2029, dopo la prima elezione avvenuta nel 2019, tra l’altro sempre oltralpe, con la lista macroniana Renaissance. Questo marzo l’Assemblea dei delegati del Partito democratico europeo, che si è tenuta alla Leopolda di Firenze, ha designato il segretario generale Sandro Gozi quale rappresentante del PDE nel “Team Europe”, la squadra di tre che ha guidato la campagna europea “Renew Europe Now” alle europee. Oltre a Gozi la squadra è composta dalle colleghe Marie-Agnes Strack-Zimmermann di ALDE e Valérie Hayer di Renaissance.

Stefania Carboni | open.online | 10.06.2024

L’Eletto (in Francia)

Parla Gozi, unico italiano che siederà nel gruppo Renew, visto il risultato di Calenda e Renzi

L’eletto – cioè l’unico eletto italiano nel gruppo Renew Europe, causa mancato raggiungimento del 4 per cento da parte delle liste Stati Uniti d’Europa e Azione – è Sandro Gozi, già sottosegretario agli Affari europei nei governi Renzi e Gentiloni, europarlamentare uscente (era arrivato a Strasburgo con la lista Renaissance di Emmanuel Macron) oggi riconfermato dal voto in Francia, al sesto posto della lista Besoin d’Europe. “Per quanto riguarda il mio risultato sono molto soddisfatto”, dice Gozi: “Soddisfatto per la rielezione, per la promozione implicita, per il riconoscimento del mio lavoro. Posso dire, nel mio caso, che per una volta ha contato il merito. Per il resto siamo delusi”. Siamo, cioè deluso non solo lui, l’unico italiano che siederà nel gruppo, viste le sorti di calendiani, boniniani e renziani, fermatisi a un passo dallo sbarramento, ma delusi anche i colleghi europei macroniani che, nonostante l’esito lepeniano del voto in Francia, hanno tenuto per così dire la posizione. “Lo dico e l’ho detto in tutte le 24 lingue dell’Unione europea: era fondamentale che anche in Italia ci fosse un’unica lista sulle nostre posizioni”. Per Gozi le responsabilità pendono dalla parte del leader di Azione Carlo Calenda, rispetto ad altri (Matteo Renzi ed Emma Bonino) che invece, a suo avviso, “hanno fatto quello che potevano per presentarsi con un’unica lista agli elettori”. “Calenda”, dice l’eurodeputato rieletto, “ha compiuto un gravissimo errore. Non so, forse per lui l’Europa non è centrale come per me, in un momento di trasformazione degli equilibri globali. Ma non voler fare una lista unica vuol dire di fatto avere diverse priorità”. Per non dire, continua Gozi, “delle dichiarazioni fatte ex post, in conferenza stampa”. Quella di ieri, in cui un plumbeo Calenda ha citato Winston Churchill (l’importanza del coraggio) per invitare i suoi alla ripartenza. “Dire, come ha detto Calenda, che Renzi fa partiti per sfasciarli ed Emma Bonino fa partiti con nessuno è una frase che si commenta da sola. Peccato: Renew avrebbe potuto avere altri 5,6 o 7 eletti. Vallo a spiegare agli elettori. E` un danno per tutti, un danno evitabile che non si è voluto evitare”.

M.Rizzini | Il Foglio | 11.6.2024

L’intervista. Gozi: «Noi di Renew siamo indispensabili, in Europa e in Italia»

L’eurodeputato eletto in Francia: «Da Macron scelta audace e giusta per la democrazia. I risultati di Sue e Azione? Rabbia per le divisioni, non è vero che gli italiani non chiedono un “centro”»

Ex parlamentare dem e già sottosegretario agli Affari europei con i governi Renzi e Gentiloni, Sandro Gozi, anche se eletto in Francia, è l’unico italiano a entrare nel gruppo europeo Renew Europe. Circostanza che, «nonostante la soddisfazione», lo rende «piuttosto seccato », perché «l’Italia avrebbe potuto avere diversi deputati tra le nostre fila».

Gozi, perché è successo secondo lei?

Purtroppo all’appello di Emma Bonino hanno risposto Matteo Renzi e i liberal democratici, ma non Calenda. Francamente non ho ancora capito perché. Peraltro entrambe le forze sarebbero entrate in Renew Europe, quindi è stato un grosso errore politico, che costa molto anche a noi, perché l’Italia è un grande Paese e quella italiana sarebbe potuta essere probabilmente la seconda o terza delegazione del terzo gruppo del Parlamento europeo.

L’esperienza di centrismo liberale e riformista è giunta al capolinea?

No, affatto. Renew Europe continua a essere indispensabile per costruire una maggioranza pro-Europa. Stiamo discutendo già in queste ore con il Ppe e con il Pse per costruire un nuovo accordo di coalizione e una nuova maggioranza politica in questa direzione e i numeri dicono che rimaniamo la terza forza e siamo centrali. C’è ancora spazio per una proposta liberal democratica.

Anche in Italia?

Considerate assieme le forze centriste hanno fatto quasi l’8%. Se quindi non esiste una terza via in Italia non è perché gli italiani non la chiedano o perché non ce ne sia necessità. Ma perché chi fino ad oggi l’ha interpretata lo ha fatto nel segno della divisione, mentre la risposta dovrebbe essere la cooperazione e l’unione. La responsabilità di quanto accaduto è chiara.

Renzi ci ha messo la faccia ma non è bastato. Il destino di Iv è segnato?

È stato molto coraggioso e ha ottenuto un ottimo risultato. Credo abbia fatto la cosa giusta aderendo all’appello di Bonino e dando il suo contributo da ultimo in lista. Una lista che non ce l’ha fatta, mi pare, per 45mila voti. Questa è la politica. Però rimane anche un senso di rabbia, perché l’obiettivo era alla portata. Mi sembra che Iv abbia avviato un processo ricostituente, con Renzi che ha dato il via a nuova fase e credo si debba lavorare per una grande forza centrale, liberale e democratica di cui c’è ancora bisogno. I prossimi appuntamenti elettorali sono una partita molto diversa da quella europea e Renew sosterrà questo progetto, ma solo se non saranno teorizzate o praticate divisioni.

Cosa significa la vittoria di Le Pen?

Che c’è molta paura e preoccupazione. Nonostante il nostro tentativo di portare il dibattito elettorale su temi europei, si è svolto invece su questioni interne: la sicurezza, il potere di acquisto, l’Islam radicale. Temi su cui i francesi hanno chiesto delle risposte chiare. Ma si tratta di risposte che questa Assemblea nazionale, in cui non c’è una chiara maggioranza, non poteva dare. Era già bloccata e sarebbe stata bloccata ancora di più se si fosse continuato.

Quindi la mossa di Macron di scioglierla è corretta?

La trovo rispettosa. Perché i francesi hanno chiesto soluzioni forti e rapide su questi temi. Preso atto che quell’assemblea non poteva darle, ha dato la parola ai cittadini. Certo, è una scelta audace, ma lui le ha sempre fatte senza aver paura di assumersene le responsabilità e dal punto di vista della democrazia ha fatto la scelta giusta.

Che ne pensa di questo avvicinamento tra Le Pen e i Repubblicani?

Credo sia la fine del gollismo. Che è sempre stato alternativo all’estrema destra a differenza di quanto accaduto in Italia con Fi. È stato così per Chirac e Sarkozy, mentre Ciotti ha totalmente negato questa linea per ragioni di opportunismo e spaccando i Repubblicani.

Non teme uno spostamento a destra in Europa?

Al momento è confermata la maggioranza proeuropea e stiamo discutendo con Ppe e Pse per individuare le priorità attorno alle quali organizzare il lavoro del Pe. Non c’è stata la vittoria dell’estrema destra. Certo, molto dipenderà dall’atteggiamento del Ppe: se decide di aprire all’estrema destra non ci sarà alleanza possibile. Se vuole costruire una maggioranza con noi e con il Pse allora si potrà lavorare.

Matteo Marcelli | avvenire.it | 13.06.2024

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