Proverbi per tutti i gusti

Pronto il nuovo dizionario con 25.000 termini

Proverbi per tutti i gusti

Cento alla voce amore

di Giampiero Masieri

Alla voce amore ci sono un centinaio di proverbi. Uno dice: “Il primo amore è quello bello, l’ultimo è quello vero”. Purché arrivi, naturalmente. C’è chi lo aspetta da una vita e ancora non ne ha notizia. Si potrebbe tristemente aggiungere: campa cavallo.

Altro proverbio: “L’amore fa passare il tempo, e il tempo l’amore”. Ma non l’ultimo, sennò addio. Ancora: “Amore, tosse e pancetta non si celano dovunque li si metta”. Sapevamo della tosse, la pancetta è ora un ingombro in più.

Tra amore e tantissime altre voci, il tempo, il lavoro, la moglie, la luna, le stelle, i sogni, i mestieri. Carlo Lapucci ha messo insieme la bellezza di venticinquemila proverbi, sistemati per sinonimi e contrari, in un dizionario di 1.400 pagine pubblicato da Le Monnier.

Il professor Lapucci, nato a Vicchio di Mugello, ma ormai da tanti anni fiorentino, si districa con immutabile passione tra letteratura e linguistica, tradizioni popolari e indovinelli, litanie e filastrocche.

Ha fatto anche il cacciatore di fiabe, instancabile viandante di altri tempi in cerca di storie, di leggende, di superstizioni e perfino di quelle fantasie che i vecchi si tramandavano a voce nelle campagne.

Trentacinque anni di lavoro, intramezzati da studi, lezioni, volumi di versi e di prosa, nonché da trasmissioni per Rai Due, gli sono occorsi per mettere insieme quest’opera, madre eccelsa di altre pubblicazioni di Lapucci, dal “Dizionario dei modi di dire” (Editrice Lamartina) a “I proverbi dei mesi”, raccolti con la moglie Anna Antoni, senese di Montepulciano, e pubblicati dall’editore Cappelli nel ’75.

“Fu esattamente quel libro”, racconta Lapucci, “a farmi intravedere la possibilità di scrivere quel dizionario. E’ chiaro che nel frattempo ho fatto molti articoli specifici. Oltre a tutto era indispensabile lo studio di proverbi dialettali e proverbi stranieri, la loro storia e la loro interpretazione. E’ stata una navigazione appassionante e non facile, definiamola così. E’ che all’inizio una visione unitaria era necessaria, magari per discuterla e forse addirittura contrastarla. Ho lavorato fino all’ultimo senza editore, che poi per fortuna è arrivato e al quale ho presentato un testo già elaborato da considerare insieme”.

Su quali basi Lapucci abbia proceduto in questi trent’anni, lo racconta così: “So tutto. Ho lavorato su tutto, manuali di agricoltura, almanacchi, calendari, testi religiosi, liturgia, testi classici. Per non parlare delle lingue neolitiche, corredi enormi di proverbi.

Dapprincipio avevo uno schedario, scritto rigorosamente a mano. Con l’avanzare della tecnologia ho riversato tutto sul computer”.

Quale sia stato l’aspetto più difficile lo spiega con queste parole: “La struttura. Perché? Perché il proverbio è sfuggente, dice una cosa e ne significa un’altra. Faccio un esempio: se la parola è gatto, l’argomento è furbizia. In più, con la sinonimia i proverbi si chiamano l’uno con l’altro. Per studiare i proverbi occorre addentrarsi in un’infinità di argomenti, perché i proverbi si occupano di tutto e naturalmente bisogna sempre tener d’occhio i classici, da Teofrasto a Dante”. Qualche altro esempio per chiudere: “In cent’anni e cento mesi, torna l’acqua ai suoi paesi”. Idea ciclica della vita. Ancora: “Il tempo va al trotto, quello felice al galoppo”. C’è anche un monito per una certa categoria di genitori, quelli che contano molto. Il senso è questo: illustri babbi, non continuate a dominare e a prevaricare i figli per tutta la vita, pur bravi, specchiati e autorevoli che siate. Lasciateli vivere, non metteteli in croce.

(Da La Nazione, 9/7/2006).

[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00