Popoli Indigeni: e gli Obiettivi del Millennio?

Leggendo l'articolo di Victoria Tauli-Corpuz, del Forum Permanente dei Popoli Indigeni, sul legame che intercorre tra gli 8 Obiettivi che le Nazioni Unite hanno posto come traguardo per il 2015 e i Popoli Indigeni, appare sempre più evidente quanto la realtà indigena sia stata vista come secondaria nel raggiungimento degli Obiettivi del Millennio. Il fatto che non si sia mai effettivamente chiarito, a livello nominale, quali siano le collettività coinvolte nei programmi di sviluppo e nelle linee programmatiche degli obiettivi, rende fondamentale una chiara difesa dei diritti dei popoli indigeni che rischiano in tal modo di vedere considerate in una maniera non rispettosa le loro caratteristiche peculiari.
5000 comunità sparse per tutto il Pianeta; 370 milioni circa di persone che devono essere riconosciute come parte di collettività indigene; 70 Paesi coinvolti. Questo riconoscimento permetterebbe anche a livello giuridico di trattare certe problematiche con maggiore consapevolezza, usando il concetto di “universale” come strettamente connesso al termine “coinvolgimento”.
I popoli indigeni interessati dalle politiche relative allo sviluppo, ma privati delle loro caratteristiche intrinseche, come ad esempio il diritto alla terra ancestrale, all'essere identificati come collettività, a preservare la loro lingua, le loro tradizioni, le loro culture, il loro mondo simbolico non traducibile in termini “occidentali”, andrebbero a comporre “la moltitudine di gente che vive in condizioni di povertà”. E basta.
La Corpuz critica l'impostazione degli obiettivi e sottolinea come troppo spesso si sia dimenticato che, ad esempio, il perseguimento di giuste politiche ambientali, utili all'umanità, vada a discapito delle collettività indigene. Le risorse naturali sono nutrimento e simbolo. I popoli indigeni spostati dai loro luoghi ancestrali, perdono l'essenza prima del loro esistere. Lontano dalle loro terre dimenticano quello che sono. Per scampare dalla povertà lasciano da parte valori preponderanti quali quelli della terra e della lingua. Il simbolismo e la cultura.
Preservare le loro identità significa allora compiere un lavoro di coerenza ed efficacia che abbia un doppio risvolto: lasciare integre le culture e le tradizioni locali da una parte e dall'altra rendere efficaci politiche universali che possano attivamente utilizzare le positive conoscenze delle comunità locali.

Credo quindi che nel perseguimento degli 8 obiettivi si debba tenere a mente che se è vero che l'umanità è composta da individui che, di fronte alla povertà, sono e devono essere tutti ugualmente trattati, gli individui compongono comunità, gruppi e nazioni. Dunque la previa contemplazione di criteri che risaltino l'aspetto collettivo dei referenti, risulta sempre più necessaria. Non farlo significa dimenticare per strada elementi fondamentali che compongono l'ambiente umano mondiale.
I popoli indigeni riconoscono primariariamente i gruppi e si relazionano in quanto collettività ben definite e separate, differenti dalla collettività “nazione”. Comunitarismo e nazionalismo sono due diversi ma validi parametri. Contemplare approcci diversi, uscendo anche dalle linee programmatiche preimpostate e utilizzare nell'ambito di politiche internazionali di sviluppo, permetterebbe di non dimenticare l'eterogenità che contraddistingue il nostro Pianeta e di risaltare positivamente l'importanza del concetto di “differenza”.
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