Qualche passo avanti è stato fatto

In occasione del centocinquantesimo anniversario della sua fondazione, il quotidiano La Nazione pubblica alcuni articoli che fotografano quanti e com’eravamo nel regno d’Italia: grande è la mancanza di alfabetizzazione, mentre è però abolita la pena di morte

Marzo 1865

Siamo un popolo di analfabeti…

Le statistiche forniscono le cifre sul grado di alfabetizzazione degli italiani. Firenze è diventata capitale e La Nazione scopre che anche in Toscana le cose vanno malissimo e gli analfabeti sono all’incirca il 70 per cento.

Numero degli analfabeti

In tutto il Regno sono analfabeti 7,889238 maschi, 9,10463 femmine, cioè un totale di 16,999701 analfabeti su una popolazione di 21,977334 abitanti.

Sopra mille abitanti, in tutto il Regno, sanno leggere e scrivere 240, 76 maschi e 115, 87 femmine, il resto o è completamente analfabeta, o sa a mala pena fare il suo nome e compitare qualche parola stampata.

Dai citati quadri apparisce che il Piemonte e la Lombardia sono le due province più istruite, o diremo più propriamente, meno ignoranti del Regno, benché gli analfabeti ci siano nella proporzione del 60 per cento! In Toscana questa desolante proporzione s’aumenta fino quasi all’80 per cento!

E andiamo poi a menar vanto di civiltà e d’istruzione! Le cifre sono là e parlano chiaro.

E pensare che nel regno d’Italia vi sono 19 Università, che versano nel paese i dottori a palate! Abbiamo noi quasi il doppio d’Università della Germania, di quello stesso paese dove su cento abitanti vi sono tre analfabeti!

… ma intanto viene abolita la pena di morte

La Camera dei deputati cancellò ieri dal Codice penale, senza discussione, senza la solennità dell’appello nominale la pena di morte.

Non abbiamo bisogno di dire che noi, per parte nostra, approviamo e lodiamo siffatto voto, poiché i nostri antichi, immutati, tenaci convincimenti di questo subietto sono conosciuti. Noi plaudendo, non possiamo dimenticare che l’abolizione della pena di morte segnò per la Toscana i tempi più fausti del principato civile: che la restaurazione della pena di morte segnò i tempi funesti della reazione e del servaggio dopo il 1849: e che uno dei primi atti del governo chiamato a reggere provvisoriamente le sorti della provincia liberata e redenta, fu di abolirla di nuovo, gloriandosi che si era osato restituirla nel Codice, non si era osato applicarla, perché fra noi la civiltà era stata più forte della scure del carnefice. (Da La Nazione del 30 novembre 1877).

(Dal supplemento a La Nazione, 31/1/2009).

[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00