Radicali.it esperanto: ultimi fuochi

Paolo Gambi, Rinascimento poetico

Radicali.it e esperanto: ultimi fuochi

Alessandra Spalletta

(5 December 2000 15:21)

Il problema della lingua internazionale c’è ma l’esperanto non è la soluzione.
Sicuramente esiste il problema di una lingua internazionale e gli esperantisti fanno bene a ricordarcelo.
Ben venga, quindi, un loro contributo in termini di dibattito e di discussione nell’ambito di qualsivoglia istituzione o organismo, ma non mi convince altrettanto una collaborazione che si traduca eventualmente in scelte operativa.

Perch‚ dico questo? Chiarirò la mia posizione sviluppando due punti.

Dicevo poc’anzi che il problema di una lingua internazionale c’è e credo che ormai tutti se ne siano accorti. In un mondo globalizzato il problema della comunicazione si pone al centro della vita di ciascuno, a partire dai parlamentari europei che devono ricorrere alla mediazione dell’interprete per comunicare con il collega greco e finlandese, fino ad arrivare alla casalinga che per capire le istruzioni del frullatore deve mettere al chiodo il figlio con dizionario bilingue e un’incerta preparazione scolastica. Anche e soprattutto le casalinghe, quindi, sanno quanto pesa nella loro vita e nel bilancio famigliare l’imperialismo culturale delle nazioni più forti, che in virtù della loro superiorità economica impongono le scelte e le direzioni del mercato anche linguistico. Padri e madri di famiglia sanno bene quanti sacrifici fanno per mandare i figli a studiare all’estero per imparare ‘sto benedetto inglese. E quando penso a padri e madri di famiglia, non mi vengono in mente soltanto le classiche scene di una tavola italiana, ma mi viene da pensare anche a quanto devono faticare sui libri i miei amici cinesi e giapponesi, che devono partirsene alla volta di Londra o di Parigi e restare lontano da casa per un sacco di tempo a spese ovviamente dei genitori. Va bè che i giapponesi sono ricchi e matti, quindi tutto sommato se la passano benone nei loro soggiorni occidentali. Ma non si capisce bene per quale motivo gli studenti inglesi e americani, solo per aver avuto la buona o cattiva sorte( dipende dai punti di vista) di essere nati in una nazione grossa e vincente, debbano godere del privilegio di non scomodarsi e di trascorrere tranquillamente l’esistenza, magari anche viaggiando in lungo e il largo, senza dovere fare il minimo sforzo per imparare la lingua indigena, ma imponendo semplicemente la loro ovunque essi vadano. Ora non sto qui a discutere il bene e il male, nel senso che se il mondo va così avrà pure le sue ragioni e preferisco capire le ragioni del mondo, piuttosto che chiudermi negli ideologismi e in un atteggiamento vittimista che rivendica i diritti calpestati dei popoli oppressi. Peraltro io studio pure lingue( inglese e cinese), quindi non vorrei che mi si togliesse il pane dai denti:-))

Non mi piacciono gli ideologismi e le falsificazioni ma preferisco guardare in faccia alla realtà.E cosa vedo? Vedo un sacco di gente che si fa in quattro per imparare l’inglese. L’inglese è una lingua importantissima e se non la impari sei tagliato fuori dal mondo, quindi sei costretto a studiarla. Ma è una lingua troppo difficile per essere adottata come strumento veicolare, come un mezzo di comunicazione veloce che risolva gli imbarazzi e i disagi e ci consenta di comunicare in un mercato aperto e allargato, globalizzato appunto, senza rischi di incomprensioni e via dicendo. Eppure oggi come oggi sul mercato si parla esclusivamente l’inglese, certo un inglese semplificato e adattato ai diversi ambiti di applicazione, un inglese snaturato dall’influenza dei vari dialetti.
Questo vuol dire che l’inglese, oltre a essere la lingua dei potenti e quindi necessariamente imposta, è anche una lingua flessibile e che si presta alle semplificazioni. Una lingua che si adatta e che quindi potrebbe andare bene per unificare le genti.

Ma insomma, sono molte le resistenze, la vicenda è complessa e resta il fatto che l’inglese è difficile e non tutti riescono a impararlo. Prendiamo l’Italia: quanta gente sa parlare l’inglese e quanta non capisce neanche le istruzione del frullatore? Credo che chiunque sia in grado di rispondere a questa domanda: basta ricordarsi l’inglese che i nostri professori ci hanno insegnato a scuola. Quando sono andata la prima volta a Londra mi vergognavo da morire.

Poi c’è anche l’esperanto che si propone come soluzione a questo problema.
Finalmente arrivo al punto centrale del mio intervento: il problema della lingua internazionale c’è ma la soluzione non è l’esperanto. L’esperanto è stato già sperimentato e ha fallito. Io non dico che le cause del suo fallimento siano di carattere scientifico o strutturale perchè‚ mi sta bene una lingua artificiale, fatta a tavolino, purchè‚ sia realmente di facile e immediata comprensione. E mi pare che l’esperanto non rispecchi queste prerogative, ma abbia qualcosa che non funzioni. Prendiamo gli accenti, per esempio. Gli accenti sono troppo complicati e questa è già una ragione per scartarla. Pensate alla difficoltà di trasferire gli accenti su internet, tanto per fare un esempio.
Per concludere, io sono molto scettica rispetto all’efficacia di una politica esperantista. Non credo che l’esperanto sia una soluzione praticabile al problema di cui stiamo parlando nell’ambito di questo forum.

Giorgio Pagano
(5 December 2000 21:36)

Per favore non lingua internazionale, bensì lingua nazionale attualmente egemone internazionalmente.
Questo è oggi l’inglese.
Se si riflette sul significato dei termini e delle cose ci si accorge NATURALMENTE di come esse "girino"!

Lapo Orlandi
(6 December 2000 1:10)

Cara Alessandra,
sarebbe fin troppo facile commentare che ora gli esperantisti sanno anche a chi non dare la preferenza, ma mi pare che in realtà tu sia vittima più che altro della tua confusione: dopo averci detto chenon vuoi dare giudizi ideologici ci spieghi razionalmente perchè‚ l’inglese non può essere la lingua ufficiale dell’Europa, perchè‚ c’è bisogno di una lingua unificante e seppur candidata in una lista che addirittura chiede l’elezione diretta del Presidente dell’UE non sai dirci in che lingua si debba fare campagna elettorale!!??
Sull’esperanto poi dici che non va bene, che ha fallito (ma quando mai è stato provato, in questo modo ha fallito pure l’antiproibizionismo) ma non ci dici perchè‚.
Anzi ti ‘attacchi’ alla storia degli accenti.
Cos’è questo se non un attegiamento pregiudiziale, per non dire ideologico?
Io non sono un linguista e non entro nel merito, ma certo leggo ogni giorno mail in esperanto e che sia di una facilità imbarazzante è indiscutibile.
La storia di internet è una bufala: intanto perchè‚ con XML i siti supportano qualsiasi cosa, persino i simboli matematici più complessi, figurati due accentini circonflessi (esistono anche in francese e nelle lingue slave, non mi pare abbiano difficoltà a pubblicare siti in quelle lingue).
Anzi ormai MS supporta persino l’islandese, che di simboli "strani" non difetta…
Poi è chiaro che se deve diventare una lingua Europea sarà possibile un aggiornamento di questa lingua su elementi minori quali quelli che dici tu, essendo passato oltre un secolo da quando è nata.
Il primo ad esserne consapevole era Zamenhof, figurati noi!
Lapo

Giorgio Pagano
(5 December 2000 21:29)

La Multipla e l’Esperanto

Dopo che Maria Brambilla aveva scritto che l’esperanto è come la Fiat Multipla "intelligente, funzionale e spaventosamente brutta", oggi sono stato a vedere se il paragone reggeva.
Sono andato da un concessionario Fiat a vedermi non tanto se la Multipla fosse brutta (essendo l’ida di bellezza estremamente personale e variabile nel/i tempo/i) quanto se fosse "intelligente e funzionale".

Bene mi ci sono semplicemente seduto dentro ed ho scoperto che ha il volante fuori asse di oltre 5 cm. Ossia chi guida questa macchina è obbligato, per tenere gli occhi dritto di fronte a sè, ad esercitare una doppia torsione della spina dorsale: la parte bassa verso destra e la parte alta a sinistra. E le braccia sul volante saranno: la destra piegata e la sinistra allungata…

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