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PoliMi università non più italiana, Rettrice:«Estenderemo i corsi in lingua anche alle triennali»

Inglese, donne e ricerca la forza del Politecnico

L’ateneo primo in Italia. La rettrice: «Estenderemo i corsi in lingua anche alle triennali. I datori di lavoro sempre entusiasti dei nostri laureati»

Intervista di Massimo Sanvito a Donatella Sciuto. Libero, 6 giugno 2024

Rettrice, mai un’università italiana era arrivata così in alto. Qual è il segreto del successo?
«Abbiamo incrementato la nostra reputazione accademica grazie alla ricerca e alle reti internazionali. I datori di lavoro danno sempre giudizi molto positivi sui nostri laureati, perché formiamo ingegneri, architetti e designer di pregio. Gli studenti del Politecnico, quando si iscrivono qui, sanno che devono impegnarsi parecchio. E i risultati sono ottimi».

Donatella Sciuto, una laurea in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano, un dottorato in ingegneria elettrica e informatica all’Università del Colorado-Boulder e un Master in Business Administration all’Università Bocconi, l’anno scorso è stata eletta rettrice del più antico ateneo milanese.
La prima donna nella storia. Dopo una carriera cominciata come ricercatrice all’Università di Brescia e proseguita come docente, prima professore associato e poi ordinario al Politecnico. Che è diventato la sua seconda casa: vice-rettore nel 2010 e vice-rettore esecutivo nel 2015. Dunque rettrice per il quinquennio che si chiuderà nel 2028.
Con lei al comando, il Poli continua la sua scalata nella classifica QS, ovvero Quacquarelli Symonds, che ha pubblicato la ventunesima edizione del QS World University Rankings 2025. Il gotha delle migliori università del pianeta. Quest’anno si è classificato 111esimo su 1.503 atenei, entrando nel “top 8 per cento” mondiale. Il miglior risultato di sempre per un’università italiana. Nella classifica dei migliori corsi di laurea pubblicata sempre da Qs, qualche mese fa, il Politecnico era fra le prime dieci al mondo sia in architettura e in design che in ingegneria meccanica e aeronautica.

LE QUOTE ROSA DELL’UNIVERSITÀ
Ad architettura e design le donne sono il 60%;
a ingegneria una su quattro

A numeri di studentesse com e siete messi?
«Nelle facoltà di architettura e design sono la maggioranza: il 60 per cento. Mentre in quelle di ingegneria siamo in media con gli altri Paesi: circa il 25 per cento di studentesse sul totale. Poi, certo, i numeri sono diversificati in base ai diversi indirizzi. A ingegneria biomedica c’è la parità dei sessi, mentre a ingegneria meccanica le donne sono solo il 10 per cento».

I progetti per il futuro?
«Vogliamo cercare di internazionalizzare le lauree triennali così come già funziona con le magistrali che si possono sostenere anche in inglese. Il 30 per cento di stranieri che frequenta il Politecnico, infatti, è racchiuso solo nelle magistrali. È chiaro che se le triennali sono solo in italiano diventa difficile attrarre studenti provenienti da altri Paesi. Considerato anche il calo demografico nel medio termine l’offerta formativa va allargata ai corsi in lingua inglese. Poi ci sarà l’espansione del Politecnico nella “Goccia” di Bovisa, grazie al progetto di Renzo Piano, per cui stiamo lavorando sui gasometri: sarà luogo per start up, più residenze per studenti e più aule».

UN ATENEO INTERNAZIONALE
Nelle lauree magistrali il 30% degli studenti è straniero:
si può crescere ancora

Dell’intifada studentesca in tenda che idea si è fatta?
«Da noi non hanno occupato nessuno spazio interno ma solo all’esterno della sede di Leonardo. In Bovisa nulla. Dunque, al momento, nessun particolare problema. I ragazzi hanno tutto il diritto di manifestare se rispettano il lavoro che viene svolto dalle persone. Certamente siamo tutti preoccupati dell’andamento della guerra, soprattutto per le sorti dei civili colpiti. Da entrambe le parti c’è un’escalation di violenza che non porta a soluzioni di pace ma a violazioni dei diritti umani. Siamo però contrari ai boicottaggi degli accordi in essere con le università israeliane».

Il Politecnico di Milano quali tipi di accordi ha?
«Abbiamo accordi sui programmi erasmus. Si tratta di uno scambio di studenti con università israeliane: quasi tutti iscritti ad architettura e design. Dunque la filiera bellica non c’entra nulla. I numeri, inoltre, sono ridotti: parliamo di meno di dieci studenti all’anno. Al Politecnico ci sono sia studenti israeliani che studenti palestinesi…».

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