Radicali.it ulteriori interventi

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Dario de Judicibus

(2 December 2000 18:4)

Forse con il mio commento mi alienerò qualche simpatia, ma è mia abitudine dire onestamente quello che penso, senza calcolare se questo mi porterà voti o meno.

Io sono sempre stato uno strenuo difensore delle diversità linguistiche e culturali, tanto che sono il membro italiano del Dictionary Team (http://www.nbci.com/dizionario/), un gruppo di volontari a livello mondiale che mette a disposizione della comunità virtuale di Internet una serie di dizionari bilingue completamente gratuiti, con particolare interesse per le lingue minori e persino per quelle estinte. Tra i vari dizionari italiano<­->xxx c’è anche l’esperanto, ovviamente.

Tuttavia, se analizzo il problema da un punto di vista "scientifico", ci sono due cose che non mi convincono sull’idea di fare dell’esperanto la lingua europea.

Per prima cosa una lingua è una cosa viva, qualcosa che nasce e diviene con una cultura ed una società. L’esperanto, pur prendendo da varie culture, non ne rappresenta nessuna: è una lingua artificiale, ed è questo il motivo per cui ha avuto scarso successo rispetto all’inglese. Quest’ultimo invece sta perdendo la sua connotazione anglosassone o se volete americana, per diventare realmente una lingua internazionale. L’inglese che si parla nelle varie nazioni NON è una lingua, bensì tanti "dialetti" differenti. Ognuno lo parla a modo suo, inserendo termini ed arricchendolo al di là di quella che è la cultura britannica o americana. E’ veramente una lingua mondiale, e questo è un fatto, ovvero rappresenta un fattore comune in un ambito multiculturale e multietnico.

Il secondo punto è che una lingua non si può "forzare", proprio perchè‚ rappresenta un modo di pensare, od almeno lo dovrebbe. Come può un liberale pensare di imporre lo studio di una lingua, che la maggior parte della gente non sente come propria, a diverse centinaia di milioni di persone? Pensate a quello che è successo in Turchia. Posso capire gli esperantisti, e capire un certo atteggiamento anglofobo, ma non è compito dei governi imporre alle genti questa o quella cultura, questa o quella lingua.

L’esperanto esiste. Se la gente vuole iniziare a studiarlo e parlarlo, ben venga. Deve essere "il mercato" a valutare e scegliere "il prodotto", in un sistema aperto e competitivo. L’inglese non è la lingua più parlata, ma è sicuramente una lingua franca come lo è stato il latino in passato. Non forziamo la storia. Ieri era il latino, oggi l’inglese, domani chissà,forse il cinese.
Dario
Carlo Manera
(3 December 2000 1:17)

Scusate se dell’esperanto non me ne frega niente na vengo da una Regione (il Veneto) dove la lingua locale è considerata esattamente ZERO anche se parlata abitualmente tutti i giorni da più di 6 milioni di abitanti!

Quand’eravamo piccoli la maestra ci sgridava o ci metteva un brutto voto se ci sentiva dire anche una sola parola in Veneto.

Prima di adottare per tutti un’unica lingua vorrei veder fare qualche sforzo per non distruggere e voler debellare scioccamente le lingue e le culture che già ci sono.
Altrimenti lo scopo culturale e "comunicativo" di una simile operazione sarebbe poco coerente!…tutt’al più passerebbe per una logica da "Grande Fratello"…
Carlo Manera

Lapo Orlandi
(3 December 2000 2:37)

L’uso di una sola lingua egemone nella comunicazione internazionale mette le lingue minori a rischio di estinzione e porta a emarginare persino le altre lingue maggiori.

Queste sono le parole grosso modo con cui si apre una risoluzione sul multilinguismo approvata nel corso dell’ultima Conferenza Generale dell’UNESCO.

Le chiacchiere stanno a zero, non basta dire dialetti dialetti, "sautant sur sa chaise come un cabris", per salvarli dall’estinzione, occorre riflettere sulle cause che ne mettono in pericolo la sussistenza e trovare dei metodi per incidere su queste.

Piaccia o no l’Italia è la dimostrazione storica che, come ha ricordato Claude Hagège, uno dei principali linguisti francesi intervenendo proprio su questo tema nella trasmissione ‘Bouillon de culture’ di France 2, le lingue sono tutte il risultato di un’imposizione politica e diventano a rischio di estinzione quando passa l’idea che non sono più funzionali ad esprimere la modernità.

Nelle scuole del Veneto e di tutta Italia (ma in Bretagna ad esempio, fino a non molti anni fa c’erano scritte del tipo: "è vietato sputare e parlare bretone") l’imposizione politica, nelle scuole e nei mezzi di comunicazione, di una lingua sostanzialmente letteraria come l’italiano ha prodotto in pochi decenni la pressochè‚ totale scomparsa delle lingue nazionali, cioè dei dialetti.
Proprio perchè‚ parlare dialetto per le generazioni che ci hanno preceduto era diventato sinonimo di analfabetismo e quindi di miseria.

Guardando i cartelloni pubblicitari del Berlusca (quelli delle tre i) e la pubblicità regresso del governo sullo scemo del villaggio globale (per non parlare di certi interventi di alcuni radicali) vengono i brividi: è palese che ci siamo rassegnati a fare l’equazione inglese = sviluppo + modernità + progresso. Siamo quindi belli pronti ad essere completamente colonizzati e a buttare a mare, da europei, innanzi tutto, 30 secoli di civiltà (quella europea che, forse, non ha necessariamente molto da invidiare a quella americana).
Come si esce dall’impasse? Noi proponiamo l’adozione come lingua federale europea (perchè‚ ve lo ricordate lo scopo è fare gli Stati Uniti d’Europa, non l’Europa degli Stati Uniti) di una lingua che proprio perchè‚ non appartiene ad alcuna cultura e perchè‚ è 200 volte più facile da imparare dell’inglese non presenta quei rischi di glottofagia delle lingue etniche.

Tanto più che secondo esperimenti, questi sì scientifici, condotti, tra l’altro, dall’Istituto di Pedagogia Cibernetica dell’Università di Berlino e Paderborn (i cui risultati peraltro sono stati confermati dalla circolare ministeriale 126 del 1995 del Ministero della Pubblica Istruzione italiano), si è dimostrato che l’apprendimento propedeutico dell’esperanto facilità da 30 a 60% l’apprendimento successivo delle altre lingue europee maggiori, a cominciare proprio dall’inglese.

Si può anche ridere dell’esperanto e degli esperantisti, ma intanto mentre a Torre Argentina se ride su sto c…, nel mondo, in Europa, centinaia, forse migliaia, di lingue muoiono ogni anno.

Tutti i linguisti sono concordi, e l’UNESCO con loro, nel ritenere che di questo passo oltre il 90% delle lingue parlate al mondo all’inizio degli anni novanta si estingueranno nei prossimi decenni.
Tra l’altro i primi a lanciare l’allarme, facendo anche abbondantemente autocritica, furono proprio gli americani con un articolo di copertina del Time sull’argomento nel luglio del 1997.

A questo punto l’Associazione Radicale Esperanto, i cui obbiettivi sono di usare l’esperanto come strumento per evitare la bosnificazione dell’Europa ed il genocidio linguistico-culturale in atto nel mondo per tentare invece di costruire gli Stati Uniti d’Europa e di promuovere una globalizzazione democratica , liberale, libertaria, e possibilmente dal volto umano, ha deciso nel corso del suo ultimo Congresso del luglio 2000, di promuovere la convocazione in sede europea di una Conferenza sulle lingue, sul modello di quella di Rio sull’Ambiente:

"Tenuto conto del fatto che il 2001 Š stato dichiarato anno europeo delle lingue dall’Unione europea, [il Congresso decide] quale impegno 2001 della Campagna e del Progetto 2020 quello per una prima "Conferenza europea sullo stato della comunicazione linguistica tra i cittadini", conferenza che veda coinvolti, oltre le istituzioni europee quelle governative – anche dei Paesi di futura entrata -, esperti ed organizzazioni non governative europee ed europeiste." [dalla Mozione approvata a Firenze il 16/7/2000]

E’ possibile che in questo partito siamo federalisti, liberali, radicali, pannelliani, antiproibizionisti su tutto fuorch‚ sulla lingua su cui siamo, come gli altri, autoritari e totalitari?

Certo, Dario, l’esperanto esiste, come esistono i radicali, l’informazione sull’esperanto no, proprio come per i radicali. Il risultato è che i radicali hanno quattro voti e gli esperantisti quattro adepti.

Se tu avessi seguito il vivace dibattito avvenuto su questo tema nel Forum della lista Federalista gasparini-parenti avresti letto interventi più sensati di compagni che riconoscevano la necessità di mettere l’esperanto sul mercato introducendolo nel sistema educativo, dove invece da anni si insegna solo l’inglese con risultati peraltro molto deludenti.

Tutte queste cose alcuni radicali le hanno capite da tempo: innanzi tutto Pannella che è il primo firmatario della mozione con la quale a Sofia il Partito adottò la campagna esperantista, e ora anche Sabrina Gasparini e Tiziani Parenti che ringrazio formalmente per il loro intervento.

In attesa che anche gli altri pannelliani comprendano con i soliti dieci anni di ritardo le intuizioni del Capo (ci siamo quasi, se non sbaglio Sofia fu nel 1992), preannuncio il mio voto per le già citate Gasparini e Parenti ed invito ufficialmente tutti i compagni esperantisti radicali a votare e far votare per loro o per gli altri candidati della lista federalista per l’elezione diretta del Presidente dell’Unione Europea.

Lapo Orlandi
Segretario Aggiunto
"Esperanto" Radikala Asocio

Marco Faraci

(3 December 2000 12:2)

Non sono d’accordo con l’idea che l’esperanto possa essere proclamato lingua uffciale dell’Unione Europea. Preferirei personalmente che le lingue ufficiali l’Unione Europea non le avesse e preferirei anche che l’Europa non esistesse se non come espressione geografica.

L’Esperantismo come movimento dal basso ha fallito.
L’Esperanto oggi può essere imposto solamente con una decisione statalista e regolamentatrice dell’Unione Europea.

L’inglese è una lingua molto più liberale. Infatti non è lingua di Stato quasi da nessuna parte eppure è la lingua più conosciuta a livello globale.
Questo vuol dire che l’inglese, senza che ci siano imposizioni stataliste, si impone nel libero mercato perchè‚ le persone decidono liberamente di apprenderlo al fine di conseguire un vantaggio nel mercato.
Io per esempio non ho mai studiato inglese a scuola. Eppure lo parlo perchè‚ per mia scelta ho deciso di impararlo per "ridurre i costi di transazione" (se mi si consente di mutuare un’espressione economico-giuridica).

L’esperanto è più semplice? E’ più razionale? Può darsi…
Criticare l’inglese e volere imporre l’esperanto
ha senso quanto volere vietare o limitare per legge Windows con la scusa che Linux è migliore.
Non ha senso dire che Linux o l’esperanto sono migliori. Le preferenze sono soggettive ed il consumatore sovrano oggi sceglie Windows e sceglie l’inglese.

(per gioco anni fa ho anche studiato un po’ di esperanto… ma solo per gioco…)

Alessadro Tinivelli

(3 December 2000 13:2)

l’esperanto?
HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA !!!!! ROTFL !!!!!!!!!
non pensavo che ancora oggi ci fosse gente che ci crede …
facciamo battaglie serie, non contro i mulini a vento.
Carlo Manera

(3 December 2000 16:4)

Secondo me proporre una lingua unica per l’Europa Unita che verrà è solo una questione marginale e burocratica.

Serve solo per poter redigere documenti più o meno ufficiali della comunità senza sprecare troppa carta o, se vogliamo, troppi bit!

Inoltre i tempi sono cambiati inesorabilmente e credo che ormai sia del tutto caduta l’idea che una lingua costruita a tavolino come l’esperanto possa diventare una lingua viva e colloquiale e pretendere di essere, anche nel senso limitato che ho detto sopra, la lingua unica europea…
Anche in Vaticano , dove un esperimento simile è stato fatto (anche se il latino è una lingua "ricostruita"!) non mi pare che tra loro i cardinali , se non proprio i più eccentrici, parlino in latino al bar. Anche se tutti magari lo sanno parlare e scrivere e stilare documenti "funzionali" in quella lingua.

Nel caso europeo l’esperanto potrebbe solo servire a mettere daccordo inglesi e tedeschi che, in base al numero di cittadini che le parlano, sono quelli che protrebbero avere dei motivi validi per vedere accettata la loro lingua come quella ufficiale della comunità europea.
Non mi sembra che però queste due nazioni si stiano accapigliando molto per questo….
Gli unici che davvero rompono le palle su questa questione sono in realtà i Francesi (come al solito!). Anche se le velleità di veder accettato il francese sono assai più deboli sia di quelle degli inglesi che dei tedeschi e, se permettete, anche degli spagnoli, a questo punto!

Se domani si dovesse svolgere in Europa una votazione su quale lingua adottare pensate davvero che se vincesse l’esperanto , vincerebbe perchè tutti quelli che l’hanno votato sono daccordo con le motivazioni ideali degli esperantisti? E dovremmo essere felici di questo e considerarla una vittoria "radicale" ?
NON CREDO!

A prescindere dal fatto che ci sono sul tavolo europeo questioni ben più importanti da risolvere, devo dire che anche su questioni di minore importanza come questa la soluzione è secondo me altrove!
Mi viene da ridere per esempio a pensare che il prossimo sarà l’anno dedicato alle lingue europee! In un anno riusciranno a mettersi daccordo per esempio su QUANTE SONO?
Credo che 12 mesi non basteranno o che comunque, ognuno arriverà ad un numero diverso!….
Carlo Manera
coordinatore gruppo LIB.ID.O.S.
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