di Leonardo Maisano
Aumentano gli stranieri, calano gli inglesi. Parliamo di lavoratori, tema bollente dopo le scorribande del Lincolnshire che hanno visto il braccio di ferro anglo-italiano nella raffineria Total di Lindsey. Ad annunciare il restringersi della “quota di nativi”, per rimanere con un linguaggio sul filo del razzismo, e a denunciare l'espandersi di quella di non britannici è stato l'ufficio di statistica che per la prima volta ha rivelato il passaporto dei neoimpiegati. Nell'ultimo anno i lavoratori stranieri in Gran Bretagna sono aumentati di 175mila unità, quelli britannici sono invece diminuti di 234mila. Il volume totale è l'uno una frazione dell'altro, ovviamente: 27milioni di inglesi contro 2,4 milioni di lavoratori provenienti dal resto del mondo. L'ufficio nazionale di statistica scandinava i dati – per la prima volta completi di riferimenti sulla nazionalità, mentre a Statyhorpe in Nottinghamshire continuava la protesta contro i lavoratori stranieri, mentre nell'Isle of Grain, in Kent, si ordinavano nuovi picchetti. Per questo la reazione del Governo è stata acidissima. I ministri hanno accusato i responsabili del servizio di statistica di aver agito deliberatamente, con un atto politico, per creare imbarazzo a Gordon Browm autore dello sfortunato slogan, “Posti di lavoro inglesi per lavoratori inglesi”, oggi parola d'ordine della protesta. “Aver evidenziato per la prima volta in un comunicato stampa – ha commentato un portavoce del Governo – la quota di lavoratori inglesi e non, ha l'obiettivo di mettere in difficoltà l'Esecutivo”. Ancora di più se si considera che il documento sottolinea che dal 1997, quando i laburisti hanno preso il potere, il numero di lavoratori nati all'estero è raddoppiato, mentre la quota inglese è cresciuta solo del 5 per cento. Indicazione approssimativa in quanto molte persone nate all'estero hanno poi preso la cittadinanza inglese. Ma sufficientemente imbarazzante per indurre G. Brown a un intervento ai Comuni. “Nonostante tutti i numeri messi in circolazione la percentuale di lavoratori senza passaporto inglese è l'8,5% mentre in Germania si ha il dato sulla disoccupazione da dove risulta che il 15% delle persone senza lavoro sono straniere. Il dibattito continua, quindi, ma soprattutto preoccupa. Keith Vaz, presidente della Commissione Interni è stato esplicito: “Informazioni del genere – ha detto – mettono a rischio la dimensione multiculturale della società inglese”. Un'accusa che implica una scelta politica da parte dell'ufficio di statistica che ha replicato, secco. “Nessuno ha influenzato la nostra decisione di pubblicare i dati. L'unico obiettivo è aiutare la pubblica opinione a capire evitando confusioni ed equivoci”. Una spiegazione che non ha placato gli animi in un Paese che scopre la tentazione protezionista dopo la lunga stagione ultra liberista.








