Prove di italiano per la concessione della cittadinanza

Il rettore di Perugia

“Prova d’italiano?

All’Università”

di Alessia Rastelli

“Subordinare la concessione della cittadinanza alla padronanza dell’italiano è un passo importante, ma deve essere fatto in sinergia con gli atenei”. La pensa così il rettore dell’Università per stranieri di Perugia, Stefania Giannini, a proposito del disegno di legge approvato l’altro ieri dal governo. “Se introdurre la prova d’italiano significa riconoscere il valore della lingua come diritto umano fondamentale e strumento di partecipazione alla vita civile – spiega infatti il rettore – verificare la conoscenza di una lingua non materna è però una questione delicata sulla quale, per ora, il governo non ha fornito indicazioni sufficienti”. Qualche spunto però lo lancia la Giannini stessa: perché i metodi siano specialistici e scientifici la verifica dovrà avvenire all’interno delle Università. “E per fortuna – aggiunge – in Italia ce ne sono di già attrezzate. Basta pensare a Roma Tre e a quelle per stranieri di Perugia e Siena che adottano strumenti di valutazione adeguati a quelli del Consiglio europeo”. Secondo il rettore sarebbe poi opportuno anche il coinvolgimento dei centri territoriali in cui si tengono i corsi di italiano per stranieri e una politica di integrazione linguistica “che punti non solo a valutare ma anche a formare e preparare”. La Giannini si augura così che i prossimi ministri a essere chiamati in causa, oltre a Giuliano Amato, siano quello dell’Istruzione Giuseppe Fioroni e quello dell’Università Fabio Mussi.

(Dal Corriere della Sera, 6/8/2006).

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  • Il rettore di Perugia

    “Prova d’italiano?

    All’Università”

    di Alessia Rastelli

    “Subordinare la concessione della cittadinanza alla padronanza dell’italiano è un passo importante, ma deve essere fatto in sinergia con gli atenei”. La pensa così il rettore dell’Università per stranieri di Perugia, Stefania Giannini, a proposito del disegno di legge approvato l’altro ieri dal governo. “Se introdurre la prova d’italiano significa riconoscere il valore della lingua come diritto umano fondamentale e strumento di partecipazione alla vita civile – spiega infatti il rettore – verificare la conoscenza di una lingua non materna è però una questione delicata sulla quale, per ora, il governo non ha fornito indicazioni sufficienti”. Qualche spunto però lo lancia la Giannini stessa: perché i metodi siano specialistici e scientifici la verifica dovrà avvenire all’interno delle Università. “E per fortuna – aggiunge – in Italia ce ne sono di già attrezzate. Basta pensare a Roma Tre e a quelle per stranieri di Perugia e Siena che adottano strumenti di valutazione adeguati a quelli del Consiglio europeo”. Secondo il rettore sarebbe poi opportuno anche il coinvolgimento dei centri territoriali in cui si tengono i corsi di italiano per stranieri e una politica di integrazione linguistica “che punti non solo a valutare ma anche a formare e preparare”. La Giannini si augura così che i prossimi ministri a essere chiamati in causa, oltre a Giuliano Amato, siano quello dell’Istruzione Giuseppe Fioroni e quello dell’Università Fabio Mussi.

    (Dal Corriere della Sera, 6/8/2006).

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