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Che la cultura di un popolo sia indissolubilmente legata alla sua lingua, per l’Italia è quanto di più evidente ci sia, considerata la sua origine legata ad un poeta, il Sommo Poeta che ne aveva delineati persino i confini. Come questa cultura fosse, proprio per la sua opera somma, la Divina Commedia, legata ad un immaginario cultural-religioso è un fatto altrettanto evidente. Che questo legame abbia consentito all’architettura ed all’arte italiana di raggiungere vette altissime, che portano a stimarne il patrimonio artistico-culturale per il 65% del mondo è, anch’esso, fatto acclarato.
Anche gli imperialisti anglosassoni hanno capito l’importanza della lingua per la loro nazione ma per asservire gli altri popoli. Hanno scoperto che derubare gli altri popoli non più del loro oro/materie prime ma della materia grigia di essi gli rendeva molto di più e con menop rischi. Spiega Churchill in dialogo con Roosevelt il 6 settembre 1943 ad Harvard come realizzare l’Impero Anglofono della Mente: «Dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente. […] In tal modo noi ovunque andremo nel mondo saremo come a casa nostra».
La sfida, e non da oggi, è quindi quella di una cultura italiana come “araba fenice” che risorge dalla proprie ceneri, divenendo ciò che è, e che, chi ha governato il Paese in questi oltre 70 anni di Sfascismo, non gli ha consentito di essere: una super potenza culturale. Tanto più che non solo la lingua inglese non è più lingua comunitaria dopo la Brexit – come hanno spiegato la Hubner e lo stesso Juncker – ma che l’italiano è oggi la terza lingua d’Europa.
In questo pamphlet-manifesto c’è il necessario “che fare” per realizzare tale obiettivo, nella sostanza un vero e proprio programma politico-culturale e di governo a tutto tondo: dal Paese all’Europa, dall’Europa alle Nazioni Unite. Già pronto in formato A4 anche per stamparselo.

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