QZone, il Facebook cinese che fa paura a Zuckerberg

L’incognita è il futuro, con i più giovani attratti da nuove piattaforme e il copia e incolla da Twitter che denuncia una mancanza di idee nuove e originali. Ma oggi Facebook non ha rivali: nella graduatoria stilata da Vincenzo Cosenza di Blogmeter basandosi sugli utenti attivi mensilmente sui social network, la creatura di Mark Zuckerberg svetta prepotentemente con 1,2 miliardi. Un risultato che non sorprende, in attesa di vedere se Menlo Park sarà in grado di confermarsi piattaforma di riferimento anche nei prossimi anni, quando a dettare legge saranno soprattutto gli schermi mobili.

A destare curiosità è il nome sul secondo gradino del podio: QZone con la bellezza di 623,3 milioni di iscritti attivi. Alla maggior parte degli occidentali non dirà niente, trattandosi di una piattaforma disponibile solo in cinese. Nata nel 2005, è parte del colosso Tencent. Il gruppo è lo stesso a cui fa capo Weibo, una sorta di clone cinese di Twitter in terza posizione con 220 milioni di utenti. Calcolatrice alla mano, il gigante orientale è sempre più vicino al testa a testa con Facebook. Se aggiungiamo i 270 milioni di utenti dell’applicazione WeChat, altro prodotto vincente degli asiatici , e mettiamo nel totale di Facebook i 150 milioni del suo Instagram la sfida si fa avvincente e vira con decisione su tablet e smartphone. QZone deve già parte del suo successo agli schermi mobili, e all’intuizione che ha portato nel 2010 alla realizzazione di un’applicazione dotata di filtri e registrazioni audio per le fotografie.

Il ritocco degli scatti è una funzione di cui difficilmente oggi pensiamo di poter fare a meno, ma quattro anni fa Instagram, precursore dalle nostre parti, era giusto giusto in rampa di lancio. La parte audio soddisfa una pratica particolarmente in voga in Asia, come ha spiegato a TechCrunch il presidente di Tencent Dowson Tong: personalizzare le foto con messaggi vocali.

Costola mobile a parte, cos’è QZone? Nel 2005 è nato come una piattaforma di blog, come ce ne sono a manciate in tutto il mondo. Nel corso degli anni ha intercettato il bisogno di socializzare (online) degli utenti legando i blog agli account del programma di instant messaging QQ. Ne è venuto fuori una sorta di MySpace collegato a Msn, per capirci. A differenza di Facebook, QZone ha preferito creare un’ambiente meno aperto non concedendo la possibilità di vedere chi sono gli amici degli amici. Per aggiungere qualcuno alla propria rete bisogna quindi per forza di cose cercare il suo nome. “In questo modo si aggiungono persone con cui si vuole davvero condividere gli aggiornamenti”, ha aggiunto Tong. Una scelta coraggiosa agli albori dell’ossessione da condivisione, ma sicuramente vincente se la si guarda dal punto di vista odierno: non sono solo i numeri ad aver dato ragione a QZone, ma anche un ritorno generale alle comunicazioni dirette che ha decretato il successo dei vari WhatsApp e WeChat, ha portato i vari Twitter e Instagram a dare valore agli scambi privati e ha reso Snapchat uno dei bocconcini più prelibati del momento. Se la ricetta per il piatto social perfetto si basa sulla giusta dose di ingredienti di condivisione pubblica e gestione dei rapporti più stretti, l ‘ecosistema cinese guarda la Silicon Valley senza timore alcuno nella sfida per conquistare il mondo (social).

Martina Pennisi

QZone, il Facebook cinese che fa paura a Zuckerberg

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