Il Manifesto del 30 ottobre 2004
EUROPA
Quale Costituzione?
Il movimento: apriamo un processo dal basso per una vera Carta europea
CARLA CASALINI
In una sede europea, ma quella del parlamento, l'assemblea organizzata ieri pomeriggio dal Movimento federalista europeo e dal Forum per la democrazia costituzionale, ha discusso di come dare corpo a una Costituzione europea, convenendo che quella di carta firmata a poca distanza nel centro di Roma dai governi nazionali, non lo è. O meglio <<è un trattato dei governi, privo dell'adesione della gente e della storia dei popoli>> che disegna un'Europa <<che non ci corrisponde perché noi vogliamo un'Europa di pace>>: Raffaella Bolini, della presidenza dell'Arci, ha posto il tema riecheggiato nelle parole de tutti i partecipanti, di associazioni e movimenti, di sindacati di partiti. Nei primi interventi, Vittorio Agnoletto ha proiettato la pace anche in chiave italiana - Berlusconi che vuole togliere dal Patto di stabilità <<le spese militari, non certo le spese sociali>> - per introdurre alle altre questioni cardine del dibattito sul Trattato costituzionale europeo: dove lavoro e diritti sociali sono subordinati alle <<necessità>> della concorrenza di mercato, dove la <<cittadinanza>> è preclusa ai migranti pur <<residenti sul territorio europeo>>. Tra i giuristi Umberto Allegretti si è espresso per un <<sì molto critico>> al Trattato. Così <<critico>> che i suoi no: al <<deficit democratico>>, al <<deficit sociale>>, alla <<politica estera>> che non solo costruisce il riarmo ma anche nella <<cooperazione internazionale>> segna un pesante deficit rispetto <<alle diseguaglianze di ricchezza nel globo, al rapporto Nord-Sud. Non bilanciano i <<sì>> in favore della Carta dei diritti fondamentali - <<buona anche se non vanno i passaggi su impresa e proprietà, né il sottomettere tutto agli Stati nazionali senza provare a creare una dialettica>>. Decisamente più benevolo con il Trattato Papi Bronzini, singolarmente fiducioso che cambierà le cose il protagonismo dei giudici e dei tribunali.
Più possibilista anche Monica Frassoni della presidenza dei Verdi europei, che però concorda – <<questa non è una costituzione né nel metodo né nei contenuti>> - con l'invito di Allegretti: <<Il testo firmato oggi dai contenuti>> governi è frutto di tanta fatica e compromessi, e l'ostilità degli Usa, ma certo non è una costituzione: dobbiamo chiamarlo Trattato di Roma>>. In molti perciò sostengono che il compito ora è <<aprire un processo differente dal basso>> per giungere a una Costituzione europea. Ma da Rifondazione Gennaro Migliore e Roberto Musacchio segnalano, contro facili ottimismi: <<questo trattato contraddice proprio la possibilità di aprire un processo>>. Luciano Muhlbauer, del Sincobas, traccia la via impegnativa per tentare qualunque <<processo dal basso>>, concordando obiettivi precisi per campagne capaci di incidere. Insiste sul <<cardine liberista>> della carta, che cambia <<modello>> per l'Europa. <<Liberista e patriarcale>>, rimarca Imma Barbarossa. E per Attac Marco Bersani segnala che forse proprio su questo punto <<non si è d'accordo fino in fondo>>. Alessandra Mecozzi, per la Fiom nazionale, riconnette il legame tra <<liberismo>> e guerra, <<riarmo>>, e articolando la ferma critica del suo sindacato si sofferma sui diritti del lavoro sviliti da questa Carta, ma <<già sotto attacco>>, nei contesti nazionali e dalle direttive della Commissione europea, come quella sull'orario o la Blkenstein sulla privatizzazione dei servizi sociali.
Per la Cgil è Gianfranco Benzi a ritornare, a proposito degli obiettivi da porsi, sulla scarsa inefficacia fin qui dei movimenti, dei sindacati, rispetto alla costruzione europea, per riflettere sugli obiettivi: <<La nostra discussione ci scopre in ritardo nell'intercettare i processi sociali. Ci ha visti troppo autoreferenziali, incapaci di coinvolgere la nostra stessa gente. E' un deficit democratico che ci interroga, come sindacati, come movimenti>>.
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EUROPA
Quale Costituzione?
Il movimento: apriamo un processo dal basso per una vera Carta europea
CARLA CASALINI
In una sede europea, ma quella del parlamento, l'assemblea organizzata ieri pomeriggio dal Movimento federalista europeo e dal Forum per la democrazia costituzionale, ha discusso di come dare corpo a una Costituzione europea, convenendo che quella di carta firmata a poca distanza nel centro di Roma dai governi nazionali, non lo è. O meglio <<è un trattato dei governi, privo dell'adesione della gente e della storia dei popoli>> che disegna un'Europa <<che non ci corrisponde perché noi vogliamo un'Europa di pace>>: Raffaella Bolini, della presidenza dell'Arci, ha posto il tema riecheggiato nelle parole de tutti i partecipanti, di associazioni e movimenti, di sindacati di partiti. Nei primi interventi, Vittorio Agnoletto ha proiettato la pace anche in chiave italiana - Berlusconi che vuole togliere dal Patto di stabilità <<le spese militari, non certo le spese sociali>> - per introdurre alle altre questioni cardine del dibattito sul Trattato costituzionale europeo: dove lavoro e diritti sociali sono subordinati alle <<necessità>> della concorrenza di mercato, dove la <<cittadinanza>> è preclusa ai migranti pur <<residenti sul territorio europeo>>. Tra i giuristi Umberto Allegretti si è espresso per un <<sì molto critico>> al Trattato. Così <<critico>> che i suoi no: al <<deficit democratico>>, al <<deficit sociale>>, alla <<politica estera>> che non solo costruisce il riarmo ma anche nella <<cooperazione internazionale>> segna un pesante deficit rispetto <<alle diseguaglianze di ricchezza nel globo, al rapporto Nord-Sud. Non bilanciano i <<sì>> in favore della Carta dei diritti fondamentali - <<buona anche se non vanno i passaggi su impresa e proprietà, né il sottomettere tutto agli Stati nazionali senza provare a creare una dialettica>>. Decisamente più benevolo con il Trattato Papi Bronzini, singolarmente fiducioso che cambierà le cose il protagonismo dei giudici e dei tribunali.
Più possibilista anche Monica Frassoni della presidenza dei Verdi europei, che però concorda – <<questa non è una costituzione né nel metodo né nei contenuti>> - con l'invito di Allegretti: <<Il testo firmato oggi dai contenuti>> governi è frutto di tanta fatica e compromessi, e l'ostilità degli Usa, ma certo non è una costituzione: dobbiamo chiamarlo Trattato di Roma>>. In molti perciò sostengono che il compito ora è <<aprire un processo differente dal basso>> per giungere a una Costituzione europea. Ma da Rifondazione Gennaro Migliore e Roberto Musacchio segnalano, contro facili ottimismi: <<questo trattato contraddice proprio la possibilità di aprire un processo>>. Luciano Muhlbauer, del Sincobas, traccia la via impegnativa per tentare qualunque <<processo dal basso>>, concordando obiettivi precisi per campagne capaci di incidere. Insiste sul <<cardine liberista>> della carta, che cambia <<modello>> per l'Europa. <<Liberista e patriarcale>>, rimarca Imma Barbarossa. E per Attac Marco Bersani segnala che forse proprio su questo punto <<non si è d'accordo fino in fondo>>. Alessandra Mecozzi, per la Fiom nazionale, riconnette il legame tra <<liberismo>> e guerra, <<riarmo>>, e articolando la ferma critica del suo sindacato si sofferma sui diritti del lavoro sviliti da questa Carta, ma <<già sotto attacco>>, nei contesti nazionali e dalle direttive della Commissione europea, come quella sull'orario o la Blkenstein sulla privatizzazione dei servizi sociali.
Per la Cgil è Gianfranco Benzi a ritornare, a proposito degli obiettivi da porsi, sulla scarsa inefficacia fin qui dei movimenti, dei sindacati, rispetto alla costruzione europea, per riflettere sugli obiettivi: <<La nostra discussione ci scopre in ritardo nell'intercettare i processi sociali. Ci ha visti troppo autoreferenziali, incapaci di coinvolgere la nostra stessa gente. E' un deficit democratico che ci interroga, come sindacati, come movimenti>>.










