Radicali, risposta e replica

Paolo Gambi, Rinascimento poetico

Radicali.it: risposta e replica

(28 November 2000 1:30)
Alcune premesse
Intanto la campagna per l’adozione dell’esperanto come lingua federale europea e per il riconoscimento del medesimo come strumento linguistico atto a favorire maggiore democrazia linguistica in Europa e nel mondo è sancita da una mozione del Partito Radicale a prima firma Marco Pannella.
Inoltre nel 1999 lo stesso partito, tramite il Segretario Dupuis, ha aderito alla campagna dell’ERA per il diritto alla lingua internazionale entro il 2020.
Infine l’ERA nella sua mozione del Congresso 2000 ha ribadito con forza, come giustamente ricordava Michele, l’adesione al federalismo europeo (la mozione la trovate in conferenza lingua internazionale o su internet http://www.esperanto.stm.it/principale.htm
sotto la dicitura dialoghiamo).
Veniamo al punto:
ha perfettamente ragione Luigi che chiede un’assunzione di responsabilità da parte dei candidati di questa lista rispetto al problema linguistico in Europa, vorrei proprio sapere in che lingua si dovrebbero svolgere le elezioni del presidente della Commissione che voi giustamente auspicate?
La domanda non è peregrina perchè‚ l’unica vera barriera, al di là della cattiva volontà, per una costruzione politica unitaria è quella linguistica. Infatti in un’ipotesi di (con)federalismo in Europa esistono sostanzialmente 4 possibilità:
-mantenimento dell’attuale sistema linguistico portando in pochi anni a 25 le lingue ufficiali (ipotesi di scuola assolutamente impraticabile)
-restrizione a 3 o 4 lingue ufficiali di fatto (inglese, francese, tedesco e spagnolo: quelle dei paesi pi— potenti)
– adozione di una lingua etnica, l’inglese come lingua ufficiale (impraticabile in questa forma esplicita perch‚ i francesi, i tedeschi e gli spagnoli che per accettare una moneta unica hanno preteso che fosse ‘neutra’, cioè non appartenente a nessun paese, non accetterebbero mai che venisse adottata come lingua ufficiale unica quella di un altro popolo)
-adozione di una lingua neutra, non etnica assolutamente ricca e completa (invito Emanuele a documentarsi e leggere per esempio il giudizio da tecnico dato da Umberto Eco a proposito) che si può apprendere in 50 ore e che, come è stato dimostrato dalle ricerce scientifiche condotte presso l’Università di Berlino e Paderborn e ribadito in una circolare del Ministero della PI italiano, consente di migliorare dal 30 al 60% l’apprendimento delle principali lingue comunitarie
Delle quattro soluzioni l’unica che porta al multilinguismo, tanto caro a parole alle istituzioni europee ed all’UNESCO, è l’ultima, come dimostra uno studio commissionato dal Consiglio d’Europa all’Università di Parigi (anche questo in conferenza e sul sito).
Tra l’altro la stessa UNESCO ha riconosciuto nel corso della sua ultima Conferenza Generale in una sua risoluzione che proprio l’uso di una sola lingua egemone (l’inglese) è un fattore di rischio di estinzione per decine di lingue europee sopratutto minoritarie ma anche a lungo andare per quelle più diffuse.
Occorre infatti ricordare che i maggiori linguisti del mondo (persino gli americani) e la stessa UNESCO denunciano da anni il fatto che se non si inverte la tendenza nel corso dei prossimi decenni oltre il 90% del patrimonio linguistico mondiale si estinguerà (il Time dedicò proprio a questo tema il suo articolo di copertina nel luglio del 1997).
Voglio anche sottolineare che la politica linguistica portata avanti dalle istituzioni europee è a parole a sostenegno dell’attuale stato di ufficialità per tutte le lingue ma di fatto orientata transitoriamente verso 3/4 lingue di lavoro che diventerebbero le lingue ufficiali di fatto.
Dico transitoriamente perchè‚ in realtà in tutti i sistemi educativi l’unica lingua insegnata, per deliberata volontà politica, è l’inglese con tutti i rischi di bosnificazione dell’Unione che questa scelta stisciante comporta.
Voilà ce qua peu près mes chers vous nous auriez dit
si vous aviez un peu de lettres et d’esprit
mais d’esprit, oh les plus lamentables des etres
vous n’en eutes jamais un atome, et de lettres
vous n’avez que les trois qui forment le mot: sot!
Lapo Orlandi
Segretario aggiunto
"Esperanto" Radikala Asocio
PS: mi auguro che il sito dell’ERA sia presto messo tra i link di questa lista (ricordo l’indirizzo:
http://www.esperanto.stm.it)
Emanuele Soldinger

(28 November 2000 20:47)
Resto non convinto circa l’opportunità – e la possibilità – di esperantizzare per decreto
centinaia di milioni di europei. Il problema linguistico è spinoso, ma non credo proprio
che sia risolvibile dai sogni esperantisti. Faremo imparare l’esperanto anche ai cinesi, ai
giapponesi e ai malgasci ? O non sarà più facile parlarci in inglese o in fracese ? Quanto
all’idea che tutte le lingue dell’unione debbano per forza esser poste sullo stesso piano
– il tedesco come lo sloveno o il finlandese – ho forti riserve. Forse che nel Mediterraneo antico
si comunicava in ‘mediterranto’, mistura molto egualitar-culturalisticamente-corretta di greco,
latino,etrusco, sicano, berbero, egizio ed aramaico – o si parlava piuttosto in latino, o in greco ?
L’auspicata esperantizzazione dall’alto, poi, mi sa tanto di dirigismo sovietico.

Lascia un commento

0:00
0:00